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Meningite, migliora l’estetista: era l’unica vaccinata in famiglia
Si è meravigliata quando le hanno detto da cosa era affetta Il primario: «Ora siamo più tranquilli». La felicità del padre
PRATO. L’estetista ventenne di Mezzana ricoverata da sabato nel reparto di Terapia intensiva del Santo Stefano perché colpita da meningite C era l’unica vaccinata in famiglia e questo quasi certamente le salverà la vita. La ragazza sta meglio, ha spiegato ieri pomeriggio Guglielmo Consales, primario di Terapia intensiva. La prognosi non può essere ancora sciolta, ma la giovane si è svegliata e ha potuto incontrare i genitori. La grande paura, insomma, sembra passata.
Perché di sicuro la paura è stata tanta. «Quando la paziente è arrivata sabato pomeriggio eravamo molto preoccupati - racconta il dottor Consales - C’era un’infezione molto grave e le caratteristiche “petecchie” (macchie cutanee di piccole dimensioni, ndr). Le abbiamo somministrato antibiotici ed è stata trattata per l’insufficienza renale e respiratoria, è stata sottoposta a depurazione ematica e ora siamo molto più tranquilli».
Visibilmente sollevato anche il padre della giovane, incrociato all’ingresso dell’ospedale. «Sì, io e mia moglie abbiamo potuto vederla e l’ho riconosciuta per come è fatta - sorride il padre - Figuratevi che stanotte ha avuto da ridire con un’infermiera perché voleva che le desse una bustina di Oki per il mal di testa. Sì, è proprio lei. Sabato faticava a riconoscerci e ci siamo presi una grande paura». Quella dell’estetista ventenne di Mezzana è una grande famiglia. «Erano pronti a muoversi in duecento da tutta Italia - dice il padre - ma ho detto a tutti di stare a casa, qui avrebbero dato solo fastidio. Ora spero solo che il decorso della malattia sia rapido».
«È ancora presto per dirlo - aveva spiegato pochi minuti prima il dottor Consales - La ragazza si è svegliata e ci ha chiesto che cosa era successo. Si è meravigliata quando le abbiamo detto della meningite perché sapeva di essere vaccinata. Le abbiamo spiegato che su una ristretta quota di popolazione il vaccino non risponde come sugli altri, ma è grazie al vaccino se ora è così migliorata». Secondo il dottor Consales è normale che il vaccino non copra tutta la popolazione, e non succede solo per la meningite. «A questo vaccino non c’è alternativa - aggiunge - e dunque il consiglio che ripetiamo è di vaccinarsi».
Quanto ai sintomi, il primario ammette che sono «drammaticamente simili» a quelli dell’influenza, ma quello a cui bisogna fare attenzione è una forte cefalea nucale con difficoltà a flettere la testa e soprattutto la differenza della sensazione rispetto al solito.
Il primario, rispondendo a una domanda, sfata anche una delle tante leggende che circolano in questi giorni, e cioè che siano stati gli immigrati africani a portare questo ceppo molto violento di meningite in Toscana: «Appunto, è solo una leggenda, non è assolutamente vero».
È vero invece che il vaccino minimizza il rischio. Dall’autunno 2015 si contano 6 casi di meningite C a Prato. Tre pazienti erano vaccinati e si sono salvati senza conseguenze, mentre degli altri tre, due sono morti.
Dall’inizio del 2015 fino al mese di ottobre in provincia di Prato sono state somministrate circa 80.000 dosi di vaccino antimeningococcico C. E all’indomani della notizia sul nuovo caso di meningite è ripartita la caccia al vaccino. Basti pensare che ieri nel territorio di competenza dell’Asl Toscana Centro sono arrivate circa mille richieste per il vaccino. Al Dipartimento di prevenzione ieri hanno fatto la profilassi 10 persone che hanno avuto contatti con l’estetista (38 in totale), altre 10 a Firenze.
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