Sicurezza
Adesca ragazzina alla fermata del bus, arrestato per violenza sessuale
L'uomo, 57 anni, approfittando della situazione che la quindicenne stava vivendo ha abusato della studentessa per due mesi. Le diceva: "Non preoccuparti, mi prenderò io cura di te"
PRATO. L’aveva avvicinata mentre andava a scuola, alla fermata dell’autobus e facendo leva sul disagio della ragazzina, una quindicenne di Vaiano, che stava attraversando un momento difficile l’aveva convinta che lui avrebbe potuto aiutarla quasi sostituendosi alla figura paterna.
Una storia di estremo disagio in cui mancano punti di riferimenti, stimoli e un equilibrio affettivo. Un disagio sociale che rende fragili e facili vittime di chi offre delle alternative. La storia comincia sull'autobus che ogni giorno percorre il tratto di strada che collega la Valdibisenzio a Prato e che porta i ragazzi che vivono in Vallata in città, dove ci sono i principali istituti superiori. “Non preoccuparti. A te penserò io”, le ha detto più volte con fare affettuoso salutandola alla fermata oppure lungo il tragitto. L’uomo, un disoccupato senza fissa dimora di 57 anni, è stato ora arrestato per violenza sessuale, dopo un’indagine portata avanti dal comando dei carabinieri di Vaiano, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare del sostituto Valentina Cosci. E' accusato di aver istigato la ragazzina, consapevole di avere una superiorità psicologica, ad avere rapporti sessuali (anche se non completi) con lui.
A segnalare la vicenda la madre della quindicenne che si era resa conto che qualcosa non andava nel verso giusto. C’erano inspiegabili e numerose assenze a scuola, un atteggiamento strano e sfuggente della quindicenne e uno zaino, pronto per lasciare la famiglia. Intanto alcune persone del paese avevano segnalato ai carabinieri quell’uomo, originario di Pistoia, appartato in luoghi isolati con la studentessa. La vicenda andava avanti da un paio di mesi.
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A tradire la ragazzina una serie di menzogne che l’uomo, come risulta dalle intercettazioni telefoniche, le avrebbe raccontato. Come quella di un cugino, che lavora nei servizi segreti, e che si sarebbe occupato della sua copertura quando avesse deciso di fuggire di casa. Il parente, risultato inesistente, l’avrebbe chiamata per confermarle il tutto. Telefonate assurde, fatte dall’indagato camuffando la voce, in cui si confermava che “sì, anche lui sapeva dell’amore che provava il congiunto per lei e che per questo l’avrebbe aiutata”. Dalle intercettazioni emerge anche il tentativo di convincerla ad avere rapporti sessuali completi dal momento che i loro contatti non erano considerati dall’uomo più sufficienti.
Poi la voce si era sparsa. Era arrivata alla famiglia e ai carabinieri, a coloro che usano i mezzi pubblici per spostarsi dalla Vallata a Prato, da chi frequenta i giardini della Passerella e che avevano notato quell’uomo appartarsi in luoghi isolati con quella studentessa, davvero troppo giovane.
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