Il Tirreno

Prato

Morello Marchese: "Ecco come farò funzionare l'ospedale di Prato"

di Ilenia Reali
Paolo Morello Marchese, direttore generale dell'Asl Toscana Centro
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Paolo Morello Marchese, direttore generale dell'Asl Toscana Centro

Intervista al direttore generale dell'Asl Toscana Centro all'indomani del via libera per il nuovo padiglione del Santo Stefano. "Mancano 50 posti letto, ma non dobbiamo esagerare. Stare troppo comodi allenta la tensione e peggiora le prestazioni"

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PRATO. Nel nuovo padiglione dell'ospedale Santo Stefano ci saranno 50 posti letto. Semplicemente perché questo è il numero necessario per evitare che si creino nuove criticità. A sostenerlo all'indomani dell'incontro in Regione è il direttore generale dell'Asl Toscana Centro Paolo Morello Marchese. Un anno fa quando arrivò a Prato come commissario a mancare - riferisce - erano poco meno di 100 posti letto. Un numero sceso, sulla carta, a seguito di una riorganizzazione degli spazi effettuata negli ultimi mesi per "alleggerire" i corridoi del pronto soccorso. La conseguenza è stata però un forte rallentamento della chirurgia programmata che, di fatto, ha perso tutti i letti .

Per avere il nuovo padiglione serviranno anni. E quindi oggi, cosa sta accadendo al Santo Stefano?
Direttore, quali sono le criticità maggiori dal punto di vista degli spazi?

«Il pronto soccorso. O meglio il collegamento tra il pronto soccorso e gli altri reparti. Una percentuale alta degli accessi al pronto soccorso, che poi devono andare nei reparti, sono di ambito medico. Per cui per dare sfogo agli ingressi, oltre ai posti di medicina, servivano altri 20-30 appoggi. Per evitare che i medici internisti andassero in giro a cercare i pazienti in tutto l'ospedale abbiamo assegnato 25 letti dell'area chirurgica all'area medica. In modo da creare un'unica area. Se l'area chirurgica di urgenza ha continuato a funzionare c'è stato però un rallentamente molto forte degli interventi programmati non solo a causa dell'occupazione dei posti letto ma anche per l'assenza degli anestesisti».

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Un intervento, quello effettuato, comunque insufficiente, giusto?

«Esatto, abbiamo attivato anche 19 letti a Villa Fiorita. Ora sono utilizzati all'80%, un dato molto alto e grazie a un lavoro di addestramenti stiamo cercando di fare in modo che il reparto funzioni come se si trattasse, esattamente, di un reparto di medicina. Poi abbiamo raddoppiato, da 12 a 24 i posti letto delle cure intermedie. E con la Rsa di Narnali ne attiveremo altri 20. Questo ci permetterà di aumentare le dimissioni dall'ospedale avendo dei punti esterni di appoggio. Una riorganizzazione di parte medica utile a determinare percorsi assistenziali più fluidi ed efficaci. Ma anche a portare beneficio al pronto soccorso dove ci sono giornate intere anche senza lettighe nei corridoi. Cosa che non era mai accaduta finora. Anche se adesso con il picco dell'influenza mi sa che riavremo momenti di emergenza».

Una riorganizzazione che però non ha aumentato il numero di posti letto (tranne per quelli di Villa Fiorita e delle cure intermedie). Li ha solo presi a chirurgia.

«Infatti dovrà partire la seconda fase di riorganizzazione: ridare 25 letti alla chirurgia programmata. A gennaio assumiamo 20 anestesisti e 6 sono assegnati a Prato. Il progetto prevede 20 letti aggiuntivi per l'area programmata. Li prenderemo in parte da un'area non utilizzata adiacente al blocco operatorio (10 posti letti) e gli altri dai day surgery che hanno molti letti ma non tutti attivati. Contemporaneamente abbiamo un accordo con il pronto soccorso affinché questi ulteriori spazi vengano lasciati alla chirurgia programmata in modo da non penalizzare ulteriormente i l servizio».

Detto così sembra che i problemi siano quasi risolti. In realtà l’ospedale è piccolo.

«Con queste operazioni abbiamo più o meno attivato 50 posti letto ma ne mancano altrettanti. C'è ancora in sofferenza tutta l'area dei pazienti che hanno avuto ictus, emorrogie cerebrali, cardiopatie gravi e scompensi cardiaci. Pazienti che hanno bisogno di un periodo di degenza più lungo e che adesso per gli spazi ridotti fanno da imbuto. Abbiamo per esempio bisogno anche di 10 posti per l'hospice che ricaveremo a Narnali. In linea generale siamo alla ricerca di altri 50 posti letto».

Quindi nel nuovo padiglione chi ci andrà?

«Tutto il reparto di osservazione breve a supporto del pronto soccorso e gli ambulatori di oculistica. Mentre dermatologia e reumatologia, contrariamente a quanto detto inizialmente, andranno nella palazzina di malattie infettive al secondo piano del vecchio ospedale. Lì non ci sono problemi legati alla normativa antisismica».

E' evidente che c'è stato un errore di programmazione. Con il nuovo ospedale sono stati tolti quasi 100 posti rispetto al vecchio. Non poteva funzionare…

«Il salto di qualità tra i servizi offerti dal nuovo ospedale rispetto al vecchio è inimmaginabile. E l'aumento di accessi al pronto soccorso non era prevedibile. Sono cresciuti di più di 30mila unità. Le fughe dei pratesi in altri ospedali si sono ridotte in modo considerevole».

Realizzare solo 50 posti letto non è rischioso? La città cresce a vista d'occhio, ci sono molti immigrati e i pratesi invecchiano. Il rischio è che quando il nuovo padiglione sarà pronto sarà nuovamente insufficiente.

«Il numero di letti deve essere strettamente necessario perché dare più letti delle reali esigenze significa non dare risposte al bisogno ma creare sacche di inefficienza nell'ospedale. Si spenderebbero cifre molto alte per far stare ricoverata gente che non ci deve stare. Stare troppo comodi con gli spazi allenta la tensione e peggiora le prestazioni. Il concetto è difficile ma l'ospedale è un'organizzazione complessa. E' come un'orchestra ma con molti direttori».
 

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