La protesta
Rapinato, non potrà più camminare
La storia di Zhang Chunsheng, picchiato dai banditi per pochi spiccioli: è tornato in Cina grazie a una colletta
PRATO. Zhang Chunsheng non camminerà più con le proprie gambe. Ha camminato fino all'agosto del 2012, poi una sera, mentre tornava a casa in bicicletta dopo il lavoro si è imbattuto in un gruppetto di rapinatori che l'hanno scaraventato a terra in via Galcianese e l'hanno picchiato selvaggiamente, fino a provocargli una lesione irreversibile alla spina dorsale. Ora, dopo lunghissime cure e sofferenze, grazie a una colletta Zhang è tornato nella provincia del Fujian, da dove era partito più di dieci anni fa per cercare fortuna in Italia.
Chi si stupisce delle reazioni sempre più violente della comunità cinese nei confronti di ladri e scippatori (il caso più eclatante è quello del 7 novembre, quando un giovane albanese è stato massacrato di botte su un marciapiede di via Pistoiese) dovrebbe conoscere la storia di Zhang, raccontata in questi giorni da Giacomo Cocchi per TvPrato. Si capiscono un po' di cose ascoltando questa storia. La prima è che i riflettori spesso sono puntati altrove. Se una disgrazia del genere fosse capitata a un italiano, avrebbe riempito le pagine dei giornali e si sarebbe messa in moto una macchina investigativa capace forse di individuare i responsabili. Perché finire per il resto della propria vita su una carrozzina a causa di una rapina per pochi spiccioli è una cosa francamente inaccettabile e in qualche modo inspiegabile. La seconda cosa che si capisce è che i riflettori sono puntati altrove perché la stessa comunità cinese non contribuisce ad accenderli. Zhang, 56 anni, non parla una parola di italiano e chi lo conosce e gli vuole bene si è accontentato di far circolare la sua storia dentro la comunità. La terza cosa, appunto, è che sotto la cenere dell'imperturbabilità orientale, cova un fuoco che non ha finito di bruciare: i cinesi di Prato hanno in mente storie come quella di Zhang quando organizzano ronde contro gli scippatori (come sospetta la Procura) o fanno giustizia sommaria di ladri colti in flagrante.
Tra coloro che si sono presi cura di Zhang Chunsheng c'è il frate francescano Roberto Bellato, ora parroco della chiesa dell’Ascensione al Pino. «Zhang è un uomo molto mite e pacifico - racconta fra' Roberto - Non gli ho mai sentito pronunciare parole di rabbia o propositi di vendetta». E dire che ne avrebbe avuto tutti i motivi. È rimasto per mesi intubato a Careggi, poi l'hanno sistemato alla Rsa Villa Niccolini di via Bologna. Non riusciva a deglutire e ha dovuto imparare di nuovo a mangiare. Ha riacquistato fiducia e si è rassegnato. «Se uno si fa giustizia da solo, qui diventa un Far West - commenta padre Roberto - ma certi atteggiamenti sono comprensibili di fronte alle ripetute aggressioni di cui è oggetto la comunità cinese». Fino a cinque anni fa il frate francescano stava nella pace del Santuario della Verna, distante anni luce dalla dura realtà di via Pistoiese, dove la storia di Zhang purtroppo non è un caso isolato. «Nello stesso periodo - racconta il religioso - ho seguito anche un'altra vicenda simile, anche se per fortuna con conseguenze meno drammatiche. Un cinese fu aggredito alla stazione di Porta al Serraglio e fu scaraventato di sotto alla massicciata. Si ruppe entrambi i piedi ma poi è tornato a camminare».
Zhang è stato meno fortunato. Moglie e figlio sono rimasti in Cina e lui non poteva contare nemmeno su una rete di amici e parenti, salvo un nipote. Per questo, su interessamento di padre Roberto, l'associazione dei cinesi del Fujian ha raccolto oltre 30.000 euro che sono stati consegnati a Zhang Chunsheng e lo scorso 14 dicembre gli hanno consentito di imbarcarsi su un volo per la madrepatria, dove potrà vivere in pace col denaro che gli avanza. E' l'altra faccia del sogno italiano, quello che ad alcuni cinesi ha regalato soldi, bei vestiti e auto di grossa cilindrata e ad altri solo un sacco di botte e una carrozzina.
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