Sicurezza
E' Sandro Malucchi, il nuovo segretario generale della funzione pubblica Cgil
Nella relazione di insediamento, il sindacalista, ha affrontato - numeri alla mano - il tema delle disuguaglianze sociali anche nella nostra città. Malucchi ha seguito per il sindacato i lavoratori delle cooperative sociali e della sanità. La relazione
PRATO. E’ Sandro Malucchi il nuovo segretario generale della funzione pubblica della Cgil di Prato. L’assemblea- com’era nelle previsioni - ha votato Malucchi da anni in categoria prima come rappresentante delle istanze dei lavoratori del terzo settore e poi di quelli della sanità. Una relazione di insediamento, quella del nuovo segretario che succede a Giovanni Iorio (ricoprirà incarichi regionali nella categoria), che parte da un’analisi dei dati della situazione economica pratese da cui emerge che solo il 4% dei residenti dichiara più di 55.000 euro ma soprattutto che il reddito medio nel 2014 era di 19.608 euro. Una cifra che, al di là di una evidente evasione, racconta di una città che non distribuisce più la propria ricchezza ma che la concentra nelle mani dei pochi. Una tendenza comune in tutto il Paese.
Nella relazione Malucchi affronta anche i temi, a lui cari per l’esperienza sindacale avuta, dei lavoratori del terzo settore e delle cooperative “comparto numeroso e spesso a rischio di povertà, campo inclinato da dover riequilibrare dalla parte del diritto e del salario” pur evidenziando un’attenzione necessaria per i lavoratori delle funzioni centralizzate e della sanità che sempre di più lavorano in situazioni di difficoltà.
LA RELAZIONE INTEGRALE LETTA PER L'INSEDIAMENTO DI MALUCCHI
Care compagne e cari compagni, Ringrazio quest’assemblea generale per il consenso che, nella fase di ascolto, ha manifestato sulla mia candidatura. Non nego l’emozione del momento né mi sottraggo alla sfida che ci vedrà impegnati nei prossimi anni. Il periodo che stiamo affrontando è un periodo di assoluto e costante mutamento. La velocità con cui si manifestano i cambiamenti, sociali e politici, deve trovare la nostra Organizzazione concreta nelle risposte alle istanze di equità e giustizia che il mondo del lavoro pone. La lotta alla povertà e all’impoverimento di chi rappresentiamo non può essere delegata alle imprese e al mercato. La linea governativa di sostegno incondizionato alle imprese non permetterà di risolvere le diseguaglianze e di uscire dalla trappola della povertà. Questa trappola si risolve solo con le politiche di inclusione che hanno i suoi cardini nell’accesso al lavoro, sicuro e economicamente dignitoso, di una sempre più alta numerosità di cittadini. A Prato 19.608 euro è il reddito medio annuale per il 2014. Ma il dato medio, in sé, non dà la fotografia della complessa realtà reddituale cittadina. Lo scostamento tra chi è particolarmente benestante e chi ha grosse difficoltà economiche si è acuito nel breve arco di tempo 2012 – 2014. In tre anni sono cresciuti i redditi dei più ricchi a discapito di quelli dei più poveri. Soltanto il 22% della popolazione contribuente pratese detiene il 51% della ricchezza complessiva. I 143.178 contribuenti pratesi hanno un reddito aggregato, nell’anno 2014, pari a oltre 2,8 miliardi di euro. Il reddito aggregato, la ricchezza, cresce complessivamente dell’1,6% rispetto l’anno 2013 che a sua volta è cresciuto del 3% rispetto l’anno 2012. Nell’arco di tre anni la ricchezza pratese, in valore assoluto, aumenta di oltre 127 milioni di euro. A beneficiare dell’aumento di ricchezza sono soprattutto le classi alte, quelle con reddito complessivo superiore ai 120.000 euro. Questi crescono del 15% per un valore assoluto di oltre 29 milioni. Anche la classe di reddito compresa tra i 55.000 e i 75.000 euro cresce del 10%. I percettori di reddito compresi tra 26.000 e 55.000 euro crescono del 9% con un valore assoluto pari a oltre 82 milioni di euro. Si impoveriscono, invece, le classi di reddito più basse. Quella tra i 10.000 e i 15.000 euro perde € 14 milioni di Euro pari ad un significativo -6% e quella con redditi tra gli 0 e i 10.000 euro si attesta ad un -1%. La classe di reddito 0-10.000 euro e quella 15.000-26.000 euro contano, rispettivamente, 45.400 e 44.500 persone. I primi percepiscono mediamente 4.800 euro annui e i secondi 20.100 euro. Si registrano 1442 persone con reddito pari a zero e, all’estremo opposto, 958 persone con reddito medio di 205.000 euro. Queste ultime rappresentano lo 0,7% della popolazione e detengono il 7% della ricchezza.
Da ciò deriva che il 4% della popolazione pratese, 5600 persone con redditi superiori ai 55.000 euro lordi annui, detiene il 20% della ricchezza totale.
Il 4% della popolazione pratese detiene un quinto della ricchezza.
Tutto ciò non può rassicurare rispetto la tenuta del patto sociale tra cittadini e nuovi cittadini, tra lavoratori e imprese, tra giovani e anziani. Ogni cittadino e ogni lavoratore rischia di non vedersi come pari all’interno di un sistema solidaristico ma, piuttosto, come competitore in una gara che potrebbe non produrre coesione e cooperazione ma egoismo e individualismo.
L’impressione è che, anche a Prato, "l'ordine dell'egoismo" abbia preso il sopravvento su quell'"ordine della solidarietà" che un tempo aveva il suo vivaio più fertile nella protratta condivisione di valori e di ricchezza. È stata la crisi del sistema produttivo, giunta a Prato prima di quella epocale del 2008, a occuparsi di smantellare le fondamenta della solidarietà. In quella emergenza e in quella crisi si riconosce l’avvio della riscossa di coloro che intendono limitare la contrattazione collettiva. La crisi ha dato argomenti a coloro che si sentono incaricati di smobilitare le associazioni di tutela dei lavoratori. Spingendoci ad abbandonare il campo della contrattazione per scendere in quello della tutela difensiva.
Noi dobbiamo promuovere un progetto diverso, fondato sulla buona contrattazione. Un contrattazione, nazionale e locale, che permetta di riequilibrare il divario tra i primi e gli ultimi. Siamo infatti convinti che una migliore e più intensa contrattazione e una più equanime distribuzione dei redditi possano ricostruire la connessione tra lavoro e reddito, tra lavoratori e rappresentanza sindacale.
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La rappresentanza sindacale ha subito un pesante taglio di risorse. La legge 114 del 2014 riduce del 50% le capacità operative dei sindacalisti in regime di distacco dal proprio posto di lavoro pubblico. L’evidente attacco al sistema di rappresentanza sindacale maschera però un più insidioso e subdolo colpo alle strutture di tutela collettiva. Con un’ulteriore conseguenza che gli attuali Governo e Parlamento forse non hanno intuito. Colpendo i corpi intermedi della rappresentanza dei lavoratori obbligherà le stesse organizzazioni sindacali a cedere pezzi importanti di contrattazione e di governo del conflitto verso i posti di lavoro. L’elaborazione delle strategie e le politiche sindacali troveranno sempre più linfa e ispirazione nei luoghi della produzione e dell’erogazione dei servizi. Il sindacato confederale, segnatamente il nostro, ha già avviato processi di inserimento dei lavoratori nei direttivi e nelle assemblee generali nazionali e regionali. Il modello di partecipazione alla vita sindacale ha subito un repentino slancio verso i posti di lavoro. La delegazione trattante di parte sindacale all’ASL Toscana Centro è quasi interamente costituita seguendo l’impegno di portare la voce dei delegati di posto di lavoro, e non dei Segretari provinciali, al tavolo della contrattazione. La capacità estrema, propria del sindacato, di negoziazione tra i conflitti spontanei e le necessarie intese si trasformerà in un più aperto confronto tra lavoratori e professionisti e parti datoriali. Aver ridotto la rappresentanza sindacale potrà quindi evolvere verso l’annullamento del potere contrattuale come verso una nuova stagione di ribellismo. Al fine di evitare o contenere gli effetti dei due estremi dell’azione distruttiva nei confronti della rappresentanza sindacale, la Funzione Pubblica di Prato deve affrontare la prospettiva investendo in una duplice direzione. Dovrà permettersi una più puntuale formazione sindacale ai lavoratori e al contempo dovrà investire in una maggiore comunicazione tra lavoratori. La Funzione Pubblica CGIL potrà superare di slancio la difficoltà di aver visto falcidiare distacchi e permessi sindacali se sarà in grado di delegare negoziazione e mediazione, elaborazione e azione sindacale ai posti di lavoro.
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Il comparto del terzo settore rappresenta i lavoratori delle imprese sociali, le cooperative sociali, le associazioni di promozione sociale e di volontariato. È il comparto più numeroso relativamente agli iscritti alla Funzione Pubblica di Prato. Conta, a ottobre 2016, 572 lavoratori iscritti. Se è vero, come credo, che la frontiera della nostra azione sindacale sia la contrattazione e l’obiettivo sia la sconfitta del rischio di povertà, il comparto del terzo settore è il campo inclinato da dover riequilibrare dalla parte del diritto e del salario. Un campo parcellizzato dai tanti, troppi, contratti collettivi di lavoro in aperta competizione tra loro. Il mancato rinnovo di uno tra questi provoca dumping rispetto agli altri, in un ambito che appare già complicato da norme regionali che non facilitano la continuità dei rapporti di lavoro degli addetti ai servizi agli anziani, ai minori, ai diversamente abili. Le 20 Residenze per anziani pratesi, oramai quasi completamente gestite dai privati, impiegano 425 operatori socio sanitari e 85 infermieri. Per i quali non vi è sicurezza di rapporto di lavoro avendo la Regione Toscana deliberato la libera scelta dell’utente di afferire ad una RSA invece che ad un’altra, senza alcuna politica di inserimento o di programmazione da parte dell’ente pubblico. La Regione Toscana, come il più estremista degli iper-liberisti, crede che il mercato dell’assistenza all’anziano possa avere in sé la capacità di trovare un equilibrio nell’erogazione del servizio e nell’occupazione dei lavoratori. In realtà l’equilibrio è instabile e le strutture periferiche e più piccole rischiano continuamente la messa in liquidazione mettendo in pericolo l’occupazione. Non capita di rado, infatti, di assistere a improvvise e unilaterali riduzioni di orario di lavoro per le lavoratrici a seguito di abbassamenti repentini di anziani inseriti nelle RSA. Dovremo sempre più essere presenti in ogni fase della processo produttivo che per i lavoratori del terzo settore significa dover presidiare anche la fase della redazione delle gare per l’erogazione dei servizi. Ad oggi la clausola di salvaguardia dei lavoratori nei cambi di appalto viene trascurata dai soggetti che mettono in gara i servizi. In questo senso ASM e Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Prato hanno brillato per disinteresse al futuro dei lavoratori esternalizzati delle imprese sociali. Dovremo inoltre continuare nella estenuante lotta per la tutela della puntualità, e quindi il diritto, alla corresponsione dello stipendio. La Cooperativa Agorà, ma sempre più spesso anche qualche cooperativa del Consorzio ASTIR, stanno mostrando la corda ed il sistema dei nidi privati continua ad essere a rischio vista l’instabilità del mercato dei servizi ai minori, connesso a quello del lavoro in generale. Un mercato del lavoro che si segnala ancora fortemente in crisi, caratterizzato da casse integrazioni e licenziamenti che impattano anche nella vita di giovani lavoratori genitori di figli piccoli.
Il Terzo settore ha bisogno – in definitiva - di regole chiare e i lavoratori del comparto hanno bisogno di tutele forti poiché l’esternalizzazione dei servizi da parte del soggetto pubblico non può significare la dismissione del diritto del lavoratore privato. In questo senso le tante lavoratrici che dal 2004 ad oggi hanno ritrovato una propria collocazione lavorativa nel terzo settore, dopo una faticosa revisione del proprio progetto di vita e una formazione per nulla banale, non possono subire l’incertezza che ha significativamente segnato la loro fuori uscita dal comparto tessile. Sentiamo questa responsabilità e analoga responsabilità richiediamo a chi amministra la Regione e la città.
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Il comparto della sanità ha subito, nell’ultimo periodo, un profondo cambiamento organizzativo. Da quello discende anche un mutamento di paradigma culturale con il quale dobbiamo confrontarci. L’accorpamento delle quattro ex ASL di Firenze Prato Pistoia e Empoli nell’ASL Toscana Centro ha significato passare da una realtà di 2600 lavoratori ad una di 6 volte maggiore. Il centro decisionale ha sceso le antiche scale del Misericordia e Dolce e si è accomodato a Santa Maria Nuova, cambiando interpreti ma mantenendo le proprie impostazioni. L’Organigramma e l’attribuzione degli incarichi dirigenziali della nuova ASL sfida infatti la legge di gravità e le norme che dal 1992 hanno tracciato le modalità di costruzione dei modelli organizzativi aziendali. L’ASL Toscana Centro ha costruito l’edificio della sanità partendo dal tetto piuttosto che dalle fondamenta, collocando prima i direttori all’apice della struttura invece che i dirigenti alla base della stessa tradendo così la legge 502 del 1992 e le sue linee guida. La discrasia tra norma e delibera è passata nel silenzio generale confermando una cultura diffusa tra i dirigenti del sistema sanità per cui la nozione di interesse generale risulta subordinata alla più prosaica, e giuridica, di interesse legittimo. Il comparto non vive un momento migliore. La contrapposizione tra le diverse professioni, il sindacato di mestiere e quello che si occupa dei trasferimenti di reparto, una direzione generale sorda ai nostri richiami sull’organizzazione del lavoro e sulle carenze di personale pregiudicano la nostra possibilità di comunicare positivamente con i professionisti nella loro dimensione di lavoratori. Le denunce costanti del cattivo impiego di risorse pubbliche distolte dai bisogni reali di potenziamento delle maestranze per un migliore servizio non sono bastate a farci stabilire una connessione profonda con i lavoratori al punto di veder finalmente crescere la numerosità degli iscritti al nostro sindacato. Fermi ai 481 iscritti di ottobre 2016 la Funzione Pubblica rischia di perdere peso politico agli occhi della controparte aziendale a cui abbiamo dedicato attenzione e che abbiamo sfidato anche sul piano politico. Abbiamo infatti obbligato – alla fine di una vertenza articolata e costante - il Direttore Generale dell’ASL Toscana Centro a prendere parte ai lavori della Commissione V° del Comune di Prato. Durante l’audizione i consiglieri di tre diversi schieramenti si sono detti preoccupati della situazione in cui versa la sanità pratese e non più tardi di un mese fa un Vice ministro pratese ha evidenziato – come facciamo noi da tempo - l’inadeguatezza dell’offerta sanitaria su questo territorio. Siamo comunque in grado di sottolineare ulteriori e più determinanti involuzioni del sistema sanitario pratese cogliendo nell’assenza di strutture territoriali uno dei maggiori, se non il principale, dei problemi odierni. Siamo infatti convinti che più punti di primo soccorso e più case della salute, unitamente ad un sistema di cure intermedie che non sia un prolungamento dei reparti di medicina, possano risolvere molti dei problemi che quotidianamente colpiscono il sistema di sanità pubblica locale. E quando diciamo di dover potenziare il territorio e razionalizzare il servizio ospedaliero non lo facciamo nello spirito di supplenza rispetto un mandato più propriamente confederale, ma perché nel potenziamento delle strutture territoriali alberga la risposta a quei lavoratori che lamentano, giustamente, carichi di lavoro eccessivi e disorganizzazione congenita del sistema. Con quei lavoratori dobbiamo tornare a discutere di organizzazione di lavoro e di salario, di formazione e di prospettiva professionale. Uscendo quindi da quel campo in cui il sindacato di mestiere e quello dei piccoli favori, unitamente ad un’azienda a questi abituata se non propriamente alleata, hanno provato a spingerci con protervia e decisione.
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Di segno diverso la qualità delle relazioni sindacali con la controparte datoriale nell’unica Casa di Cura presente sul territorio. Abbiamo chiuso un accordo che mette nelle disponibilità dei lavoratori la possibilità di godere di circa 2000 euro di salario suppletivo rispetto a quello contrattualmente dovuto. Una parte di questo viene monetizzato e un’altra parte viene erogato in beni e servizi. L’alternativa al sistema misto di premialità individuale – una parte in beni e servizi e una metà in denaro – era la scomparsa del premio contro cui ci siamo battuti ottenendo un ulteriore risultato oltre quella della continuità del potere di acquisto del salario. Nel nuovo accordo, infatti, abbiamo ridotto la distanza tra il premio delle fasce più alte dei lavoratori a beneficio dei lavoratori con livelli di inquadramento più bassi e salari più contenuti. Ribadendo così un’idea di sindacato capace di far crescere l’equità tra lavoratori e l’uguaglianza tra professionisti.
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Gli Enti Locali si stanno caratterizzando, nella specificità del capoluogo, per le politiche attive del lavoro presso il comune stesso. Le iniziative messe in atto hanno previsto l’assunzione di 36 educatori e di 4 assistenti sociali, mentre sono 18 gli amministrativi e tecnici che troveranno occupazione a Prato a seguito di un bando di mobilità. Tra gli elementi positivi che si possono citare entro il raggio delle azioni sindacalmente rilevanti si deve ricordare l’immissione di ulteriori 200.000 euro nel fondo della produttività. Rimangono invece aperte due questioni sulle quali occorrerà porre l’attenzione della categoria: l’istanza del corpo di polizia municipale attualmente impegnato in azioni di pubblica sicurezza senza che da ciò derivi un sistema di tutele improntate sull’equo indennizzo e la revisione del sistema di valutazione che non potrà essere improntato sulla mera valutazione individuale ma su un più articolato esame dei risultati ottenuti tramite il lavoro di equipe. I comuni delle aree limitrofe al capoluogo soffrono dell’impossibilità di assunzione del personale, con lo stesso già ridotto ai minimi termini in un crescendo di difficoltà da sette anni a questa parte. All’endemica carenza di organico si aggiunge il blocco delle assunzioni che determina, in alcuni casi paradigmatici, addirittura l’impossibilità di individuazione del Dirigente responsabile del personale o del Ragioniere capo. Il rinnovo del Contratto collettivo nazionale può significare, per i nostri 342 iscritti e per tutti i lavoratori del comparto, la possibilità di proiettare le proprie professionalità in un compendio di progetti innovativi che possano ristabilire una connessione forte tra il lavoro pubblico e i diritti di cittadinanza.
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A proposito dei diritti di cittadinanza la Funzione Pubblica CGIL di Prato dovrà porre la massima attenzione al comparto delle funzioni centrali ben al di là dei 224 iscritti che rappresentiamo. Le articolazioni dei ministeri del lavoro, degli interni e il rappresentante del Governo sul territorio rappresentano quell’avamposto di legalità e quell’espressione dello Stato a livello locale che non possono essere trascurate dalla nostra categoria. In un clima generale di sensazione di lontananza dello Stato dai propri cittadini il potenziamento delle funzioni statali sarebbe la risposta più intelligente che il centro dovrebbe restituire alla periferia. In tal senso anche gli enti previdenziali e le Agenzie fiscali dovrebbero poter contare su personale effettivo, e non figurativo poiché inserito illusoriamente in pianta organica, al fine di garantire legalità economica e quindi sviluppo. Rimane inoltre centrale la discussione sull’organico destinato al Tribunale di Prato poiché qualsiasi sforzo, anche politico, di crescita nella direzione di un’idea di equità non può prescindere da un palazzo di giustizia che possa restituire ai cittadini e alle imprese quella rapidità nell’esigibilità del diritto che rimane la sintesi ed il simbolo di una civiltà a cui non possiamo rinunciare.
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L’igiene ambientale non sta trovando un destino diverso da quello segnalatosi in sanità. L'ambito territoriale ottimale (ATO) per il servizio di gestione dei rifiuti viene introdotto nel 1997 con il cosiddetto decreto Ronchi. L’Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani ATO Toscana Centro è un ente avente personalità giuridica di diritto pubblico e rappresentativo di tutti i Comuni compresi nelle province di Firenze, Prato e Pistoia. L’Autorità ATO Toscana Centro svolge le funzioni di programmazione, organizzazione e controllo sull’attività di gestione del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Previsto dalle norme nazionali e regionali di settore, l’ATO è quindi il regolatore economico delle gestione integrata di ambito dei rifiuti solidi urbani. Da ciò deriva il nuovo assetto della nuova società che dovrà occuparsi dei rifiuti con l’evidenza di una difficoltà di collocazione dei lavoratori addetti ai servizi amministrativi e un allontanamento degli operai dal centro decisionale. Il lavoro fin qui svolto dalla Funzione Pubblica in ordine all’esigibilità dei diritti e di denuncia rispetto ai mancati introiti per la Tari come relativamente ad un’organizzazione del servizio di porta a porta che avrebbe determinato un eccessivo aumento dei carichi di lavoro sono andati ad infrangersi, in termini di adesione alla nostra categoria, con la presenza di un sindacato autonomo che fa della semplificazione populista il proprio orizzonte politico prevalente. Tra i 153 iscritti si contano anche i lavoratori di SoRi che dovremo tutelare nella delicata fase di trasferimento di sede e della paventata revisione dell’orario di servizio. Infine una breve riflessione su Gida, l’azienda di gestione degli impianti di depurazione delle acque. Ad oggi Gida si segnala come quell’azienda di depurazione delle acque che può vantare un buon sistema di relazioni sindacali e di buona contrattazione di secondo livello. Una contrattazione acquisitiva che si caratterizza come caso virtuoso essendo aumentato, nell’ultimo accordo sottoscritto, il valore assoluto del premio di produttività dedicato ai propri addetti.
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La lotta alla precarietà quale anticamera del rischio di povertà unitamente alla conquista del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale per il lavoratore pubblico sono le sfide che dobbiamo accettare, rilanciare e promuovere percorrendo il doppio binario della sede locale parallelamente alla sede nazionale. Sapendo che il livello regionale e quello di area vasta saranno sempre più il piano intermedio dove trovare soluzioni condivise con i territori prossimi geograficamente. Sanità e smaltimento rifiuti sono ambiti di rappresentanza di diritti collettivi e generali che travalicano il limite geografico delle ex provincie e le aree vaste sono modelli organizzativi con cui risulta ineludibile confrontarsi. Anche il terzo settore vede lo svilupparsi di problematiche di sistema che non impattano più lo spazio limitato del territorio ma si articolano su più realtà, con imprese cooperative che svariano con i propri servizi sull’intero territorio regionale. Nella difficoltà della prospettiva dobbiamo comunque non perdere di vista il cardine della nostra rappresentanza che mira ad unire i lavoratori in conquiste collettive e in ragioni condivise. La vertenza, per esempio, sulla stabilizzazione dei tecnici della prevenzione precari, inviati sul territorio pratese a seguito del rogo di via Toscana del dicembre 2014, è la rappresentazione dell’azione sindacale che dobbiamo muovere. Nell’interesse dei tecnici della prevenzione, come dei lavoratori delle imprese di cui verificano la congruità rispetto alle norme, come di quelli che si muovono nel perimetro della legalità. In un’ottica confederale di cui dobbiamo farci promotori anche all’interno delle dinamiche della Camera del Lavoro, stabilendo con le categorie dell’industria, dei servizi e dei pensionati, oltre che con la confederazione, una relazione paritaria ed orizzontale. Avendo chiaro in mente che – come sostiene lo scrittore brasiliano Cohelo – il mondo cambia con il nostro esempio, non con la nostra opinione. Grazie
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