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Prato

Crocifissione di Bellini «Tenerlo a Vicenza un atto illegittimo»

Crocifissione di Bellini «Tenerlo a Vicenza un atto illegittimo»

E’ l’opinione di Mauro Giovannelli degli “Amici dei musei” Il quadro è tra i più importanti della collezione Alberti

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PRATO. Dovrebbe essere questione di pochi mesi e le opere della galleria degli Alberti, ora a Vicenza, torneranno a Prato. Ma al momento non c'è incertezza sul ritorno dell'opera più importante, quella che comunemente viene chiamata la Crocifissione del Bellini e che in realtà si chiama "Crocifisso in un cimitero ebraico" dipinto, appunto, da Giovanni Bellini ai primi del 1500. Pare che la Soprintendenza per le province di Verona, Vicenza e Rovigo, poco dopo che il quadro fu portato dalla Popolare di Vicenza presso Palazzo Thiene (sede della banca) abbia apposto un vincolo territoriale su Vicenza a quell'opera. Da qui l'incertezza che il dipinto rientri in Toscana.

Ma facciamo un passo indietro quando a muoversi fu l'associazione "Amici dei musei" che presentò un ricorso al Tar dove si chiedeva alla Soprintendenza di Firenze di dare avvio al procedimento per dichiarare la collezione della Galleria degli Alberti come "bene culturale complessivamente protetto" e come bene "di interesse particolarmente importante a causa del suo riferimento alla storia politica, letteraria, dell'arte e della cultura e come testimonianza dell'identità della storia della città". La Soprintendenza si è messa in moto proprio per l'avvio delle procedure che tradotte in parole povere vogliono dire far rientrare i quadri a Prato. «Intanto è importante che la collezione torni a Prato - spiega l'avvocato Mauro Giovannelli dell'associazione Amici dei musei - Ma alla collezione deve essere apposto un vincolo giuridico da parte della Soprintendenza competente affinché le opere siano legate a Palazzo degli Alberti e al territorio. Un bel risultato ma non ancora sufficiente - aggiunge l'avvocato - perché adesso deve essere rivisto l'atto compilato dalla Soprintendenza di Vicenza che lega l'opera di Bellini a Vicenza. La Crocifissione è il quadro più importante della collezione e il provvedimento è illegittimo». Dal canto suo la Soprintendenza fiorentina è al lavoro per un vincolo pertinenziale su tutta la collezione degli Alberti, quella relativa al catalogo datato 2004 dove vi rientra anche il "Crocifisso in un cimitero ebraico".

Ma il dubbio sul suo rientro è stato annunciato nel corso della conferenza stampa di qualche giorno fa quando è stata resa nota la notizia che le opere ritornano a Prato. Non è da escludere che la vicenda finisca sul tavolo del ministero competente qualora non si trovi la soluzione che dalla Toscana è quella di riavere il Bellini opera che a pieno diritto rientra nella collezione (e che si trova in Toscana dalla fine del 1500). Un dipinto quello in questione che viene ritenuto fra i più importanti in assoluto. La tavola si è mantenuta in perfetto stato di conservazione e spicca la particolarità di come Giovanni Bellini abbia voluto rappresentare Cristo sulla croce. Non siamo sul Golgota, monte appena fuori Gerusalemme dove Gesù venne crocifisso, bensì in un cimitero con lapidi tombali recanti iscrizioni ebraiche. Doviziosi poi tutti i particolari a cominciare dalla vegetazione e dalla fauna che il pittore volle inserire all'interno del dipinto. Insolito, sullo fondo, dietro alla croce, si riconoscono edifici importanti della città veneta. Un capolavoro del Rinascimento dovuto alla mano di questo grande artista. Insieme alla Crocifissione dalla galleria degli Alberti la Popolare di Vicenza portò a Palazzo Thiene, fra le altre opere, la "Coronazione di spine" del Caravaggio e la "Madonna col bambino" di Filippo Lippi.

Azelio Biagioni

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