Il Tirreno

Prato

Conad col carrello nel giorno di Santo Stefano

di Maria Lardara
Il supermercato Conad di Maliseti
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Il supermercato Conad di Maliseti

Prato, la catena di supermercati sta valutando l’apertura di un nuovo punto vendita e intanto su Pam aleggia lo spettro del contratto di solidarietà

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PRATO. Natale con i tuoi, Santo Stefano... col carrello. E sarà un carrello targato col marchio Conad, per l'ennesima abbuffata a suon di offerte e promozioni: è questa l'unica catena che rimarrà aperta nella festività del 26 dicembre con buona pace del patrono di Prato mentre Esselunga e Pam, al contrario degli anni passati, abbasseranno la saracinesca senza rompere così il tabù del riposo nel giorno di festa. Idem per Coop e per il centro commerciale I Gigli.

«Sì è vero, ormai siamo rimasti da soli ad aprire nel giorno di Santo Stefano - ammette Paolo Signorini, socio imprenditore di Conad del Tirreno - D'altronde tre anni fa, quando era ancora assessore allo sviluppo economico Roberto Caverni, fummo convocati in Comune con le altre catene della grande distribuzione per calendarizzare meglio le aperture festive sul territorio. In quella sede annunciai che Conad avrebbe rispettato cinque festività di chiusura: Capodanno, Pasqua, 1° Maggio, 15 agosto e Natale. Non è stato mai trovato un accordo. Siamo un'azienda con valori etici, non abbiamo mai lasciato nessuno a casa». Casse in funzione nei tre punti vendita di via Catani a Mezzana, via Roma alle Fontanelle e quello via Kuliscioff a Maliseti, con orario continuato dalle 8.30 alle 20. Per difendere la scelta di far lavorare i suoi 308 dipendenti a Santo Stefano, Signorini la butta sul piano sindacale e dei posti di lavoro: «Per alleggerire il carico dei nostri dipendenti abbiamo assunto quest'anno venti persone in più, tutti studenti inquadrati con contratti part-time a dieci ore. Noi, a differenza di altri nostri concorrenti, non utilizziamo voucher».

In casa Conad del Tirreno si archivia un anno soddisfacente con il recente ampliamento del superstore di Maliseti. Ma l'ambizione è quella di aprire un altro punto vendita, per l'esattezza il settimo gestito dalla famiglia Signorini dopo i tre grandi supermercati di via Catani, Fontanelle e Maliseti, insieme ai punti vendita più piccoli di via Gherardi e Galciana. Non si fa mistero dell'appeal suscitato a suo tempo dall'immobile dell'ex Esselunga di via Valentini dove è sbarcata da poco Unicoop Firenze. «Eravamo interessati - prosegue Signorini - ma poi Coop ha presentato un'offerta più alta della nostra per la locazione». Non basta per fermare gli appetiti sul territorio pratese. «Al momento abbiamo in ballo due aree potenzialmente interessanti di cui stiamo valutando la fattibilità economica. Si tratta in ogni caso di una superficie di vendita inferiore a 2500 metri quadrati».

Se Conad sorride, Pam è costretta a leccarsi le ferite dopo la chiusura “obbligata” del supermercato di via Targetti restituito alla proprietà della famiglia Balli che, per l'area del Fabbricone, punta a un ambizioso piano di riqualificazione con un centro commerciale probabilmente sotto l'egida di Coop (che non ha mai ufficializzato). Ma se è vero che i 40 dipendenti dell'ex Pam di via Targetti, ormai chiuso da settembre, sono stati ricollocati negli altri tre punti vendita presenti in città (via Pistoiese, via Ferrucci e via Venezia), tra gli oltre cento lavoratori della catena impiegati su Prato aleggia il fantasma del contratto di solidarietà. «Se ne sta discutendo - conferma il segretario provinciale della Filcams Cgil, Alberto Santini - Sarebbe una novità per Prato mentre è già scattato a Grosseto e al supermercato Panorama dei Gigli. Se dovesse saltare l'ufficialità del nome che subentrerà alla Pam potremmo intavolare una trattativa sindacale per la riassunzione dei lavoratori entro 180 giorni dalla chiusura del supermercato di via Targetti, come previsto dai termini di legge. Al momento però tutto tace». Le insegne di Pam restano dunque spente sia a Santo Stefano che Capodanno. Tutto questo mente a livello regionale Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs dichiarano sciopero e astensione dal lavoro per Natale, Santo Stefano e Capodanno chiedendo di rivedere le norme sulla liberalizzazione (decreto "Salva Italia").

In un'ottica pratese il segretario della Filcams lancia una proposta: «Non è più sostenibile per le imprese insistere sulla strada delle aperture straordinarie e della concorrenza selvaggia che hanno peggiorato le condizioni dei lavoratori. Meglio sarebbe sedersi intorno al tavolo e, pur senza ricorrere allo strumento delle ordinanze comunali, cercare di governare il fenomeno con il ritorno alle due domeniche d'apertura domenicale al mese. Siamo caduti comunque davvero in basso se a Santo Stefano non troviamo meglio da fare che andare a guardare le vetrine dei centri commerciali».

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