Finanza
«È una città a misura d’uomo»
Monash, il campus australiano ospita in un anno circa seicento studenti
PRATO. Restano a Prato minimo due settimane e massimo tre mesi gli studenti della Monash, il campus dell'università australiana in via Pugliesi. Dal prossimo anno la novità consisterà in un progetto pilota che prevede il semestre per lettere e filosofia. In un anno sono 600 gli studenti che arrivano in Toscana per frequentare corsi intensivi che vanno dal design agli studi umanistici. Ed arrivano anche ragazzi di altre università per un corso di Legge particolare dove gli alunni fanno una comparazione con i vari sistemi giuridici dei loro paesi. La Monash si trova in palazzo Vai in via Pugliesi che è anche un centro di ricerca e conferenza. Molti ragazzi cinesi si iscrivono all'università di Melbourne proprio perché vogliono frequentare il campus a Prato. Interessante il progetto che coinvolge gli studenti che affiancano i docenti nelle scuole della città. Ci sono, ad esempio, ragazzi orientali che insegnano inglese e anche il cinese nelle scuole dove è prevista questa lingua. «L'iniziativa fu lanciata nel 2013 - racconta Loredana D'Elia coordinatrice dei programmi accademici, corsi e tirocini - e la cosa ha avuto molto successo. I ragazzi sono molto entusiasti di arrivare in Toscana e qui a Prato si sentono soddisfatti, in una città a misura d'uomo. Le nostre lezioni - prosegue - si tengono dal lunedì al venerdì, poi i ragazzi hanno il fine settimana libero. Molti di loro viaggiano anche all'estero. A differenza degli italiani gli stranieri hanno una concezione diversa delle distanze. Per loro prenotare un aereo per andare, ad esempio, un fine settimana a Berlino è come per noi prendere il biglietto dell'autobus». Si passa, quindi, al capitolo alloggi. «Gli troviamo sistemazione presso alcuni residence in città - dice Loredana D'Elia - ma la cosa di cui c'è bisogno è uno studentato che al momento manca». Vanno molto bene gli scambi di conversazione e, come per la New Haven, i family dinners. «E poi - aggiunge D'Elia - alcuni tirocinanti sono rimasti in contatto con i docenti delle scuole dove hanno insegnato e tengono anche lezioni a distanza, altri sono tornati a Prato a distanza di tempo, segno del legame che si è venuto a creare». Anche per la Monash ci sono visite ad alcune città italiane che fanno parte del pacchetto che l'università offre ai ragazzi tutti molto colpiti dalla familiarità con cui vengono accolti da Prato. «La sera i giovani frequentano il centro - termina Loredana D'Elia - vanno in qualche pub e passano alcune ore insieme».(a.b.)
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