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Prato

«Senza cassa ordinaria le imprese sono a rischio»

«Senza cassa ordinaria le imprese sono a rischio»

La tintoria Pratesi è una delle 600 aziende a cui l’Inps ha bocciato la richiesta di cassa integrazione. Il titolare: «E’ uno strumento fondamentale per i terzisti»

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PRATO. E' una delle 600 aziende pratesi a cui l'Inps ha rigettato la domanda di cassa integrazione ordinaria. L'avevano richiesta per settembre, ottobre e dicembre ma a gennaio sono arrivate le e mail certificate dall'Inps con la comunicazione che “no, le domande sono state bocciate”. Una situazione preoccupante sia per la tintoria “Flli Pratesi” sia per le altre aziende contoterzi, la maggior parte, che ha perso uno strumento fondamentale per far quadrare i conti. «La situazione è molto chiara», spiega l'imprenditore Massimiliano Pratesi. «Per quanto riguarda la nostra fase di lavorazione non riusciamo a programmare il lavoro: sappiamo se ci sono ordini da una settimana all'altra, a volte da un giorno all'altro. E' un lavoro altalenante: a volte dobbiamo lavorare molto per consegnare in fretta, altre volte non c'è nulla da fare. Ecco che nei momenti di particolare calo chiediamo la cassa integrazione ordinaria».

La tintoria, ma in generale tutte le aziende tessili, la richiede mese per mese e la utilizza solo se ne ha necessità e ovviamente, grazie a un rendiconto finale, viene chiesto il pagamento di quella effettivamente utilizzata. «Questa volta - aggiunge Pratesi - ce l'hanno bocciata dicendoci che è per motivi di “discontinuità”: non mi chieda che significa perché ancora non ho chiaro di cosa si tratti. Dovremo fare delle verifiche. Intanto vediamo alla fine del mese cosa si può fare, se anticiparla ai lavoratori - non l'avevamo fatto - e ripresentare domanda per il riesame». «Da quello che abbiamo capito - continua Pratesi - il tessile a Prato viene equiparato al lavoro stagionale. L'Inps di fatto ci dice: “assumi lavoratori stagionali, li prendi quando hai il periodo di maggior lavoro, li licenzi quando non ce l'hai così non hai necessità della cassa integrazione”. E' evidente che questo concetto non può venire applicato a questo settore per vari motivi: non c'è certezza sui momenti in cui il lavoro ci sarà ma soprattutto abbiamo necessità di lavoratori qualificati che si formano in azienda e sanno esattamente svolgere le loro mansioni. Per noi il personale è un patrimonio altrimenti possiamo dire “addio” alla qualità. Figurarsi se possiamo assumere chi capita». Pratesi non entra nel dettaglio sulla quantità del denaro che non rientrerà in azienda dopo la bocciatura della cassa integrazione ordinaria. «Per quanto ci riguarda - commenta - non dovrebbe trattarsi di cifre alte dal momento che a ottobre e a novembre abbiamo lavorato abbastanza. Il tema all'ordine del giorno è quanto questo Paese vuol scommettere sul manifatturiero e sul nostro lavoro. Abbiamo fatto un incontro informale con altri colleghi e per tutti la nuova rigidità dell'Inps nel valutare le domande è un intoppo serio che mette a rischio la tenuta del sistema».

Ilenia Reali

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