Sicurezza
Casa Agar, ricovero delle donne senzatetto
Il centro di Tobbiana è stato inaugurato ieri e sarà gestito dalla Caritas, potrà ospitare al massimo sette persone
PRATO. Gli arredi sono colorati e gli spazi ben divisi, giusto per salvaguardare un minimo di privacy. Tavolo e cucina a piano terra, quanto serve per ritemprarle dal freddo: le storie di sette donne s'incroceranno tra un pasto caldo, una coperta e una tazza di tè. Vita di strada, vita da homeless. Vita ai margini che rimane alle spalle tra le quattro mura di Casa Agar, a Prato il primo centro per donne senza fissa dimora gestito dalla Caritas diocesana. Nasce dalla ceneri del vecchio scudo crociato (per tanti anni qui c'era la sede della Dc) e di un circolo sportivo (la "Tobbianese") alla periferia di Prato, nel centro abitato di Tobbiana. C'è un motivo. È' stato il cuore generoso dei tobbianesi a far sì che questo immobile diviso su due piani divenisse a servizio della comunità. Era il 1947, a Prato c'era voglia di rinascita. Otto tobbianesi iscritti alla Dc (Crisante Bastogi, Mario Bartolozzi, Siro Cocchi, Filiberto Guarducci, Rolando Fabrizio Lenzi, Ivan Marlini, Remo e Emor Querci) si rimboccarono le maniche per dare vita a "Casa Nostra" come spazio di aggregazione per la comunità: per anni fu una sede di partito, poi fu data in affitto a un dentista. Ma negli ultimi anni l'immobile era rimasto vuoto, finché il figlio di uno dei costruttori, Sergio Bastogi, non riuscì a convincere gli eredi della bontà di un'opera di beneficenza. E così Casa Agar, donata alla Caritas diocesana, oggi è di proprietà della parrocchia di San Silvestro di Tobbiana. Il riferimento biblico non è casuale. Questo riparo per donne è intitolato al nome della schiava egiziana di Sara, moglie di Abramo, ripudiata insieme al figlio. «Come Dio si prese cura di Agar, questo luogo accoglie le donne abbandonate - sottolinea il vescovo Franco Agostinelli - Un'opera come questa non cade dal cielo ma richiede mente e cuore.
Non c'è solo il cuore della comunità di Tobbiana che quasi sessant'anni fa volle fortemente questa casa per donarla alla chiesa. Per finanziare il progetto che dai primi di dicembre toglierà della strada sia le donne che arrivano dalla rete dei centri d'ascolto Caritas, sia quelle segnalate dai servizi sociali del Comune per l'emergenza alloggiativa (il tempo massimo di permanenza è di un mese), si son frugate in tasca tante realtà tra Caritas, circoli, associazioni, fondazioni e imprenditori, persino una band musicale cresciuta in seno al mondo delle parrocchie (la Rut Band). Troppo nobile la causa perché non potessero coesistere insieme il circolo Arci di Cafaggio e l'Mcl provinciale, un'azienda del distretto come la Pointex e tre associazioni cinesi (imprese Italia - Cina, comunità del Fujian, associazione per gli scambi culturali fra le imprese Italia - Cina), due Fondazioni (Cassa di Risparmio di Prato e "Il cuore si scioglie").
Il risultato è che finora sono stati raccolti 92mila euro a fronte di un investimento complessivo di 120mila euro per riqualificare l'immobile di via di Casale 55 e dotarlo dei servizi necessari. Le tre associazioni cinesi hanno versato duemila euro a testa: una in particolare, quella del FuJian, ha donato anche i letti facendoli arrivare dalla Cina. Sei i posti più uno destinato alle emergenze dell'ultimo minuto: l'asilo notturno, gestito da una ventina di volontari opportunamente formati, è aperto dalle 18 alle 9. «Le richieste non mancheranno - ammette Idalia Venco, direttrice della Caritas - e lavoreremo in collegamento con la ronda notturna». Collegamento prezioso vista anche l'ubicazione in periferia della struttura mentre l'asilo notturno per gli uomini rimane in via del Carmine. E tra le prime a bussare alla porta di Casa Agar, una ragazza di origine marocchina residente a Prato, in cerca di riparo, ora costretta a passar la notte nei locali pubblici di Firenze.
Maria Lardara
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