La protesta
Padre e figlio condannati per tentato omicidio
Otto anni a testa ai due aggressori di un giovane davanti a un circolo di via Cava Fu una rappresaglia per una precedente lite in cui il figlio aveva avuto la peggio
PRATO. Alfonso e Alessio Siminoli, padre e figlio di 60 e 19 anni, sono stati condannati a otto anni di reclusione per tentato omicidio. La sentenza è stata emessa ieri dal giudice dell'udienza preliminare al termine del rito abbreviato.
I due sono stati ritenuti responsabili del brutale pestaggio di un uomo di 26 anni avvenuto lo scorso 14 maggio in via Cava. Quel pestaggio fu l'epilogo di un precedente litigio per futili motivi davanti a un circolo, dove Alessio Siminoli aveva incrociato un conoscente e si era accesa una lite, secondo quanto riferito, dopo una risposta sgarbata da parte di quest'ultimo. Alessio Siminoli, nonostante la sua passione per la boxe (si allena in una palestra di Prato), aveva avuto la peggio ed era andato a casa dal padre, al quale aveva raccontato l’accaduto e col quale era poi uscito a bordo di un'auto che tentò di investire il giovane protagonista della lite. Quest'ultimo riuscì a scansare l'investimento, ma fu poi raggiunto e ferito anche a colpi di accetta. In realtà l’arma usata dagli aggressori non è stata mai trovata e che potesse trattarsi di un’accetta gli investigatori lo hanno dedotto dalla ferita alla testa e da alcune testimonianze.
Padre e figlio furono arrestati un mese dopo dalla squadra mobile della polizia. Il giudice dell'udienza preliminare ha accolto la richiesta del pubblico ministero Laura Canovai. I due imputati erano difesi da Cristina Meoni e Simone Quattrini, mentre la parte civile era rappresentata da Barbara Mercuri.
Il giudice ha anche disposto un risarcimento provvisionale di 10.000 euro a favore del ferito e non ha riconosciuto agli imputati le attenuanti generiche, escludendo anche la provocazione da parte della vittima dell’aggressione. Quest’ultimo porta ancora i segni del pestaggio, in particolare su un dito della mano che non riesce più a chiudere, mentre la ferita alla testa è completamente guarita.
Se non è andata peggio, può ringraziare il titolare del circolo in cui si rifugiò dopo le botte, che in qualche maniera riuscì ad allontanare gli aggressori prima che potessero infierire ancora di più sul ventiseienne.
Nella quantificazione della pena, che non è leggera, probabilmente ha influito la considerazione che il pestaggio del giovane in via Cava non fu l’esito di una rissa, come purtroppo capita spesso, ma una rappresaglia messa in atto in un secondo momento, anche se a distanza di tempo molto ravvicinata. Dunque una scelta consapevole del giovane Siminoli spalleggiato dal padre. (p.n.)
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