Sicurezza
Stoviglie, tavoli e registri intatti, viaggio nel ristorante fantasma
Prato, “La Collina” a Schignano è chiuso da otto anni e si è trasformato in un rudere: siamo andati a vedere
PRATO. Negli anni d'oro era famoso per la cucina di pesce a buon prezzo, una vista mozzafiato e l'ospitalità. Oggi del ristorante "La Collina" di Schignano, una struttura ricettiva che abbinava al momento della tavola la possibilità di pernottare nelle camere collocate primo piano, resta un edificio fatiscente: vetri rotti, porte divelte, una facciata in rovina e un ampio piazzale con erba alta e rifiuti dimenticati. Ecco come appare il ristorante "fantasma" della collina di Schignano, da cui prende spunto il nome che campeggiava sull'insegna prima della sua sparizione.
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L'edificio è abbandonato dal 2008, anno a cui risale la chiusura dell'attività dopo una serie di sfortunate gestioni. Nel frattempo le intemperie e lo stato di abbandono hanno reso l'immobile incompatibile con il paesaggio circostante (che offre molti sentieri e itinerari per gli amanti delle passeggiate) tanto da sollecitarne più volte un intervento. La prima preoccupazione dei cittadini è che l'edificio possa essere diventato col tempo rifugio di abusivi. Su suggerimento di uno dei nostri lettori, nei giorni scorsi abbiamo fatto un rapido sopralluogo sul posto per renderci meglio conto delle condizioni in cui versa l'immobile.
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Anche se l'ingresso è delimitato da un cancello e un cartello appeso all'inferriata indica il divieto di accesso, è facile introdursi all'interno della proprietà passando attraverso la ringhiera, nel punto in cui alcune sbarre sono cadute. Chiunque può recarsi all'interno della struttura, i cui pavimenti, erosi, sono ricoperti di polvere e calcinacci. Le stanze abbandonate sono ancora tutte riconoscibili, nonostante le pareti sgretolate e i vetri delle finestre rotti: il salone per i clienti, parte del quale occupato da un lungo bancone, è collegato con una cucina in cui è ancora presente il piano cottura con una cappa aspirante penzolante dal soffitto. Un servizio di piatti polveroso e integro è appoggiato per terra a una delle pareti all'ingresso.
Sul bancone collocato all'entrata dell'edificio sono rimasti abbandonati un vecchio notes delle ordinazioni, un menù ancora sfogliabile e un raccoglitore contenete documenti cartacei dell'attività. Al primo piano dell'immobile si trovano le camere distribuite su entrambi i lati del corridoio. Le stanze sono tutte dotate degli arredi, ma completamente inospitali: materassi rovesciati per terra, armadietti scassati e finestre completamente sgangherate; le lampade da muro cadono pezzi e i bagni sono inagibili, oltre che quasi inaccessibili. A parte qualche indumento e qualche altro rifiuto abbandonato non si ha la sensazione che l'ambiente sia abitato da qualcuno. Niente fa pensare a un'occupazione abusiva dei locali. Detto questo, resta il problema di un immobile abbandonato da troppi anni in uno stato di degrado, che stride con la vocazione naturalistica della zona.
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