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Falsi permessi di soggiorno: 15 arresti e 83 indagati - Video
Prato, l'operazione "Colletti bianchi" coinvolge professionisti, imprenditori e cittadini italiani e cinesi. Provvedimenti nei confronti di titolari e dipendenti dello studio Robbi (commercialista) e dello studio Rosini (ragioniere) entrambi consulenti del lavoro con sede a Prato ma anche a Verona e Mantova il primo, ed a Prato e Pistoia il secondo. I nomi
PRATO. 15 arresti, 19 misure interdittive, 83 indagati e 111 perquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza di Prato. Si è conclusa oggi, mercoledì 15, alle prime luci dell’alba, con l’impiego di 400 militari una vasta operazione di Polizia giudiziaria condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Prato, che ha portato all’arresto di 15 persone (3 in carcere e 12 agli arresti domiciliari) nonché alla notifica di 19 misure cautelari dell’obbligo di dimora ed alla denuncia di 49 persone a piede libero. In totale 83 le persone indagate, nei cui confronti sono state eseguite 111 perquisizioni, fra locali e domiciliari.
In carcere sono finiti Filippo Rosini (44 anni, residente a Pistoia), consulente del lavoro dell'omonimo studio contabile con sedi a Prato e Pistoia; Alberto Robbi (47 anni residente a Vigasio, provincia di Verona), commercialista titolare degli omonimi studi con sede a Verona e filiale a Mantova) e Rongchang Zhong alias Jimmy (31 anni, residente a Milano. Agli arresti domiciliari Chunchaun Liu alias Francesca (28 anni residente a Prato) ditta studio Rosini; Sandra Huang (20 anni residente a Prato), ditta Rosini; Viviana Baldan (26 anni residente a Prato), ditta Rosini; Silvia Papi (39 anni residente ad Agliana), ditta Rosini; Chiara Troni (33 anni residente a Prato) ditta Rosini; Lina Pan (22 anni residente a Prato), ditta Robbi; Shanshan Zhao alias Melody (20 anni residente a Prato), ditta Robbi; Keyang Ren (38 anni residente a Prato) cliente Rosini; Liwei Tu (34 anni residente a Prato) cliente Rosini; Shenhai Ye (46 anni residente a Prato) cliente Robbi; Jianhua Hu (29 anni residente a Prato) cliente Robbi. Ai domiciliari figura anche una cinese minorenne di 16 anni della ditta Robbi.
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Sono questi i numeri di una imponente indagine, denominata “Colletti bianchi” condotta su delega dei sostituti Procuratori della Repubblica, Antonio Sangermano e Lorenzo Gestri, su coordinamento del Procuratore Capo, Giuseppe Nicolosi, nei confronti dei titolari e dipendenti di 2 studi di consulenza, lo studio Robbi (commercialista) e lo studio Rosini (ragioniere) entrambi consulenti del lavoro con sede a Prato ma anche a Verona e Mantova il primo, ed a Prato e Pistoia il secondo.
Pesantissime le accuse formulate nei loro confronti: associazione per delinquere, truffa aggravata all’Inps, induzione alla falsità ideologica commessa da Pubblico Ufficiale in atti pubblici, violazione alla normativa sul rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno, oltre alle violazioni della normativa in materia di immigrazione clandestina. Più nello specifico, i titolari ed alcuni dipendenti dei 2 studi professionali, alcuni dei quali di origine cinese, avvalendosi ciascuno della propria struttura organizzativa di consulenza, avrebbero posto in essere una attività di favoreggiamento alla permanenza, in condizioni di illegalità, di un elevatissimo numero di cittadini extra-comunitari, soprattutto cinesi, sul territorio nazionale.
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Dietro laute parcelle, non fatturate, titolari e collaboratori dei 2 studi professionali fornivano, di fatto, una “consulenza illegale”, basata sulla produzione di falsa documentazione: buste paga, bilanci, assunzioni e certificati falsi, sostituzione di persona. Tutto era consentito pur di ottenere un rinnovo del permesso di soggiorno. Il comportamento più frequentemente riscontrato nel corso delle indagini è stato quello relativo alle fittizie assunzioni e alla correlata emissione delle relative false buste paga, legittimanti il requisito del sostentamento economico, necessario per il rilascio del rinnovo del permesso di soggiorno.
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Le assunzioni, che risultavano regolari (anche a seguito delle comunicazioni previste al Centro per l’Impiego e poi alla Questura) venivano tuttavia eseguite al solo scopo, e per il tempo necessario e sufficiente, ad emettere le buste paga in prossimità delle date di scadenza dei permessi di soggiorno, dietro pagamento di un corrispettivo da parte del “presunto dipendente”. Una volta ottenuto lo scopo, e cioè il rilascio del rinnovo del permesso di soggiorno, piuttosto che la carta di soggiorno o il ricongiungimento familiare, l’operaio cinese veniva, il più delle volte, formalmente licenziato, rimanendo comunque a lavorare, generalmente “in nero”. In sostanza una indagine complessa, di polizia giudiziaria ma anche di polizia economica e finanziaria, li dove, di fatto, tutto era ammesso e tutto era possibile pur di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno.
Era infatti quest’ultimo documento il vero obiettivo degli indagati. Specie nell’ambito di quella parte della comunità cinese che tutt’ora opera in condizioni di illegalità, sfruttando soggetti prestanome, lavoratori a nero, imprese in totale o parziale evasione fiscale e contributiva e/o incurante delle norme sulla sicurezza dei lavoratori e del luoghi di lavoro, della legislazione igienica e sanitaria nonché di quella fiscale e contributiva. Ottenere un falso rinnovo del permesso di soggiorno, d’altra parte, oggi è un grosso affare. Significa disporre di soggetti che resteranno per sempre impuniti, spesso addirittura non rintracciabili: L’ideale per svolgere funzioni di prestanome, intestarsi una ditta apri e chiudi o far ricadere su soggetti inesistenti, o non più presenti sul territorio dello Stato, responsabilità penali e/o amministrative
LE REAZIONI
"Il 1 dicembre del 2013, giorno del tragico rogo della Teresa Moda a Prato, in cui sette operai cinesi (cinque uomini e due donne) morirono nel rogo della fabbrica dove lavoravano ma anche vivevano, è stato lo spartiacque" ha detto il presidente della Regione Enrico Rossi commentando a caldo la notizia. "Da allora l'impegno istituzionale si è rafforzato con attività di prevenzione, controllo, percorsi paralleli di rientro e di 'affiancamento'", ha continuato. "Non devono esistere zone franche, i diritti dei lavoratori sono al centro della nostra politica ed è per questo oggi plaudo all'iniziativa della Procura di Prato e della Guardia di Finanza che con la loro attività di repressione ci consentono di lavorare meglio affinché emerga dall'illegalità il valore di un'economia sommersa che Irpet stima aggirarsi i ntorno al miliardo di euro l'anno".
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"Il rispetto delle regole a trecentosessanta gradi e l'affermazione del principio di legalità, da parte di tutti e in tutti gli aspetti della vita economica e sociale, sono orizzonti irrinunciabili. Senza legalità non c'èrispetto della dignità delle persone, del lavoro e della convivenza civile. Per questo vogliamo complimentarci con la Procura di Prato e la Guardia di Finanza per l'operazione condotta contro un sistema che favoriva l'immigrazione clandestina e il rilascio di falsi permessi di soggiorno". Così il sindaco e il vicesindaco di Prato, Matteo Biffoni e Simone Faggi, hanno commentato la maxioperazione "Colletti bianchi", coordinata dalla Procura di Prato ed eseguita dalla Guardia di Finanza che scattata all'alba di oggi e che ha portato a centinaia di perquisizioni in ditte cinesi e studi di professionisti, a Prato e più in generale in Toscana e nel resto del Paese. Il sindaco Matteo Biffoni ha commentato l'operazione anche su Rai 3, nel corso della puntata odierna di "Agorà", dove questa mattina era ospite.
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