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Prato

È morto Marco Dabizzi Il rap a Prato era nato con lui

È morto Marco Dabizzi Il rap a Prato era nato con lui

Il cantante aveva 42 anni. Ha accusato problemi respiratori ed è deceduto in casa Lasciò il lavoro in fabbrica per dedicarsi alla sua passione. Il ricordo di chi ha lavorato con lui

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PRATO. Il mondo pratese della musica e non solo è in lutto per la morte di Marco Dabizzi, in arte Willie Dbz, rapper pratese scomparso ieri all'età di 42 anni. Dabizzi ha accusato problemi respiratori mercoledì e ieri mattina le sue condizioni si sono aggravate, rendendo inutile l'intervento dell'ambulanza della Misericordia, inviata sul posto dal 118. Il medico dell'associazione ha dovuto purtroppo constatare il decesso ed è toccato poi ai servizi funebri della stessa Misericordia trasportare la salma in ospedale. L'artista lascia la compagna e un figlio piccolo.

Nel giro di pochi minuti la bacheca del suo profilo di Facebook di è riempita di messaggi di incredulità e di cordoglio dei tanti che hanno diviso con lui la passione per la musica. Probabilmente sarà necessaria un'autopsia per capire le esatte cause della morte.

Marco "Willie DBZ" Dabizzi è stato uno dei primi a fare rap in città e a ottenere riconoscimenti anche ben al di là dei confini locali. I primi passi nell'hip hop di Willie DBZ risalgono all'inizio degli anni Novanta. Un tempo in cui il rap veniva guardato ancora con una certa curiosità specie in una realtà come Prato da sempre divisa equamente tra melomani e metallari. Il primo gruppo fu i Suoni dal basso poi l'incontro con DJ Stacco e Jamax della band Le Parole del Profeta e la decisione di lasciare il lavoro in fabbrica per vivere di musica. «E' il primo ricordo che ho avuto quando mi hanno dato la notizia» - dice Jamax, alias Fabio Giuliani, ancora stordito per la repentina scomparsa dell'amico con cui per oltre dieci anni ha fatto musica -«Era il 1997 se non ricordo male e, dopo aver partecipato alle selezioni di Arezzo Wave, venimmo chiamati a disputare la finale allo stadio di Arezzo e vincemmo. Quella stessa sera Marco mi disse che avrebbe lasciato il lavoro e io pensai che fosse l'atto di coraggio più grande che mai avessi visto fare» . «Quello fu il periodo più bello della nostra amicizia e collaborazione musicale» - continua Jamax - «Eravamo così incoscienti che decidemmo di affrontare un tour italiano spostandoci soltanto con la Twingo prestata da mia madre. Non ho idea di quanti chilometri possiamo aver fatto. Ricordo solo che la tournée finì a Trapani».

Alla fine degli anni Novanta, non solo Willie DBZ abbandonò il lavoro, ma con gli altri del gruppo fondò anche una delle prime etichette discografiche hip hop della regione: Toscani Classici. «Toscani Classici era il nostro nuovo gruppo, ma anche l'etichetta con la quale siamo riusciti a pubblicare "Da un'idea di...", due compilation che racchiudevamo quello che a noi sembrava il meglio della scena locale e regionale» - spiega Jamax - «Per Marco, oltre che per tutti noi, non contava solo avere un seguito, ma era fondamentale creare una rete di collaborazioni solida che veicolasse idee musicali».

Una voglia di comunicare attraverso la musica rap che Marco Willie DBZ Dabizzi non aveva perso neppure dopo essere diventato adulto. «La scorsa estate veniva spesso all'Urban Skate Park con il suo bambino - ricorda Massimo Cherubini del Cencio's Club - Anche se ormai aveva superato la quarantina si divertiva un mondo a rappare con i ragazzi più giovani e a vedere il figlio fare le prime evoluzioni sullo skate. Una passione vera quella per l' hip hop che non lo ha mai abbandonato». Da tempo aveva intrapreso la carriera solista e aveva già pubblicato due album" - aggiunge l'ex gestore del Cencio's - " ma se un altro rapper gli chiedeva una collaborazione non si tirava mai indietro». E così è stato fino alla fine.

Stefania Sandrolini

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