Italia
Finte nozze, parla la ballerina: «Fu lui a chiedermi di sposarlo»
Prato, il racconto della sposa mancata: "Quando gli chiesi spiegazioni mi disse che mi amava troppo e aveva paura di perdermi. Il falso sindaco? Lui sostiene che è un attore pagato per fare la parte"
PRATO. «È stato lui a chiedermi di sposarlo. Me lo ricordo come se fosse ieri, era il giorno del mio compleanno ed eravamo in un ristorante di Prato, c’era anche mia madre. Si è presentato con l’anello e mi ha fatto la proposta, pensavo fosse innamorato...».
A sentire il racconto di Alina (il nome è di fantasia), la ballerina kazaka di 34 anni residente a Montecatini che è stata sposata per finta da un imprenditore pratese di 55 anni, appare ancora più incomprensibile il comportamento di Andrea Sonatori, attivo nel settore dei filati a Tavola e con residenza a Poggio a Caiano, ora sotto processo per truffa, sostituzione di persona e usurpazione di titolo.
Se si vuol credere ai luoghi comuni, uno sarebbe portato a credere che fosse stata lei a insistere per sistemarsi, ma questa non è la storia di Pretty Woman, semmai l’opposto. E allora viene da chiedersi: perché l’ha fatto? Perché, pur sapendo di non potersi sposare perché era in fase di separazione e non ancora divorziato, ha comprato l’anello?
«Certo, gliel’ho chiesto anch’io quando ho scoperto che mi aveva ingannata - racconta Alina - Mi ha detto che mi amava troppo e che aveva paura di perdermi. E poi ha aggiunto: aspetta otto mesi, finisco il divorzio e ti sposo davvero».
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Ma a quel punto Alina aveva già perso fiducia e pazienza. Difficile darle torto. Lei giura che non cercava soldi, anzi che li ha rifiutati. «Più volte mi ha chiesto di ritirare la denuncia, mi voleva dare dei soldi, ma il denaro non può restituirmi quello che ho perso».
Teoricamente delle accuse di sostituzione di persona e usurpazione di titolo dovrebbe rispondere anche il celebrante, quello che nell’ottobre 2011 si è presentato con la fascia tricolore nella villa di Sonatori, a Poggio, dicendo di essere il sindaco. «Non l’avevo mai visto prima - spiega Alina - Ero emozionata, non mi sono fatta troppe domande. Mesi dopo (marzo 2012, ndr), quando ho scoperto l’inganno, gli ho chiesto chi era. Mi ha detto che è un attore che l’aveva ingaggiato per fare il sindaco. Mi ricordo che arrivò con un grande libro, un registro, e disse tutto quello che si dice nei matrimoni veri».
Alle amiche Alina aveva detto che il matrimonio si sarebbe fatto in Comune, ma la sera della vigilia l’imprenditore le disse che invece si faceva tutto a casa. È la casa dove i due convivevano ormai da quattro mesi. «Sempre su sua iniziativa- aggiunge la ballerina - Anche il giorno in cui mi chiese di sposarlo io gli dissi che forse era meglio conoscersi un po’ meglio, che mi sembrava presto perché il matrimonio è una cosa seria, e lui mi rispose che ci saremmo conosciuti durante il matrimonio...».
Il fatto è che poi, se le accuse passeranno il vaglio del giudice, Sonatori ha avuto quattro mesi di tempo per capire che stava facendo una sciocchezza. È iniziata la trafila dei documenti, perché sposare una kazaka non è come sposare un’italiana. «Ho iniziato a raccogliere i documenti - dice Irina - e mi ricordo che siamo andati insieme a Roma all’ambasciata del mio paese per avere il nulla osta. A lui hanno chiesto solo la carta d’identità, altrimenti avrebbero scoperto subito che non potevamo sposarci perché lui risultava già sposato».
Il resto è immaginabile: lei che va in giro con le amiche per scegliere il vestito nuziale, lui che manda le partecipazioni agli amici più cari. Una convivenza alla luce del sole e un matrimonio in grande stile. Dopo la cerimonia privata a casa, pranzo in un ristorante alle Fontanelle e cena alle Cento Buche di Santa Lucia.
«Che non fosse un matrimonio di comodo - commenta l’avvocato Marta Stefani, che assiste Alina - lo dimostra anche il fatto che lei si è accorta dell’inganno solo a marzo, quando ha dovuto produrre il certificato per il rinnovo del permesso di soggiorno».
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