Il Tirreno

Prato

Tentato omicidio di via Cava, chiesti 8 anni per padre e figlio

Una volante della polizia
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Una volante della polizia

Prato, Alessio e Alfonso Siminoli, rispettivamente di 19 e 60 anni, sono comparsi davanti al giudice per l'aggressione di un giovane di 26 anni avvenuta lo scorso maggio. La sentenza rinviata al 9 dicembre

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PRATO. Una spedizione punitiva portata a termine da due persone: padre e figlio, finita con un giovane di 26 pestato selvaggiamente, colpito in testa da alcuni colpi di accetta e ricoverato in prognosi riservata. Era una sera dei maggio 2016. La vittima, fortunatamente si è salvata, gli aggressori, padre e figlio, Alessio e Alfonso Siminoli, rispettivamente di 19 e 60 anni, sono finiti sotto processo con l’accusa di tentato omicidio aggravato.

Lunedì 21 novembre, assistiti dagli avvocati Cristina Meoni e Simone Quattrini (avvocato di parte civile Barbara Mercuri) sono comparsi davanti al giudice per le udienze preliminari per il giudizio con il rito abbreviato. Il sostituto procuratore della Repubblica Laura Canovai ha chiesto, a carico di entrambi, una condanna a 8 anni di carcere. Il processo è stato rinviato al 9 dicembre per la sentenza.

I fatti processuali risalgono a sei mesi fa. Quella sera di maggio Alessio Siminoli, come spesso accadeva, si reca nel circolo di via Cava. Gli atti raccontano di una lite tra quasi coetanei, finita a cazzotti, e scatenata da futili motivi: Seminoli incontra un giovane, lo saluta, ma per tutta risposta riceva un “Che cavolo mi saluti”. Gli animi si surriscaldano, questioni di attimi e parte il primo pugno, al quale ne seguono altri. Siminoli ha la peggio, va a casa, incontra il padre ed è lì che viene organizzata la vendetta. Consumata qualche ora più tardi.

Padre e figlio si mettono in auto, l’uomo alla guida, il ragazzo di fianco. Cercano il giovane, lo trovano che sta attraversando la strada. Secondo la prima ricostruzione l’auto tenta di investire il pedone che con un balzo schiva l’impatto e ripara sul marciapiedi. Padre e figlio allora scendono dalla macchina e parte il pestaggio. Secondo l’accusa, Alessio Siminoli, armato di un’accetta infierisce, lasciando il corpo del giovane esanime lungo il marciapiedi. Un mese dopo saranno arrestati su provvedimento di custodia cautelare.

L’accusa ha chiesto la derubricazione del reato in lesioni aggravate in quanto l’arma da taglio con la quale la vittima è stata ferita, non è mai stata trovata. Spetterà al giudice anche questa decisione.

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