Gioco
Dal lievito madre al teatro, il forno Ciolini dà spettacolo - Foto - Video
Luciano, patron del negozio di Montemurlo, ha realizzato una pièce con l’aiuto di tre attori pratesi sulla storia della rivendita e dei suoi prodotti
MONTEMURLO. Non di solo pane vive l’uomo, ma anche di racconti, storie e teatro. Così, dall’amore per il pane e le sue storie e dall’unione di uno storico fornaio montemurlese con tre attori pratesi, nasce lo spettacolo “Il Pane, quando farlo con amore è un’arte” in programma domenica 15 gennaio al teatro Moderno (ore 16.30). La “ricetta” dello spettacolo l’ha ideata Luciano Ciolini, titolare insieme al fratello Marzio e alla mamma Libiana dell’antico forno Ciolini, perfezionando la narrazione con Pasquale Scalzi, Francesco Dendi ed Edoardo Nardini, tre attori pratesi che hanno accolto il suo invito e hanno deciso di raccontare una storia sul pane e sul forno Ciolini, che da generazioni tramanda la ricetta segreta con cui si sforna il “Pane Anno 1000”.
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L’idea iniziale di Luciano si rifaceva all'arte della pareidolia, l’illusione che tende a ricondurre a forme conosciute quella di oggetti o profili dalla forma casuale. «La crosticina che si forma su alcune bozze di pane – racconta Luciano – mi ha sempre affascinato e ho notato che certe volte assume la configurazione di volti. Così avevo pensato di fare qualcosa con personaggi ricavati dalle bozze di pane. Poi, lo spettacolo si è strutturato ed è diventato una grande narrazione in cui si mescolano il racconto, il teatro di figura e la giocoleria».
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«C’è un pane per la pancia – commenta Pasquale Scalzi – e uno per la fantasia. Sono entrambi cibi essenziali per l’uomo e noi abbiamo deciso di coniugare i due elementi in una grande storia in cui si recuperano i racconti sul forno Ciolini, l'arte di strada e la musica».
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Secondo un’antica leggenda, tramandata in casa Ciolini, la miscela di grano speciale per il pane affonda le radici nell’anno Mille, ai tempi delle crociate quando l’avo Giovanni Ciolini piantò la prima spiga che gli era stata donata da una fanciulla che lui stesso aveva salvato. Da lì, la leggenda scavalca i secoli e diventa storia contemporanea, quando il nonno Oliviero, di ritorno dalla Prima Guerra Mondiale, decise di mettere su un forno e di sfruttare Maria Luisa, l’impasto madre tramandata dal nonno.
«Nel 1880 – spiega Luciano – Pietro Ciolini e Giuditta si trasferirono da Cantagallo a Montemurlo, portando con sé la madre acida per il pane in una cassetta di legno su cui era posta la data 1864. L’impasto veniva chiamato Maria Luisa in onore di Maria Luisa d’Austria, perché la pasta madre veniva curata come una regina. Nel 1920 il nonno Oliviero aprì il forno in via Scarpettini. In realtà – continua Luciano – non era solo un forno ma una bottega che veniva utilizzata anche come centro di primo soccorso e che divenne anche la sede del primo telefono di Montemurlo». Da allora Maria Luisa, la pasta madre, è conservata con cura ed è l'elemento principale su cui lieviterà anche lo spettacolo dedicato al pane e alle sue storie.
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