Il Tirreno

Prato

Digestore contro termovalorizzatore, Gida studia lo smaltimento “green”

Cristina Orsini
Un digestore anaerobico
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Un digestore anaerobico

Prato, i vertici della partecipata che si occupa della depurazione delle acque stanno analizzando un sistema più ecologico per lavorare parte organica e fanghi. Alessi: «Per Prato sfida affascinante»

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PRATO. Il presidente Gida Alessandro Brogi studia la possibilità da quando, giusto un anno fa, è stato nominato al vertice della partecipata. Realizzare un digestore anaerobico di ultima generazione al posto del tanto temuto termovalorizzatore. Una fase nella quale (tra la primavera e dicembre 2015), la società che gestisce la depurazione delle acque domestiche e industriali si è trovata ad affrontare il pasticcio della bocciatura della Valutazione di impatto ambientale del nuovo inceneritore che sulla carta avrebbe dovuto prendere il posto dell’impianto in funzione.

Da quello stop imposto e fino a oggi i vertici di Gida(45% di Confindustria Toscana centro, 8% Consiag e quasi 47% Comune di Prato) hanno cercato una soluzione alternativa individuandola, appunto, in un digestore anaerobico: un sistema con il quale dei microrganismi il cui metabolismo non ha necessità della presenza di ossigeno per lavorare, riescono a degradare la parte organica dei rifiuti ma intervengono anche sulle acque reflue, trasformando tutto in biogas.

«Si tratta di uno dei progetti che Gida ha preso in considerazione - spiega l’assessore all’Ambiente Filippo Alessi - ma non è l’unico e per il quale stiamo compiendo una serie di verifiche per capire se possa dare risultati. Certo, arrivare a realizzare un impianto che garantisce l’economicità circolare dei rifiuti, per Prato potrebbe diventare una sfida affascinante». Anche secondo il presidente Brogi rivolgere lo sguardo al sistema di digestione anaerobica potrebbe rappresentare un passo avanti. «L’impianto che stiamo studiando riuscirebbe a lavorare sia la parte organica dei rifiuti sia i fanghi».

E se per la parte organica il riuso, al termine del processo, sarebbe totale, con la formazione di compost (fertilizzante da usare in agricoltura), per quanto concerne i fanghi resterebbe comunque una parte da smaltire in altro modo, in discarica o incerendola. A parità di costi di realizzazione: una decina di milioni per il termovalorizzatore, più o meno altrettanti per il digestore, chi, tra i soci Gida, chiede risposte certe sulla funzionalità di un impianto che in Italia sarebbe il primo mentre all’estero, in California per esempio, ne sono già stati realizzati, sono gli industriali.

Si tratta di una partita ancora aperta e tutta la giocare, nella quale Asm avrebbe un ruolo fondamentale, e che modificherebbe in profondità la gestione dello smaltimento, con l’adozione di criteri di maggiore salvaguardia per i cittadini e per l’ambiente. Di digestore anaerobico si era già parlato anni fa, nel 2011, durante l’amministrazione Cenni, presidente Asm Alessandro Canovai. Avrebbe dovuto nascere al Calice, lavorare solo la frazione organica e sarebbe stato “la perla” del progetto “green district”.

 

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