La protesta
La “Pedalina” meglio del pc
Prato, il tipografo Riccardo Bini ricorda con nostalgia il tempo quando per stampare si utilizzavano le lettere in piombo
PRATO. Su un lato del muro dove si trova la porta a vetri di via San Fabiano al civico 21 c'è una targa. Vi si legge "Tipografia F. Gori", dove la F. sta per Filiberto, il fondatore di quella storica ditta che va avanti dal 1958. Prima l'attività si trovava in piazza Ciardi, qualche anno dopo si spostò nell'attuale collocazione. Una tipografia di quelle che oggi non si vedono più, che conserva ancora le macchine per stampare di un tempo ed ancora perfettamente funzionanti anche se quasi tutto il lavoro adesso si fa al computer con le moderne stampanti. La tipografia da qualche anno è in mano alla signora Alessandra Gori, figlia di Filiberto, che prese le redini dell'attività alla morte del padre. Già da giovane la signora Gori stava in tipografia e insieme a lei quello che allora si chiamava il ragazzo di bottega. Era Riccardo Bini, prima suo fidanzato e poi marito.
Bini da diversi anni è in pensione ma è lui a farci da guida all'interno della tipografia. E' rimasto affezionato all'odore dell'inchiostro che si sprigionava quando stampava manifesti o locandine. Ha passato parte della sua vita lì dentro e conosce a memoria tutti i segreti di quelle macchine. Oggi questo lavoro è cambiato. «Un tempo fare il tipografo - ricorda Riccardo Bini - era un mestiere creativo e c'era soddisfazione. Oggi fa tutto il computer, non è più come quando eravamo noi ad impostare le scritte e tutto quello che sarebbe uscito dalle macchine da stampa». Quindi il signor Bini mostra l'ultima stanza della tipografia, quella dove si trovano i macchinari come la Pedalina, oppure quello per fare la piega a mano della carta, e poi la macchina per stampa in piano e quella per la stampa automatica e manuale, la fustellatrice e la "Heidelberg" che prende il nome dalla omonima località tedesca.
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«Sono tutte meccaniche - racconta Bini - e oserei direi indistruttibili. Funzionano ancore tutte a distanza di tanti anni». Bini rammenta quando in tipografia c'erano cinque operai e di come non sapevano come fare a evadere gli ordini tanto era alto il numero di clienti.
«La tipografia si occupava di commerciale - dice - quindi stampa di fatture, biglietti da visita, buste e carta intestata, ordini e blocchi commissioni. Oggi è cambiato questo lavoro e da pensionato provo nostalgia per quello che era il tipografo di un tempo, oggi non c'è paragone. Non mi darebbe soddisfazione. Era un lavoro manuale il nostro, all'interno di un telaio mettevamo lettera per lettera a formare le varie parole e si scriveva al rovescio per poi leggere nel verso giusto il testo una volta che l'inchiostro si imprimeva sulla carta». Tutte le lettere erano in piombo ancora oggi conservate in apposite cassettiere. Ma oltre a queste ci sono ancora le lettere di legno, più grandi, che servivano per i manifesti.
«L'idea della composizione era del tipografo - aggiunge Riccardo Bini - se c'era un marchio si riproduceva il cliché, poi si faceva la scritta e una volta pronto il tutto si mostrava la bozza al cliente che poteva chiedere alcune modifiche. Stampavamo al massimo in due colori che poi andavano lasciati asciugare ed era un lavoro che richiedeva più tempo rispetto ad oggi ma ripeto dietro c'era la creatività che oggi viene rimpiazzata dal pc». Qualche mese fa la tipografia Gori è stata protagonista di una mostra nel Comune di Vaiano. A Usella sono state esposte più di cento etichette raffiguranti vari disegni che si trovavano sui plaid e che sono state realizzate, nel tempo, proprio in via San Fabiano .
«E' stato sicuramente il lavoro che ci ha dato più soddisfazione - ricorda Riccardo Bini - Prima veniva eseguito il disegno a mano dal quale poi dovevamo riprodurre quello per le etichette che andavamo a stampare su raso adesivo o da cucire. E per ogni colore c'era un suo cliché». Alla mostra le etichette esposte sono state catalogate per temi e il successo dell'esposizione è stato decretato anche dal numeroso pubblico che è andato a vedere le piccole opere d'arte, perché di questo si tratta.
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