La protesta
Sale, Pepe e Duna: professione terapisti - Video
Prato, la psicoterapeuta Diana Salvadori li porta con sè per aiutare anziani e bambini a superare le loro problematiche
PRATO. «Il mio lusso? Avere la dog sitter». Sono parole di Diana Salvadori, pet coach, psicoterapeuta pratese, che cambia letteralmente espressione quando parla dei suoi cani. I suoi tre “colleghi”: Sale, Pepe e Duna, due meticci e un segugio italiano, discendente dell'allevamento di famiglia, che oltre a essere compagni di vita per lei, sono anche tre “terapeuti”. «Ogni mattina uno di loro viene con me in studio - racconta Salvadori - quando sto per uscire uno di loro si fa avanti alla porta, sembra incredibile ma è così, capiscono perfettamente cosa andiamo a fare». La “pet therapy” è il termine inglese per le attività condotte con animali da affezione o animali domestici, dove l'animale collabora per attività ludiche (Attività assistita con animali), di educazione (Attività educativa con animali), o un programma terapeutico (Terapia assistita con animali). Così ogni mattina Diana e uno dei suoi cani lavorano insieme, in studio ma non solo, perché l'attività con gli animali può essere svolta anche in strutture diverse - per anziani, scuole, ospedali, case circondariali. «Gli animali domestici stimolano lo sviluppo di nuove competenze e capacità affettive e cognitive - continua la psicoterapeuta pratese - accentuando le doti di ognuno, aiutando ad affrontare le paure superandole».
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Diana con i cani ci è praticamente nata. Figlia di Bruno Salvadori, cinofilo e fondatore del pluripremiato allevamento La Marciola di cani da caccia, ha imparato da subito a praticare la comunicazione “non verbale” per poi avvicinarsi alla pet therapy. «La mia prima esperienza l'ho fatta con le capre - continua - sono animali molto intelligenti, così come gli asini contrariamente a quello che pensiamo, poi a 11 anni il mio primo cane, un boxer». Salvadori si è formata per svolgere l'attività con un master universitario (a Genova e Pisa) addestrandosi con istruttori dell'Associazione italiana utilizzo cani d'assistenza, prima in Italia ad occuparsi di interventi assistiti dagli animali con Marcello Galimberti e associazione natura animale con Debra Buttram. «E' importante essere formati - spiega Salvadori - per conoscere il linguaggio degli animali, sapere cosa piace ai propri cani e cosa può dare loro fastidio, rispettandone i limiti». Sono ormai riconosciuti e studiati i benefici dovuti alla presenza di animali in un contesto sanitario ed educativo. Come emerso anche durante il progetto “Annusiamo la giornata” portato avanti da Salvadori con il suo cane Olympia, un Levriero Galgo, amato da tutti i bambini del reparto pediatrico dell'Ospedale di Prato e della neuropsichiatria infantile del Giovannini.
Ma anche nelle esperienze portate avanti con gli alunni della scuola Don Bosco a Mezzana. Poi il cane Olympia se n'è andato. «E per molti bambini - spiega la psicoterapeuta - la sua morte ha significato anche imparare a elaborare il lutto». Salvadori ha lavorato anche con gli anziani, a Villa Serena e con le persone affette da Alzheimer dove il cane è stato un ottimo stimolo motorio - incitandoli alle passeggiate - oltre che essere «un bel gioco emotivo e di compagnia - prosegue Salvadori - permettendo agli utenti una nuova forma di relazione, un sorriso in più, condivisione di ricordi dei loro tempi giovani».
Il linguaggio solo corporeo del cane diventa una forma di comunicazione fuori dai soliti schemi verbali, una dimensione fisica e sensoriale. L'attività assistita con gli animali in strutture esterne ha regole precise per raggiungere gli obiettivi: «occorre una precisa programmazione degli incontri, concordata con il direttore e gli operatori della struttura - sottolinea la pet coach - Non c'è niente di improvvisato». Con i suoi tre cani, Salvadori non lavora e basta. Anzi. «Sappiamo quando lavoriamo e quando siamo invece nel nostro momento di svago, amare e conoscere il proprio animale è importante per l'attività. Poi arriva anche il nostro tempo, quello di stare insieme e divertirci, con ottima cucina naturale per cani, lunghe passeggiate, gite al mare o in campagna, momenti di relax sul tappeto del salotto».
In compagnia dei cani i bimbi si rilassano. Un cane tra i banchi di scuola può aiutare i bambini ad approcciarsi alle diversità, a comunicare senza utilizzare le parole o semplicemente può calmare. Un'esperienza, quella di pet therapy, che alla scuola elementare e dell'infanzia Don Bosco hanno provato per diversi anni aprendo le porte non solo agli alunni ma anche a Olympia il Levriero Galgo . «Abbiamo iniziato questo progetto con la materna per rispondere a una esigenza specifica - spiega la preside Alba Aquilano - avevamo alcuni bambini con difficoltà comportali e quando si è presentata l'occasione di sperimentare la pet therapy abbiamo subito aderito».
Così l'entrata periodica a scuola di Olympia rappresentava «una boccata d'aria, un momento atteso da tutti i bambini» aggiunge la preside.
«Poi abbiamo deciso di estendere il progetto a tutti i bambini e devo dire che grazie anche ai puntuali resoconti di Salvadori abbiamo acquisito una maggiore consapevolezza».
Gli animali sono oggi diventati protagonisti di tanti disegni dei bambini. Non solo cani ma anche orsi, leoni, scimmie. «Quest'anno lavoriamo sul Libro della Giungla!» racconta la maestra Francesca Miranceli che ha seguito anche il progetto con Olympia.
«All'inizio c'è stata una fase diciamo di studio da una parte il cane dall'altra i bambini, si sono avvicinati piano piano per conoscersi - continua la maestra - poi è diventato un momento atteso, di comunicazione e approccio alle diversità». E sono arrivati anche i risultati. «Abbiamo notato per esempio che una bambina che aveva difficoltà di linguaggio aveva creato un legame fortissimo con Olympia grazie alla quale ha iniziato a modo suo, a comunicare». Così come ha avuto effetti positivi su alunni iperattivi.
«E' come se il cane desse energia oltre a riceverla - precisa Miranceli - in alcuni alunni, quelli più agitati, toccarla e accarezzarla aveva un effetto calmante e rilassante».
La collaborazione tra la scuola Don Bosco e Diana Salvadori si è poi anche estesa con la creazione quest'anno di uno sportello gratuito di ascolto per le famiglie. «Uno spazio - sottolinea Salvadori - in cui insieme ad altri professionisti siamo a disposizione dei genitori per supportarli ad affrontare varie difficoltà dall'alimentazione, allo studio, al rapporto con i figli».
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Il levriero Olimpia tata dei bimbi autistici. «Sa che mio figlio adesso vede un cane e, di sua iniziativa, va dal padrone e chiede se può accarezzarlo? Questo è il miracolo che ha fatto Olympia». A parlare è la madre di un bambino autistico che oggi ha 10 anni e che quando era piccolo è stato “seguito” dal Levriero Galgo di Diana Salvadori. Un percorso realizzato dalla psicoterapeuta insieme a psicologi e genitori, negli ambulatori di neuropsichiatria infantile al Giovannini. «Quando era piccolo mio figlio aveva terrore dei cani - racconta la madre - invece adesso si avvicina senza problemi».
Durante gli incontri con Olympia al Giovannini, anche un gesto semplice come preparare il pasto per il cane diventava un'occasione per imparare a seguire il ritmo degli altri. «I bambini coinvolti in questa esperienza avevano varie difficoltà, disturbi da spettro autistico, disabilità psicofisiche - precisa Salvadori - con l'attività abbiamo raggiunto una serie di obiettivi: distrarre il bambino da un ambiente medicalizzato per rendere l'esperienza ospedaliera più un'avventura che un luogo di disagio, calmando stati di ansia, stimolando il miglioramento dello stato generale di salute fisica e psicofisica applicando piccoli esercizi di gioco, cura e nutrimento del cane». E' proprio l'esperienza sensoriale del toccare, accarezzare, annusare che ha catturato i bambini, li ha stimolati all'attenzione e a relazionarsi ma anche rispettare i limiti del cane.
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