Il Tirreno

Prato

"Le case della moda hanno gli occhi puntati sulla nostra città"

Ilenia Reali
I nuovi insediamenti produttivi in costruzione al Macrolotto due
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I nuovi insediamenti produttivi in costruzione al Macrolotto due

Prato, il rappresentante tessile e dell'abbigliamento Paolo Morini racconta cosa sta accendendo nelle confezioni

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PRATO. C'è un mondo che sta crescendo sotto la cenere. Che fa meno notizia dei blitz e dei controlli ma che sta trasformando l'economia della città. E non solo. E' quel mondo che si comincia a vedere con i nuovi progetti per costruire capannoni realizzati nel Macrolotto 2. Un'esplosione dell'industria del pronto moda e delle confezioni, prevalentemente cinese ma non solo, che si sta concentrando nella nostra area e che cerca, almeno per quanto riguarda una parte degli imprenditori, un'emersione, anche sociale.

«Ci sono tre fasce di aziende di pronto moda. E da qui bisogna partire per leggere cosa sta accadendo», spiega Paolo Morini, rappresentante tessile e dell'abbigliamento con rapporti con le due facce della medaglia del manifatturiero pratese. «C'è il gruppo delle grandi aziende di pronto moda italiane, che hanno operato principalmente nella zona di Bologna e che fanno capi di qualità alta, che fanno ricerca e sfornano continuamente novità sia nello stile sia nei colori. Poi ci sono aziende cinesi che si sono strutturate e che lavorano per i grandi gruppi di abbigliamento italiani e non. Hanno imparato a lavorare bene e si sono anche qualificate dal punto di vista aziendale. Poi ci sono i pronto moda più piccoli, che sono concentrati nella zona del Macrolotto di Iolo, e che non sono integrati nel sistema».

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E’ questo terzo gruppo che fa sì che a Prato l'economia del distretto cinese dell'abbigliamento sia percepita in modo negativo impedendo di guardare con attenzione agli altri. «Una lettura miope anche se giustificata dalla situazione di alcune aziende - è il parere di Morini - che impedisce alla città di cogliere i frutti di quella che potrebbe essere una trasformazione strutturale del tessile cittadino. Le case di moda del mondo stanno spostando le loro produzioni cercando luoghi più sicuri dal punto di vista politico consapevoli che la Cina, per quanto riguarda i costi di produzione, sta diventando sempre meno vantaggiosa. Ecco quindi che realtà come quella di Prato sono appetibilissime. Questi grossi gruppi stanno però andando allo sbaraglio, cercando contatti con le aziende di confezione attraverso contatti personali e non potendo trovare controparti che chiamerei istituzionali».

E' quindi arrivato il momento di prendere in mano la situazione. «Bisognerebbe riuscire a lavorare su un marchio di confezionisti. Qualcosa di certificato e che dia l’opportunità alle aziende di creare delle reti per presentarsi ai grandi marchi. Questo porterebbe a una crescita della percentuale di regolarizzazioni. Un marchio sarebbe lo stimolo giusto per emergere e per far venir fuori chi di fatto già sta cercando di mettere in ordine le proprie aziende che spesso sono gestite da cinesi di seconda, talvolta terza, generazione. Un lavoro di questo tipo, di coordinamento, potrebbero provare a farlo le istituzioni, le associazioni di categoria».

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Ma la città che vantaggi ne avrebbe? «Anche se in modo caotico- conclude Morini - è ormai sicuro che Prato sta diventando il cuore del pronto moda italiano e europeo. Tutte le imprese puntano ad avere sedi commerciali qui da noi e i clienti di tutto il mondo passano di qui. E continueranno ad aumentare. Servirebbero quindi strutture come alberghi, ristoranti, servizi. Noi abbiamo una ricchezza che può aiutarci a far ripartire tutto il sistema tessile e riportarci a essere un'isola felice. Negli anni Cinquanta lo fece il tessuto, ora potrebbe farlo l'abbigliamento. Ma è evidente che i due mondi si legherebbero. Bisogna provare a dare ordine a questo cambiamento spontaneo e sfruttarlo. Innaffiando il nostro orto per poter raccoglierne i frutti. Il rischio altrimenti è che a beneficiarne saranno solo coloro che possono speculare su quanto sta avvenendo».

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