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Prato

Creaf, il giudice dice basta Dichiarato il fallimento

Creaf, il giudice dice basta Dichiarato il fallimento

Il Centro di ricerca e alta formazione ha bruciato oltre 20 milioni di euro e non ha mai funzionato: respinta la richiesta di concordato preventivo

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PRATO. Il Tribunale di Prato ha dichiarato il fallimento del Creaf, il Centro di ricerca e alta formazione di via Galcianese (partecipato dalla Provincia e dai Comuni) mai decollato nonostante i generosi finanziamenti pubblici di circa 22 milioni di euro, di cui restano solo le briciole. Il giudice Maria Novella Legnaioli (relatrice Raffaella Brogi), sciogliendo la riserva, ha dapprima respinto la richiesta di concordato, presentata in estate dal Creaf, e poi ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Lorenzo Boscagli e ha decretato il fallimento. Ai fini dell'inchiesta penale non cambia molto, visto che la Procura aveva già contestato agli ex amministratori del Creaf (Laura Calciolari, Daniele Panerati e Luca Rinfreschi) l'accusa di bancarotta societaria.

Sull'esito di questa vicenda ha pesato certamente il recente pronunciamento del Tar che ha accolto la richiesta della Regione di riavere indietro finanziamenti per oltre 9 milioni di euro (fondi dell'Unione europea). Il Creaf, che aveva chiesto il concordato preventivo, poteva mettere sul piatto solo l'immobile di via Galcianese, sul cui valore la stessa Procura ha espresso dubbi. Ora tutto passa nelle mani del curatore fallimentare Leonardo Castoldi, mentre la Procura prosegue le indagini sull'ipotesi della bancarotta societaria.

Nel decreto che respinge la richiesta di concordato preventivo il giudice fallimentare ripercorre la storia del Creaf dall’atto di costituzione nel 2005 fino ai giorni nostri, partendo dall’accordo di programma firmato dal Ministero dell’Economia e la Regione nel 2004, che prevedeva un investimento di 11 milioni e 950mila euro (in realtà nel buco nero del Creaf è finito quasi il doppio). Seguono una serie di decreti dirigenziali che dispongono finanziamenti per i tre lotti del progetto, due realizzati e il terzo ancora no. Il giudice sposa la tesi dei giudici amministrativi, secondo la quale i primi due lotti non hanno mai funzionato e dunque la Regione è legittimata a chiedere indietro tutti i finanziamenti.

La premessa fondamentale è che il Creaf viene giudicato in stato di insolvenza. Il professionista incaricato dalla società aveva prospettato quattro ipotesi di concordato con percentuali di risarcimento dei creditori chirografari oscillanti dal 22,35% al 68,32%. Nessuna di queste è stata ritenuta fattibile dal Tribunale. «Considerato che l’ammontare complessivo dei crediti vantati dalla Regione Toscana - scrive il giudice - sopravanza il valore dell’immobile così come indicato nella perizia giurata e che, pertanto, in mancanza di ulteriori risorse non è possibile assicurare il pagamento del 20% dei creditori chirografari, il piano concordatario deve considerarsi giuridicamente non fattibile». È l’epitaffio di un’avventura cominciata male e finita anche peggio.

Paolo Nencioni

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