La protesta
Trafi lascia e raddoppia: l'azienda va a Bagnolo
La tintoria di via del Molinuzzo ha deciso il trasferimento nel comune vicino: «Più facile l’ampliamento dove ci sono tempi più rapidi e meno burocrazia»
PRATO. Quando bussano alla loro porta la prima domanda di stilisti e fashion designer è: "Cosa c'è di nuovo?". C'è un motivo: da "Trafi - Creatività Tessile" ricerca e innovazione sono di casa tanto che qui, in questo capannone di via del Molinuzzo 8, si sfornano anche le macchine per la tintoria. «Abbiamo un'officina meccanica interna, è l'unico modo per uscire sul mercato con i prototipi fantasia più nuovi», raccontano Fabio Giusti e Daniele Luconi, al timone della tintoria insieme ai soci Gianni Fissi, Francesco Risi e Nicolò Coffaro.
«Cosa c'è di nuovo?»: a breve la "Trafi" potrà dare anche un'altra risposta ai suoi clienti, un bel ventaglio di nomi che va dai marchi della grande distribuzione alle piccole confezioni passando per le più note griffe. Sì perché di nuovo c'è anche la sede. Che raddoppierà e che non sarà più al Macrolotto bensì a Montemurlo, esattamente a Bagnolo (via Labriola) dove questa tintoria specializzata nei trattamenti fantasia si trasferirà entro l'estate 2017.
Ennesima storia di un'azienda che decide di fare le valigie da Prato a Montemurlo, solo che stavolta non c'entrano il mercato delle locazioni più basse o la viabilità più favorevole. Destinato all'affitto lo stanzone di 3mila metri quadrati al Macrolotto, mentre la tintoria di Prato sarà trasferita a Bagnolo all'altezza della pasticceria "Victory" (la cui proprietà appartiene proprio ai soci Giusti e Luconi della "Trafi"), grazie all'acquisto di un immobile di 7mila metri quadrati: il risultato è che sarà più che duplicata la superficie attuale dello stabilimento al Macrolotto dove lavorano quaranta addetti. Si conferma dunque l'appeal del territorio di Montemurlo.
«Le aziende hanno bisogno di avere un interlocutore attento alle loro esigenze - spiega Daniele Luconi - soprattutto in termini di semplificazione burocratica e di tempistica per i permessi. Il Comune di Montemurlo è un buon esempio di efficienza ed efficacia dei rapporti tra pubblica amministrazione e imprese. Il sindaco Mauro Lorenzini sta facendo un grande lavoro».
C'è da aspettarsi che il capannone di via del Molinuzzo venga affittato ai confezionisti cinesi? I titolari della "Trafi" ci ridono sopra senza negare l'eventualità che suona un po' come un eufemismo su questa strada del Macrolotto zeppa di insegne con gli ideogrammi: in questo avamposto del distretto pratese gli unici a parlare italiano sono appunto la "Trafi", la rifinizione "Alan", "Roberto Morganti" (materie prime tessili) e "Buclad" (accessori).
E dire che fino a qualche tempo fa sul tetto della tintoria sventolava la bandiera del tricolore, quasi a voler rimarcare la presenza italiana tra tante aziende con gli occhi a mandorla. Una provocazione? «Macché, meno male che esistono i cinesi a Prato - ammettono Giusti e Luconi - Non hanno portato via il lavoro agli italiani, fanno quel pronto moda che ci siamo sempre sognati di fare qui. Semmai, i cinesi di Prato iniziano a sentire la concorrenza delle attività in Cina a basso costo: per vincere la sfida dovranno alzare l'asticella della qualità».
Ma questa è un'altra storia. Quella della "Trafi" affonda le radici in un capannone di Capalle: era il 1982 e Daniele Luconi, il fondatore, aveva maturato l'esperienza giusta in una ditta di elettronica. Un giorno fu mandato a riparare il macchinario di una tintoria pratese ed è lì che scattò l'innamoramento per il tessile. In principio fu la tintura in rocca con la tecnica "astro dyeing", quattro anni dopo per la "Trafi" venne il trasferimento a Prato e la graduale specializzazione in tecniche sempre più avanzate per effetti speciali e di fantasia. "Trafi Creatività Tessile" loves clients who dream", si legge sul depliant dell'azienda che investe il 10% del fatturato in ricerca e innovazione. E la settimana scorsa la fabbrica ha ricevuto una visita degli studenti americani della Kent State University con sede a Firenze.
«Ho conosciuto la loro insegnante durante l'inaugurazione dell'ultima mostra al Museo del Tessuto - racconta Giusti - Due ore a parlare di tecniche tessili inusuali, di creatività e di ecosostenibilità».
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