La protesta
«Controlli sullo sfruttamento Confindustria sta con la Cgil»
PRATO. «Se si può dire che il distretto tessile si sia lasciato definitivamente la crisi alle spalle? Credo che affermarlo sarebbe un azzardo. I segnali positivi ci sono ma le incertezze sono ancora...
PRATO. «Se si può dire che il distretto tessile si sia lasciato definitivamente la crisi alle spalle? Credo che affermarlo sarebbe un azzardo. I segnali positivi ci sono ma le incertezze sono ancora tante». Non ultima, secondo il presidente di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi «l’incognita Trump e i nuovi rapporti che verranno a delinearsi tra Usa e Mosca». Insomma un quadro economico, a livello internazionale, tutto da decifrare e una situazione interna, che dà segnali di miglioramento ma che resta da consolidare. Probabilmente anche per questo il presidente degli industriali di Prato, Lucca e Pistoia, mostra cautela verso la richiesta dei sindacati di andare verso il rinnovo del contratto nazionale di categoria ma con sostanziosi aumenti del salario che attualmente di attesta - nella media - a 1.200 euro netti al mese. «Pensare a degli aumenti a livello orizzontale - è il ragionamento di Cavicchi - è rischioso per quelle aziende che sono in difficoltà. Per riuscire a incrementare consapevolmente i salari bisognerebbe vedere dove ci sono margini, altrimenti si potrebbero provocare danni grossi».
Sul fronte della lotta allo sfruttamento del lavoro, Confindustria Toscana Nord è invece disponibile a sedersi al tavolo con la Cgil per affrontare la questione: «Noi ci siamo» ha affermato Cavicchi.
L’allarme è di pochi giorni fa ed è stato lanciato dal segretario dei tessili, chimici e lavoratori nel comparto dell’energia Massimiliano Brezzo, secondo il quale la situazione di illegalità diffusa delle aziende cinesi metterebbe a rischio l’intera economia del distretto. «Non so se la questione sia da porre in questo termini - ha sottolineato Cavicchi - ma di sicuro c’è necessità di allargare i controlli, come abbiamo più volte chiesto,sull’inquadramento dei lavoratori e non solo sulla sicurezza dei luoghi nei quali lavorano». «Abbiamo chiesto controlli mirati sugli operai che magari hanno una copertura di un paio di ore al giorno e ne passano venti in azienda e accertamenti fiscali - ha aggiunto il presidente di Confindustria - ma per avere risultati bisognerebbe modificare la modalità delle verifiche: andare nelle aziende durante la giornata e non so se c’è la volontà o la possibilità. Di sicuro - ha concluso Cavicchi - per arrivare a un risultato bisogna che le decisioni vengano prese da poche persone. Se al tavolo ci sediamo in venticinque, non si arriverà a nulla».(c.o.)
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