La protesta
Commercianti allarmati per il nuovo centro commerciale al Fabbricone
Prato, l'assessore all'urbanistica Valerio Barberis ha difeso il progetto che consente la riqualificazione di un pezzo di città diminuendo il volume dei metri cubi di edificato
PRATO. Venti anni fa "I Gigli", in tempi più recenti "Parco Prato" e "Omnia Center". Bruciano ancora sulle ferite dei piccoli negozianti pratesi che ora si preparano a un'alzata di scudi contro un nuovo centro commerciale per ora sulla carta, stavolta alle porte del centro storico. Sorgerà nell'area del Fabbricone, totalmente in mano alla proprietà privata della famiglia Balli. Il progetto di recupero è sul tavolo della Regione nell'ambito di quel procedimento di copianificazione urbanistica richiesto per le superfici di vendita superiori a 2500 metri quadrati. Come in questo caso. Ma la posta in gioco è più alta: se il governo regionale è chiamato a valutare l'impatto in termini ambientali, di viabilità e di ricadute socio-economiche di un pezzo del progetto complessivo (in particolare, si parla di una grande struttura di vendita di 4mila metri quadrati che con tutta probabilità sarà targata Coop), quello che fa tremare i polsi ai commercianti riuniti la sera di martedì 13 nella sede di Confesercenti per un faccia a faccia con l'assessore all'urbanistica Valerio Barberis (a fare da "punzecchiatore" il consigliere della lista "Prato con Cenni" Dante Mondanelli) sono i numeri delle future superfici per l'attività commerciale. Che di fatto raddoppiano rispetto agli 8mila metri quadrati attuali, comprendenti l'ex supermercato "Pam", i negozi "Brico", "Maury's", "Limoni" e "Unieuro". I metri quadrati diventano 12mila tra grande e medie strutture di vendita, in aggiunta ad altri 4mila metri quadrati negozi di vicinato.
Numeri importanti: basti pensare, tanto per rimanere sul paragone con altre realtà simili, che "Esselunga" di viale Leonardo da Vinci (ex Pratilia) registra una superficie di vendita di 4400 metri quadrati. "Abbiamo pagato a caro prezzo l'apertura de "I Gigli" e "Parco Prato" - tuona Mauro Lassi, presidente di Confesercenti Prato - e un altro centro commerciale ci darebbe il colpo di grazia. C'è n'è davvero bisogno in questa città? In centro storico abbiamo perso di recente un'attività storica come il "Panci" sostituita da un marchio della distribuzione: Prato ci ha perso o ci ha guadagnato? Vogliamo capire se parallelamente al progetto sul Fabbricone è stata fatta anche una valutazione obiettiva dell'impatto sul tessuto commerciale locale anche se ci lascia perplessi lo studio di parte del committente".
Eppure, dal punto di vista strettamente urbanistico, in termini di consumo del suolo il progetto va nella direzione di riqualificare un pezzo di città perché prevede la demolizione di centomila metri cubi (da 284962 a 184643) con l'abbattimento di alcuni immobili esistenti inutilizzabili (uffici ex Consiag e Publiacqua) e la riduzione della superficie attuale da 57511 a 34786 metri quadrati.
"Il Fabbricone - chiarisce l'assessore Barberis - è un monumento di archeologia industriale importante per Prato: l'intervento di restauro di questo pezzo di città, rispettoso dell'identità storica del luogo, libererà una molteplicità di funzioni commerciali, culturali, produttive". Rispetto alla versione originaria presentata a fine 2013 dalla proprietà, il progetto ora nelle mani della Regione per la procedura di copianificazione ha subito un aggiustamento in corso d'opera.
"Abbiamo chiesto alla proprietà di rimodularlo - prosegue Barberis - ridimensionando le superfici di vendita visto che quando siamo arrivati era prevista in origine la costruzione di 27mila metri quadrati di struttura commerciale con l'edificazione di residenziale. Abbiamo voluto che il progetto venisse inquadrato in una strategia di rigenerazione urbana prevedendo un mix di funzioni con spazi pubblici e verdi, potenziando il polo teatrale del Fabbricone e del Fabbrichino che diventerà di proprietà pubblica e sarà accessibile anche da sud".
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Se all'altezza degli attuali negozi di "Limoni" e "Unieuro" (edifici che saranno demoliti e trasferiti all'interno dell'area) sorgerà una nuova piazza con spazi verdi e parcheggio, rimarrà a vocazione produttiva un'area di diecimila metri quadrati (dove ora c'è il lanificio Balli tra via Bologna e via Abatoni) che da industriale passerà ad artigianale. A fare da spina nel fianco di Barberis è il consigliere Mondanelli che rispolvera il progetto nel cassetto della passata amministrazione ricordando i sogni dell'ex direttore artistico del Metastasio, Paolo Magelli, per il Fabbricone.
"Che fine ha fatto l'idea di realizzare un magazzino per le scenografie, spazi e strutture ricettive per le maestranze artistiche? Nell'area del Fabbricone avevamo in mente di realizzare anche alloggi per studenti. L'impressione è che questo nuovo progetto per la zona crei un corpo avulso dal centro storico"
. Intanto c'è chi, a due passi dal Fabbricone, sceglie di scommettere sulla propria attività. Non si tratta di un negozio ma di un servizio per l'infanzia: nell'ex fabbrica Calamai, dopo le vacanze natalizie, si trasferirà da via Paolini l'asilo nido e scuola dell'infanzia "La gang del bosco".
"La chiusura della Pam si fa sentire in effetti nella zona - fa notare la titolare Veronica Scopelliti, presidente del comitato per l'imprenditoria femminile della Camera di commercio - ma perché realizzare una grande superficie di vendita di 4mila metri quadrati?". Così come si fa sentire il degrado nell'area dopo che la "Pam" ha tirato giù il bandone con gli immobili fatiscenti e vuoti alle spalle che diventano sempre più rifugio per senzatetto. "I residenti - fa sapere Barberis - ci chiedono di riqualificare urgentemente questa zona dove sempre più dobbiamo fare ricorso a ordinanze del sindaco".
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