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«A Prato prezzi inquinati dai cinesi»

di Maria Lardara
Da sinistra Daniele Luconi e Fabio Giusti della tintoria Trafi (foto Batavia)
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Da sinistra Daniele Luconi e Fabio Giusti della tintoria Trafi (foto Batavia)

Le aziende scelgono Oste e Bagnolo: ecco per quale motivo. Le opinioni del sindaco di Montemurlo Lorenzini e del presidente di Confindustria Cavicchi

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PRATO. Lavori in corso a Montemurlo: mattone dopo mattone, in questo momento si stanno tirando su 25mila metri quadrati di nuovi insediamenti industriali. La zona di Oste e Bagnolo è quasi satura. «Su un 1 milione e mezzo circa di metri quadrati di il 90% delle superfici produttive è già occupato», ammette il sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini. Sono tre i big del distretto tessile che in questo momento stanno costruendo la nuova sede o ampliando l'attuale. Dalla "Marini Industrie" che in via Prato sta dando vita a uno stabilimento di oltre 8mila metri quadrati, al lanificio "Pontetorto" che si sta ampliando per costruire uno stanzone di 2mila metri quadrati per la logistica, passando per la "Cofil" che riunirà tutta la produzione in un due grandi stabilimenti di circa 9mila metri quadrati in via Lecce a Bagnolo. A scomputo degli oneri di urbanizzazione, in questo caso nascerà un nuovo collegamento stradale tra via Lecce e via Labriola. Fame di spazi che non si traduce in una colata di nuovo cemento perché in qualche caso le nuove aziende che s'insediano rilevano edifici dismessi per cessazione di altre attività. L'ultima notizia del trasferimento della tintoria "Trafi" da Prato a Montemurlo è la conferma di quanto il Macrolotto pratese stia cambiando pelle.

«Sta diventando il polo italiano ed europeo del pronto moda - sottolinea il presidente di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi - Gli occhi degli investitori cinesi sono puntati su questa area che sta conoscendo un grande dinamismo. Non solo cinesi. Alcuni grossisti italiani si stanno spostando dal Centergross di Bologna a Prato comprendendo la capacità d'attrazione del nostro Macrolotto rispetto al pronto moda». E Montemurlo? Secondo Cavicchi, il trend migratorio di aziende pratesi nasce da lontano. «Parliamo di un fenomeno che va avanti da almeno dieci anni anche se ora il mercato immobiliare nel Macrolotto è inquinato dai prezzi al rialzo imposti ai cinesi. Mettiamoci anche che la sburocratizzazione delle pratiche nel comune di Montemurlo è andata avanti, logico che un imprenditore interessato ad ampliare il capannone trovi quel territorio appetibile».

Il presidente di Confindustria Toscana Nord non ci vede nessuna dialettica Prato-Montemurlo ma «bisogna dare atto al sindaco Mauro Lorenzini che ha svolto un'opera di marketing diretto con gli imprenditori». Certo, il numero uno degli industriali comprende anche che «un rapporto così diretto sarebbe più problematico in un comune più grande come Prato». Semplificazione amministrativa, infrastrutture strategiche (la bretella di collegamento con l'autostrada), controllo del territorio.

«Le nostre ispezioni preventive nei capannoni hanno fatto sì che qui non scoppiasse la bolla immobiliare cinese - riprende Lorenzini - Quando dalla Camera di commercio sappiamo che ha aperto una nuova impresa, nell'arco dei 15 giorni successivi mandiamo la nostra polizia municipale a verificarne la regolarità». Ma dove sta la semplificazione? Al primo cittadino di Montemurlo chiediamo esempi concreti. «Le autorizzazioni dello sportello unico per le attività produttive sono contestuali a quelle rilasciate dall'ufficio urbanistica perché il responsabile è lo stesso. Il tempo è denaro per un'azienda: a Montemurlo in tre mesi si parte se un'azienda ha bisogno di una licenza per costruire, a meno che non occorra una variante al regolamento urbanistico come è servito per le "Marini Industrie"». E poi c'è la questione dei numeri in altezza dei capannoni: a Montemurlo si può arrivare fino a un capannone di 12 metri, quattro in più rispetto alle altezze standard. Musica per le orecchie soprattutto per chi fa logistica.

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