Il Tirreno

Prato

Abbracciamoci, è gratis - Foto

di Paolo Nencioni
Abbracciamoci, è gratis - Foto

Prato: un gruppo di amici va in giro per ore dispensando affetto ai passanti

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PRATO. C'è il pensionato che si irrigidisce e spiega che lui la moglie ce l'ha già, c'è quello che subisce stoicamente senza togliere le mani dalle tasche, c'è il pachistano che non sa se si può fare, ci sono i cinesi che scantonano, ma alla fine un abbraccio lo prendono tutti o quasi. Perché in fondo che cosa c'è di più consolante e liberatorio di un abbraccio, anche (ma forse soprattutto) se arriva da un perfetto sconosciuto?


È la semplice idea messa in pratica ieri a Prato e in un’altra quindicina di città italiane da chi si riconosce nel gruppo Abbracci gratis - Free hugs, un movimento spontaneo che ha preso le mosse 12 anni fa a Sydney, in Australia, e che poi dall'emisfero australe si è diffuso in molti paesi occidentali. Si tratta di dotarsi di un cartello con la scritta “Abbracci gratis”, scendere in strada e abbracciare il primo che capita. Gratis non perché l'abbraccio di norma si debba pagare, ma si sa che quella parolina è spesso magica.


A Prato, per la prima volta, l'iniziativa l'ha presa Serena Ciaramelli, che ieri pomeriggio insieme a Simonetta Pinureddu, Elena Sanesi e Andrea Lazzeri ha percorso per qualche ora le strade dello struscio dispensando un numero imprecisato di abbracci. Serena fa l'infermiera in ospedale: alle due ha finito il turno e alle quattro era già in azione. «Beh, all'inizio non è stato facile - spiega mentre si guarda intorno per scegliere il prossimo fortunato - La gente non è abituata e c'è un po' di imbarazzo, ma poi capiscono e si sciolgono».

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Non tutti alla stessa maniera, va detto. «Sì, abbiamo trovato diversi pachistani che si sono dimostrati un po' timorosi» aggiunge. Coi cinesi rischiava di andare anche peggio. Serena e gli altri tre si avvicinano a due donne in bicicletta, che tirano dritto. Provano con altri due orientali a piedi, che vanno via a passi lunghi e ben distesi. Infine bloccano un cinese isolato, gli mostrano la scritta fatta apposta per lui (Mianfei Yongbao) e, bingo! spunta un sorriso e sboccia l'abbraccio, subito replicato da una giovane mamma cinese.


«Ecco, lo scopo è proprio questo - spiegano Elena e Simonetta - Scendere in strada e conoscersi, annullare le distanze, superare le differenze di sesso, razza, religione e credo politico. Al giorno d'oggi in una città come Prato spesso non si conosce nemmeno il vicino di casa».


Eppure, sarà perché Serena ci è portata, ma in certi abbracci visti ieri sembrava di assistere all'incontro tra due vecchi amici che si ritrovano dopo tanto tempo. Strette calorose, prolungate, sorrisi franchi. Mettiamoci anche che la situazione era ideale: temperatura di nuovo mite, il centro illuminato dalle vetrine dei negozi aperti, atmosfera già pre-natalizia. E tanti attivisti per il No al referendum che pur di consegnare un volantino, di abbracci ne avrebbero presi anche due.


E poi, sì, anche qualche risata per un principio di equivoco, quando le mogli rimaste un po’ indietro alzano le sopracciglia alla vista dei mariti che si stringono a quelle donne mai viste prima. Chiarito il malinteso, l’abbraccio tocca anche a loro, che si riprendono i consorti e ne fanno argomento di dibattito per vincere quel principio di noia da domenica pomeriggio.


A fine serata i quattro “abbracciatori” fanno un primo bilancio dell’iniziativa e si mettono d’accordo per una meritata pizza. Sembra sia andata bene, tanto bene che il prossimo 18 dicembre vogliono farne una replica. Si chiamerà “A Natale regalati un abbraccio” e sarà ancora nelle strade del centro storico. L’unica incognita in questo caso è che siamo a ridosso delle festività e c’è il rischio che qualcuno scantoni non perché non vuole l’abbraccio gratis, ma perché è troppo preso dallo shopping compulsivo, a pagamento.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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