Gioco
Due anziane ospiti si incatenano alla Rsa «Non trasferiteci»
La protesta di Loretta, Mara, Romolo e gli altri per evitare di lasciare Narnali dove ora hanno «una famiglia»
PRATO. Romolo per tutta l’estate ha coltivato l’orto nel giardino della Residenza sociale di Narnali. E quando i pomodori erano maturi li portava nella sala da pranzo, si sedeva al tavolo con Mara e Loretta, li affettava e li mangiava con le due signore raccontandosi che sì, nei supermercati, non si trova più la frutta e la verdura di una volta. Ogni giorno agli stessi orari, allo stesso tavolo, con gli stessi commensali. Ormai la Rsa di Narnali, dopo i maltrattamenti emersi con un’inchiesta nel luglio del 2015, si era trasformata - grazie anche al personale completamente cambiato - da Inferno in Paradiso.
Ieri Loretta Ciabatti e Mara Benedetti avrebbero dovuto lasciare la Rsa per andare nella nuova destinazione, la Rsa di Santa Caterina. Romolo Ceccarelli le avrebbe raggiunte nelle prossime settimane insieme al gruppetto di 12 anziani, tra i più attivi, destinati a rimanere nella stessa struttura.
Ma tutti loro volevano davvero lasciare quel posto che finalmente avevano imparato ad amare? Volevano realmente perdere quelle dolci assistenti che concedevano loro sempre quell’oretta di sonno in più alla mattina?
No, si sono risposti. Non lo volevano e non era neppure giusto distruggere il loro piccolo mondo. E i tre amici, o forse sarebbe meglio dire fratelli, hanno messo in piedi - coinvolgendo un altro gruppetto di ospiti - una protesta. Loretta e Mara si sono “incatenate” con un piccola catenella e hanno esposto un grosso cartello: «Questa è la nostra casa non ci potete buttare fuori». I familiari di alcuni ospiti avevano avvisato i giornalisti. Non è stato facile consentire agli anziani di esprimere il loro dissenso. La direzione della Rsa non voleva dare l’autorizzazione all’ingresso alla stampa tanto che era stato chiamato anche personale della Digos a verificare cosa stesse accadendo. Ma alla fine, dopo due ore di attesa, è stato possibile. «Nessuno di noi se ne vuole andare da qui», ha preso la parola Romolo Ceccarelli, soprannominato dagli altri il “senatore” proprio per aver preso in mano l’organizzazione della protesta. «Questa è la nostra casa, ci sono le nostre regole condivise. Ci sono le nostre abitudini e non è giusto prenderci e sradicarci».
Anche se nei giorni scorsi era stato firmato il consenso. Dagli anziani, dai loro legali rappresentanti, dai parenti. Talvolta cugini e nipoti non sempre presenti. E comunque firme che l’Asl ha raccolto, accompagnando gli anziani nel percorso di scelta con assistenti sociali e psicologi.
Un trasloco che è diventato reale nella mente degli ospiti proprio quando è arrivata l’ambulanza per il trasferimento. In realtà se ne parlava da qualche giorno e nell’ultima festa, quella del sabato pomeriggio in cui ogni mese chi ha compiuto gli anni spenge le candeline, le lacrime erano scese a fiumi. Anziani, parenti più assidui e personale tutti uniti nel dispiacere di aver creato una sorta di grande serena famiglia che, nel giro di poco, sarebbe stata sparpagliata. «Non si fa una cosa del genere a dei vecchi con quello che hanno passato», ha commentato una delle parenti arrivata a trovare l’anziana congiunta. «Sono sola - ha raccontato Loretta Ciabatti - perché i miei sono morti tutti e non ho più nessuno. Per me questa è la mia famiglia». Poi è scoppiata a piangere stringendo la mano a Mara sotto lo sguardo attento del nipote di lei, lì a far visita alla nonna. «Con tutto quello che abbiamo passato l’anno scorso - è quindi intervenuta l’anziana - non è giusto. Avevamo trovato queste assistenti così carine, ci hanno coccolato tanto. E ora chi troveremo? Ho paura».
Già si sa che alcune abitudini cambieranno. Anche per chi sarà insieme. L’ora della sveglia, la fruibilità della struttura in carrozzina, gli orari dei pranzi e le visite dei parenti, sembra, non siano libere come a Narnali.
E’ stato detto loro che la Rsa dove andranno è più bella. «Noi vogliamo stare tutti qui insieme - ha quindi ripreso la parola Romolo - e crediamo sia un nostro diritto. Perché per realizzare la palazzina delle cure intermedie non hanno scelto un altro posto? Proprio noi dovevano trasferire».
E anche ieri i pianti non sono mancati. Neppure tra gli operatori che hanno vissuto per mesi fianco a fianco a queste persone. Scambiandosi, come ieri, abbracci e sorrisi dopo esserci stati, per alcuni, schiaffi e parolacce. Sì, è vero loro e la cooperativa Mise di cui sono dipendenti avrebbero comunque avrebbero dovuto vincere il bando a dicembre per restare lì (ora con la chiusura della struttura rischiano il posto) ma qui le parole iter, burocrazia, scelte politiche fanno più male che che altrove.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
