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Prato

la città in lutto

In tantissimi al funerale dell’infermiera Silvia Cecchi

In tantissimi al funerale dell’infermiera Silvia Cecchi

PRATO. Il pianto della madre di Silvia Cecchi, e il dolore, sordo e silenzioso, del marito. E poi gli amici,i colleghi, le persone (tantissime) che ieri pomeriggio erano a Coiano, nella chiesa di San...

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PRATO. Il pianto della madre di Silvia Cecchi, e il dolore, sordo e silenzioso, del marito. E poi gli amici,i colleghi, le persone (tantissime) che ieri pomeriggio erano a Coiano, nella chiesa di San Bartolomeo, dove si sono celebrati i funerali l’infermiera pratese morta a 42 anni. Sono questi i tre elementi che non si potranno cancellare facilmente dell’ultimo saluto a Silvia, una donna amata e di cui in tanti sentiranno la mancanza almeno stando al numero dei presenti al suo funerale. Piena la chiesa, piena la piazzetta e piena anche la strada prospicente che è stata chiusa al traffico per consentire il corteo funebre.

Silvia era bella. Silvia amava il suo lavoro e Silvia aveva un sorriso contagioso. E proprio da quel sorriso e dalla sua capacità di dare amore sono partite le parole di ricordo di monsignor Nedo Mannucci che ha celebrato la messa, con don Carlo Bergamaschi e don Alessandro Bigagli, e degli amici che hanno letto una lettere alla fine della messa. «Siete tanti - ha esordito don Nedo prima di cominciare a celebrare - e si sente il vostro affetto. Questa preghiera è come un abbraccio in cui siamo inclusi tutti noi e Silvia affinché Dio possa prenderci per mano e noi affidargli il nostro dolore».

Poi, durante l’omelia, il vicario ha voluto ricordare i suoi incontri con Silvia, la “bambina” «che per prima fu assunta e stabilizzata in una casa di riposo perché dava fiducia, affidabilità» e poi il ricordo del suo viso «era bella», ha detto don Nedo. «E’ bella», ha ripreso la frase la mamma usando il presente. «Silvia ha lasciato la sua vita qui - ha poi aggiunto facendo riferimento alla figlia - e proprio da questo dolore fortissimo, ma che è segno del molto amore che aveva seminato, che dobbiamo ripartire».

Poi dall’altare una lettera dedicata a lei. «A quella pagina vuota che ognuno di noi deve riempire da quando nasce. A te Silvia che hai scritto un libro, breve,ma il più bello. All’amore che hai dato a tuo marito, a tua figlia, al tuo lavoro e agli altri. Ti abbiamo amata, ora ti perdiamo con il dolore di chi sa che non ti ha più con sè».(i.r.)

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