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La Fratelli Meoni ceduta ai carpigiani: "Troppa concorrenza"
Lorenzo, nipote del capostipite Mario, spiega perché ha venduto alla Transtir la storica azienda di spedizioni: "Avremmo preferito un’intesa con un pratese"
PRATO. Quando Berta filava, negli anni d’oro del tessile pratese, la Fratelli Meoni ha spedito milioni di pezze in giro per l’Europa. In quegli anni Lorenzo Meoni non era ancora nato ma li ha sentiti raccontare tante volte dal nonno Mario, fondatore nel 1957 dell’azienda di spedizioni pratese che ora ha sede in via di Gonfienti all’Interporto. Poi la pesante eredità di Mario è ricaduta sulle sue spalle nel 2012, l’anno della scomparsa del capostipite, e nel frattempo molte cose erano cambiate. Per questo ora la Fratelli Meoni non è più pratese, è stata comprata dalla Transtir di Carpi e da gennaio gran parte dell’attività verrà gestita dall’Emilia.
La fusione per incorporazione del 100% delle quote sociali è stata perfezionata senza clamore a settembre. Presidente del consiglio di amministrazione è diventato l’imprenditore italo-svizzero Livio Selva, proprietario della Transtir, amministratore delegato Lorenzo Meoni, consigliere Andrea Meoni. La notizia è passata quasi inosservata all’esterno e tra i non addetti ai lavori, ma negli uffici di via di Gonfienti non pochi hanno pianto all’annuncio di Meoni. Per alcuni è un pezzo di Prato che se ne va. Non per il nipote di Mario, per anni presidente degli spedizionieri dell’Unione industriale, che prova a spiegare le ragioni della scelta degli eredi.
«Un tempo di spedizionieri non ce n’erano molti a Prato - racconta - Poi la concorrenza è aumentata e allo stesso tempo il volume delle merci è diminuito. Insomma la torta è più piccola e sono in tanti a volerne una fetta. Alla Fratelli Meoni avevamo bisogno di garantire flussi importanti di merci ai nostri clienti e un’adeguata gamma di servizi». La svolta è arrivata l’anno scorso quando Lorenzo Meoni ha incontrato Livio Selva, imprenditore di Mendrisio con la passione dei motori (corre nella Carrera Cup): «Ci ha fatto un’offerta concreta e il progetto ci è piaciuto. Noi siamo forti in Spagna e nell’Europa dell’est (la Meoni ha filiali in Galizia e in Polonia, ndr) e loro erano interessati a quelle rotte. Quando la fusione sarà a regime io resterò responsabile della filiale pratese Transtir e avrò un ruolo nella società».
«Certo - aggiunge Meoni - ragionando col cuore non avremmo mai fatto questa operazione, ma bisogna ragionare anche con la testa. Avremmo preferito trovare un accordo con uno spedizioniere di Prato, però nessuno ha mostrato interesse, nessuno ci ha incoraggiato su questa strada, e così abbiamo detto di sì alla Transtir». Che ha sborsato qualche centinaia di migliaia di euro per l’acquisizione (il capitale sociale della Fratelli Meoni è di mezzo milione) e si è portata a casa la storica azienda pratese.
Ora qualcuno teme un bel po’ di esuberi, come spesso accade quando va in porto una fusione, ma Lorenzo Meoni nega: «Un paio di persone se ne sono andate. Al momento non si prevedono altri esuberi. Qui a Prato continueremo a gestire il traffico con la Russia, che è un affare molto complesso e richiede competenze specifiche». In città restano altri spedizionieri, il più antico dei quali è Albini & Pitigliani, fondato nel 1945. Mario Meoni cominciò proprio lì prima di mettersi in proprio nel 1957.
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