Il Tirreno

Prato

Nasce Manifattura democratica e guarda al 2018

Nasce Manifattura democratica e guarda al 2018

Associazione-pensatoio presieduta da Jonathan Targetti aperta alla città e alle idee, critica verso l’establishment

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PRATO. Si chiama “Manifattura democratica” ed è una nuova associazione politico-culturale, il cui battesimo pubblico è fissato per il 5 febbraio prossimo nel Chiesino di San Giovanni alle 17,30 con “Prato, una visione condivisa” (Giampiero Nigro, Sara Iacopini e Valerio Barberis).

Quindici i promotori (Nicola Ciolini, Mauro Vannoni, Filippo De Rienzo, Francesca Sbragia, Simone Frosini, Filippo Bressan, Elisabetta Guarducci, Ilaria Franchi, Federico Brilli, Massimiliano Bondi, Mattia Ciatti, Ermal Qose, Greta Beccaglia, Niccolò Tempestini, Francesca Palmese), uno il presidente, Jonathan Targetti, ex blogger, tesserato Pd, un lavoro nel settore fashion del vintage militare

Perché la decisione di fondare un altro thik tank a Prato?

«Siamo un gruppo di persone, la buona parte sotto i quaranta anni, molti tra loro amici, che hanno iniziato a incontrarsi con regolarità alla fine del 2016, per affrontare e confrontarsi sui temi della città. Ci siamo resi conto di avere una sensazione comune: che Prato vaghi senza meta, senza un’idea forte condivisa che faccia da collante e da sprone. Da qui e dalla lettera di un libro datato 1994 “Prato, il distretto, la città, il futuro” (edizioni Pentalinea ndr) è nata l’idea dell’associazione. Un luogo delle idee, aperto a tutti, cittadini, associazioni, categorie economiche, comitati, partiti, dalla sinistra al centro, nel quale costruire un modello di società democratica».

Un obiettivo ambizioso, ma quella nella quale viviamo è già una società democratica.

«Sì certo, ma il senso è un altro. Senza ambiguità politiche, noi vogliamo tenere aperte tante porte, ma chiuderne due: il modello di società nazionalistico della Lega e la società che fa leva sul populismo dei 5 Stelle. Quello a cui noi ci rifacciamo, appunto, è un modello di società democratico possibilmente narrato con un linguaggio attuale e con un approccio nuovo ai problemi».

E’ un modo per criticare indirettamente il modello di governo della giunta Biffoni?

«Le idee, le proposte che nasceranno dalla Manifattura vorremmo che fossero di stimolo al lavoro dell’amministrazione comunale».

C’è già qualche suggerimento?

«E’ questione di prospettive e non certo delle scelte fatte in quest’ultima fase, ma l’esempio più calzante è l’investimento sul Pecci: 16 milioni di euro per raddoppiare un museo di arte contemporanea in una realtà industriale che negli stessi anni ha vissuto la sua fase più critica. Era la scelta giusta? Cosa si fa ora per il lavoro? Prato è diventata la città della moda, dove si riesce a produrre un capo finito partendo dalla pezza e a prezzi competitivi grazie anche alle imprese cinesi regolari. Non è un’occasione da sfruttare? Il Museo del Tessuto non va, non funziona e non lo farà finché non sarà trasformato nel museo della moda. Poi c’è la questione sicurezza. Manca un assessore che si occupi, durante tutte le ventiquattro ore della sua giornata, di fare da cinghia di trasmissione tra Comune, Prefettura e ministero».

A partire da lei, sono molti gli iscritti Pd, fondatori anche dell’associazione. Un modo per prendere le distanze dal partito?

«No, sono semplicemente cose diverse. Il Pd chiama a raccolta gli scritti, che sono 1600, in una sorta di Leopolda pratese fissata per 11 febbraio perché ha l’esigenza di ricompattare il partito dopo il referendum. Condivisibile. Noi ci rivolgiamo ai 190.000 cittadini di Prato e a tutte quelle persone di buon senso che hanno voglia di affrontare le questioni e di trasformare i problemi in opportunità».

La segreteria Pd funziona?

«La segreteria andava bene quando è stata nominata, oggi non è più attuale. Non è una critica è semplicemente uno sprone verso una rappresentanza più incisiva».

E con Adesso Prato, l’associazione renziana, che rapporti avete?

«Ottimi ci incontriamo, discutiamo e pensiamo di fare qualcosa assieme. Detto questo, rispetto al 2014 oggi politicamente siamo in un’altra era geologica».

Manifattura continuerà a discutere e basta?

«Per quest’anno sì, faremo le “spugne”, raccogliendo punti di vista e proposte. Nel 2018 avremmo l’ambizione di diventare classe dirigente e presentare le nostre proposte».

Cristina Orsini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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