Il Tirreno

Prato

Un inno alla vita nella terra dove ogni giorno si muore - Foto

di Azelio Biagioni
Un inno alla vita nella terra dove ogni giorno si muore - Foto

Giammarco Piacenti ci guida all’interno della mostra sul restauro della basilica della Natività a Betlemme allestita nella chiesa di San Domenico a Prato

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PRATO. Ci sono le descrizioni ma sono le foto a parlare da sole e raccontare i passaggi dell'importante restauro alla basilica della Natività a Betlemme. Pannelli dove l'immagine è accompagnata dalla spiegazione dell'intervento fatto oltre a delle foto giganti (scattate a Betlemme da Egisto Nino Ceccatelli e Matteo Piacenti) che formano la mostra "Restaurare il cielo", curata da Mariella Carlotti, ospitata nel museo di San Domenico e visitabile fino al 28 dicembre. E che documenta l'avanzamento dello stato dei lavori del restauro della più importante chiesa al mondo affidati alla ditta Piacenti spa di Prato.

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«Una mostra insolita - commenta Giammarco Piacenti - che nasce dall'esigenza di raccontare e documentare un evento epocale. Nessuno ha mai intrapreso un restauro di questo calibro che ha portato anche a scoperte importanti che vanno documentate bene». E' Piacenti a farci da cicerone d'eccezione fra quelle foto che racchiudono secoli di storia.

«La mostra - aggiunge - prende il nome dalla prima conferenza che tenemmo a Prato 'Restaurare il cielo' che è pure il titolo del documentario di Tommaso Santi che ha girato all'interno della basilica. Volevo fare qualcosa per raccontare i nostri interventi così ho optato per il meeting di Rimini dove in una settimana hanno visto la mostra 20mila persone con le visite guidate (a queste vanno aggiunti i singoli visitatori, ndr).

La mostra si è spostata in altre città italiane per fare tappa a Prato. Poi si riparte in altre regioni. Qui a Prato c'è stato veramente un bagno di folla e tanti sono stati gli alunni delle scuole che hanno voluto capire come si è svolto il restauro». Restauro che è partito nel 2013 e che andrà avanti almeno per altri due anni. Piacenti punta molto sul fatto che si tratta di un'esposizione particolare: «Di solito le cose si fanno vedere quando sono terminate - dice - noi invece abbiamo voluto mostrare il cantiere, i lavori che avanzano di giorno in giorno. Diciamo che è un cantiere trasparente e anche nella basilica si può assistere dal vivo, tranne in circostanze ritenute non idonee, ai lavori. E da tre anni a questa parte nonostante il cantiere la chiesa non è mai stata chiusa. C'è da considerare che è una delle mete dei pellegrini di tutto il mondo. E mentre in Medio Oriente, purtroppo, si continua ad uccidere, noi in Palestina restauriamo un patrimonio dell'umanità».

Giammarco Piacenti ricorda come quanto portato a termine sia frutto del lavoro di squadra. Una squadra formata da giovani professionisti (quelli che arrivano da Prato e dintorni sono 35) che con la loro manualità e capacità sono riusciti in questo evento storico.«Il merito è di tutti - dice soddisfatto Piacenti - Di questi 35 toscani ma anche delle altre aziende che hanno lavorato sul posto, in tutto 170 persone. Stiamo portando avanti un'opera di manutenzione e valorizzazione della chiesa che necessitava di una ricerca approfondita prima di partire ed ora grazie alle competenze di abili restauratori sono venute fuori delle scoperte interessanti». Come l'aver portato alla luce, su una parete della navata, un settimo angelo in mosaico che insieme agli altri sei forma una sorta di processione verso il luogo dove è nato Gesù. Ritrovamento del quale ha accennato anche Papa Francesco pochi mesi fa. E Piacenti è ancora emozionato quando parla dell'incontro col Pontefice a Betlemme all'interno della basilica. I francescani hanno voluto che fosse Piacenti a consegnare a Francesco un omaggio, ovvero dei piccoli residui di quel cantiere.

«Era sorridente come sempre - ricorda il restauratore - Poi ho avuto modo di salutarlo di nuovo il 12 ottobre, durante un'udienza. Incontri che non si dimenticano». Per ciò che riguarda quanto portato a termine c'è il sistema antisismico che è stato riprogettato, un intervento assai complicato. Le parti completate della basilica sono il tetto, gli intonaci interni, i mosaici parietali, gli architravi, una colonna delle 50 da sistemare, il 30% delle pietre esterne, la porta armena e il nartece. Adesso il cantiere è chiuso per le festività di Natale anche se sul posto ci sono uomini di una ditta palestinese, con la quale collabora la Piacenti, per tenere il cantiere in sicurezza.

«A Betlemme ormai ci conoscono tutti - termina Piacenti - e tutti ci salutano. La maggior parte degli ultimi tre anni li ho trascorsi più in Palestina che qui». A gennaio ripartiranno i lavori. La parte oggetto dei prossimi interventi riguarda la sistemazione delle pietre esterne, le colonne, i pavimenti e i mosaici pavimentali risalenti al IV secolo.

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