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Passaggi segreti e cunicoli, c'è una Prato nascosta che non ti aspetti
Una tesi di laurea svela l'esistenza di una rete sotterranea che metteva in comunicazione le torri e le case delle famiglie di una stessa consorteria. Risale ai secoli X-XIV, quando anche Prato era una "Manhattan medievale" Botole e gallerie sotto i palazzi di via Cairoli, di via Garibaldi e in piazza delle Carceri
PRATO. C’era una volta, e in parte c’è ancora, una Prato sotterranea fatta di cunicoli, grotte e passaggi segreti, quando nel Medioevo le alleanze di famiglie si contendevano il potere e, di frequente, si combattevano. Lo spiega Marta Accallai, storica dell’arte, in un articolo pubblicato sull’ultimo numero di “Prato Storia e Arte”, sintesi della sua tesi di laurea magistrale discussa nell’aprile scorso all’Università di Firenze.
L’articolo e la tesi sono dedicati alle “torri” di Prato, quella particolare forma abitativa che caratterizza le nostre città nell’età medievale di cui è notissimo esempio la superstite San Gimignano. E Prato doveva essere una di quelle “Manhattan medievali”, ben più grande di San Gimignano, se è vero che Accallai, nella sua ricerca, ha censito almeno un centinaio di torri all’interno delle mura tra XII e XIV secolo.
Ma torri a parte, la novità che emerge dallo studio di Accallai, corroborata da una serie di sopralluoghi che l’autrice ha fatto e documentato, è appunto l’esistenza di una estesa rete di passaggi segreti nel sottosuolo del centro storico che servivano perlopiù a mettere in comunicazione i nuclei abitativi delle famiglie tra loro alleate secondo gli schieramenti politici e di potere del tempo.
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Le torri. Accallai spiega nel suo articolo la reale funzione delle torri, impropriamente definite “case-torri”. Impropriamente, perché questi edifici svolgevano solo provvisoriamente una funzione abitativa nei momenti di conflitto e di emergenza.
La torre veniva eretta per motivi di prestigio e di difesa. Accanto si costruiva la vera e propria abitazione della famiglia, in genere a due piani, il primo piano “nobile” per abitazione e sotto i fondaci per i magazzini o le attività commerciali. Dietro la torre e la casa c’era una corte, con il pozzo per l’acqua, spesso gli animali e l’orto. Più che “case-torri”, dunque, bisognerebbe parlare di “case con torri”. E accanto ad ogni nucleo, altre abitazioni di famiglie appartenenti alla stessa “consorteria” per motivi di parentela o di alleanza politica. Le abitazioni erano collegate talvolta con passaggi in legno sopraelevati di cui restano alcune memorie in muratura, per esempio, nel vicolo dietro il Metastasio o nel vicolo Novellucci. La torre meglio conservata è quella degli Ammannati (la più antica, del XII sec.) all’angolo tra via Cairoli e via Pugliesi. E tanto per restare nelle vicinanze, resti ancora ben visibili di un'altra torre sono in via Pugliesi e due in via Garibaldi.
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I passaggi segreti. La scoperta è che al di sotto dell’attuale piano stradale esiste una rete di cunicoli che collegano le varie torri o altri edifici di rilievo della stessa epoca. Non si tratta solo di grotte destinate a magazzini per il vino e l’olio per le lucerne, ma di vere e proprie gallerie usate per spostarsi nel sottosuolo. Un esempio di passaggio segreto si vede nelle cantine di un edificio in via Cairoli 36 (famiglia Bresci). Il passaggio conduce fin quasi al centro di piazza delle Carceri in corrispondenza con un tombino sotto il quale si trova il cavedio (una corte interna) e un antico pozzo.
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Altri passaggi si trovano sempre in via Cairoli, sotto la Torre degli Ammannati, e in via Pugliesi 49, sotto Palazzo Franceschini. Un altro cunicolo è stato rintracciato in via Garibaldi 10, nell’ex negozio Panci. “I passaggi sotterranei collegavano tra loro le abitazioni delle famiglie alleate nelle stesse consorterie – dice Accallai - Quando si scatenavano le frequenti guerre tra opposte fazioni, i passaggi sopraelevati di legno venivano rimossi, si abbandonavano le abitazioni e ci si rifugiava nelle torri che venivano adibite a provvisorie abitazioni sistemando dei piani di legno poggiati su travi infilate nelle mura e si utilizzavano i cunicoli probabilmente per fuggire o per comunicare tra le case”.
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Del resto anche sotto la Chiesa delle Carceri ci sono i passaggi che collegavano le vecchie prigioni con il vicino Castello. “Non ho potuto vedere i dati relativi ai recenti scavi archeologici di piazza delle Carceri – spiega Marta Accallai – ma lo studio delle stratificazioni sulla base degli scavi di palazzo vescovile consente di ipotizzare che questa rete sotterranea sia stata realizzata nello stesso periodo storico, tra il X e il XIV secolo”.
“A Pistoia e Siena – prosegue l’autrice - questa rete sotterranea risale all’epoca romana e aveva la funzione di acquedotto. A Prato, dove c’erano le gore, i passaggi erano utilizzati soprattutto per mettere in comunicazione queste consorterie. Col tempo sono stati riempiti, per motivi di stabilità, di igiene e per la costruzione delle infrastrutture”.
La Prato del tempo. Due parole per ricordare le origini di Prato. Come confermano i rilievi aerofotogrammetrici e gli scavi, ci sono due zone più elevate rispetto al resto del centro storico: quella del Palazzo Vescovile e quella del Castello. La maggiore elevazione è il risultato di una serie più lunga nel tempo di edificazioni-abbattimenti-nuove edificazioni. In altre parole, le due zone corrispondono ai due nuclei abitativi più antichi da cui nacque Prato: Borgo al Cornio (l’attuale area di piazza Duomo) e l’area del Castello. I due abitati, già identificati in documenti successivi al Mille, crebbero in estensione fino a congiungersi in un solo abitato. Nel XII secolo nasce quindi la necessità di edificare una cinta muraria fortificata che racchiudesse questa unica realtà urbana denominata Prato. All’interno di quella cerchia di mura cominciarono a sorgere edifici abitativi di un certo rilievo e, appunto, le torri.
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