Toscana
Sciopero dei tessili, in 500 sotto il palazzo di Confindustria - Foto
Prato, dopo venti anni, i lavoratori del comparto tessile protestano per il difficile rinnovo del contratto di lavoro. Sotto il palazzo dei "padroni" i manifestanti gridano lo slogan "Vergogna, vergogna" . I dati di adesione diffuso da Sistema Moda Italia: in Toscana la percentuale più bassa
PRATO. In circa 500 lavoratori tessili hanno protestato per le difficili trattative in corso per il rinnovo del contratto del settore industria, lunedì 21 novembre. Le bandiere di Cgil, Cisl e Uil hanno sventolato sotto il Palazzo dell'industria. Più volte i lavoratori hanno gridato "vergogna" all'indirizzo delle finestre del palazzo che ospita l'associazione dei datori di lavoro.
Tra le contestazioni, che hanno portato operai e impiegati a protestare dopo 20 anni, la mancata volontà di concedere aumenti certi e gestione di orari di lavoro concertati.
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L'iniziativa delle lavoratrici e dei lavoratori della Toscana si inserisce nel quadro più generale di proteste e mobilitazioni unitarie in atto nell'intero paese che riguarda gli oltre 400mila addetti (di cui circa 40mila in Toscana) delle aziende del tessile/abbigliamento il cui contratto di lavoro è scaduto da oltre 7 mesi.
“Le lavoratrici e i lavoratori tessili della Toscana hanno fatto sentire la propria voce - dichiarano Fabio Berni, segretario generale della Filctem Cgil Toscana, e Massimiliano Brezzo, segretario regionale Filctem Cgil con delega al Settore Tessile - per ribadire l'importanza del Contratto Nazionale di Lavoro e la necessità di giungere quanto prima alla conclusione della trattativa per il suo rinnovo. L’auspicio è chiudere sul Contratto, ma se non arriveranno risposte adeguate dalle controparti la mobilitazione potrà proseguire". Tra i lavoratori scesi in piazza a Prato c’è stato anche disappunto sul comunicato di Sistema Moda Italia, arrivato a poche ore dallo sciopero, in cui si fa una ricostruzione inesatta della vertenza.
"Riteniamo profondamente sbagliata - continuano i rappresentanti della Filctem Toscana - la posizione di SMI e, su alcuni aspetti, palesemente in contrasto con le posizioni ufficiali più volte affermate dai rappresentanti delle imprese. Non possiamo infatti interpretare diversamente alcune proposte avanzate dalla delegazione datoriale al tavolo di trattativa, come quella di accentrare a livello nazionale la discussione su alcune materie, come l’orario e le classificazioni, oggi demandate alla contrattazione aziendale, riducendo in questo modo lo spazio del secondo livello di contrattazione.
"Dai lavoratori della Toscana è arrivata una risposta forte e chiara: vogliamo un contratto e un salario dignitoso - hanno detto il segretario UilTec Toscana Andrea Di Caro e il segretario Femca Cisl Massimo Guerranti - Al presidio di Prato è stata altissima la partecipazione perché siamo stanchi di una parte datoriale che fa orecchie da mercante, in un settore che tra l'altro è considerato come cruciale e fondamentale per il sistema economico italiano".
"Il nostro auspicio - hanno aggiunto i segretari - è che, al più presto, si torni al tavolo per trattare. Ma è chiaro che non siamo disponibili a sottoscrivere qualunque accordo, l'interesse dei lavoratori del comparto deve essere salvaguardato e tutelato. Se così non sarà è naturale che ci saranno altre iniziative che, come sindacato, prenderemo".
In serata il Sistema Moda Italia ha diffuso i dati di adesione allo sciopero. "Si comunicano le adesioni dei lavoratori delle aziende associate a SMI allo sciopero riguardante le aziende del settore tessile abbigliamento moda con sedi nelle regioni Marche, Emilia Romagna, Toscana.
Regione Marche: Operai : 34,77%, Impiegati: 12,00% media operai/impiegati : 31,84%
Regione Emilia Romagna: Operai : 37,39%, Impiegati: 28,16% media operai/impiegati : 30,21%
Regione Toscana: Operai : 19,24%, Impiegati: 1,94%, media operai/impiegati : 13,08%
Non risultano significative adesioni allo sciopero in altre regioni, compresi territori con una forte presenza di imprese del tessile abbigliamento moda come Campania, Puglia, Abruzzo e Umbria.
Complessivamente, nelle regioni sopra indicate la rilevazione ha riguardato un campione di 280 aziende, con circa 30.000 dipendenti.
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