Sicurezza
Scarcerato il figlio che minacciava i genitori
Il giudice ha preso atto di un vizio di forma e ha rimandato a casa il diciannovenne di via Napoli
PRATO. Il pubblico ministero Valentina Cosci aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il diciannovenne albanese arrestato la scorsa settimana dalla polizia con l’accusa di tentata estorsione nei confronti dei genitori è stato rimesso in libertà per un semplice motivo: l’avvocato difensore, Giampiero Nigro, ha fatto notare al giudice per le indagini preliminari che il reato di tentata estorsine non può essere contestato quando la condotta contestata sia stata esercitata nei confronti dei familiari conviventi. Per questo il gip Silvia Isidori ha disposto la scarcerazione del giovane, che di conseguenza è tornato nella casa in cui vive insieme ai genitori.
Il caso del diciannovenne è quantomeno delicato e spiega quanto sia difficile intervenire per la magistratura e le forze dell’ordine quando si entra nella sfera dei rapporti familiari. Il ragazzo è stato arrestato la sera del 31 ottobre dai poliziotti delle volanti intervenuti nell’abitazione di via Napoli, al Soccorso. Non era il primo intervento che facevano quella sera in quella casa. In precedenza erano stati chiamati dai genitori del diciannovenne per una violenta lite familiare. Il ragazzo era nervoso, chiedeva insistentemente soldi ai genitori, che evidentemente non glieli volevano dare. Il primo intervento, però, come accade spesso in questi casi, si era concluso con un ammonimento al giovane ad assumere un atteggiamento meno aggressivo. Più tardi la volante era stata costretta a intervenire di nuovo, sempre su richiesta dei genitori, perché la situazione stava precipitando. Padre e madre hanno raccontato alla polizia di essere stati minacciati di morte con un coltello (poi ritrovati dai poliziotti nascosto sotto un piumone). Il diciannovenne se l’era presa anche col fratello minore, al quale aveva strappato i libri di scuola. Sul posto ai poliziotti era stato spiegato che il giovane aveva bisogno di soldi perché doveva saldare un debito.
Di fronte al giudice questa circostanza è stata smentita dal diretto interessato, che ha negato anche di essere un tossicodipendente.
E così il giudice lo ha rimesso in libertà. Ovviamente ora si pone il problema della convivenza. Perché se è vero che gli stessi genitori forse non volevano che il figlio finisse in carcere, è anche vero che gli atteggiamenti violenti potrebbero ripresentarsi. (p.n.)
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