La manifestazione
Il dopo Iene a Prato: «Non siamo senza speranza»
Nuova tempesta mediatica sullo spaccio di droga nel centro storico. La procura: "Applichiamo le leggi", le forze dell’ordine: "Molto è stato fatto", il Comune: "Stiamo migliorando la vivibilità complessiva della città"
PRATO. Le Iene un anno dopo: tutto come l’anno prima. Questo, almeno, le conclusioni del servizio di Marco Maisano sullo spaccio di eroina in città (andato in onda su Italia Uno domenica sera) che ha trascorso due giorni in centro storico, tra le vie del cosiddetto “triangolo nigeriano” a un passo da piazza Duomo, via Santa Trinita, via Nistri. Quattordici minuti e passa di spacciatori nigeriani con le palline di droga sotto la lingua che vendono a man bassa a giovanissimi e attempati; interviste a un paio di drogati “fuori sede” che ribadiscono che la roba costa meno ed è di qualità migliore a Prato e quindi vale la pena fare qualche chilometro; la confessione in diretta tv di uno spacciatore nigeriano (alla fine redento?) con famiglia in Africa che dice di comprare la droga ad alcuni grandi fornitori, che a lui arrivano solo 20 euro al giorno e che su Prato ci sono almeno altre sessanta persone coinvolte nel business. E poi rincorse di pusher arrabbiati, varie palline bianche sputacchiate in mani altrui, i dieci euro che passano da una tasca all’altra e le forze dell’ordine - ce n’è per tutti carabinieri, polizia e polizia municipale - descritti come inetti, disattenti o nel migliore dei casi poco informati visto che invece di bloccare gli spacciatori, controllano i consumatori.
Ma Prato, le sue piazze, sono davvero così? Davvero in un anno forze dell’ordine, istituzioni, gli stessi cittadini non hanno fatto nulla per ripulire il centro dalla piaga dello spaccio? La risposta è nei fatti: le iniziative sono state prese, sotto più fronti, tanto che gli spacciatori - che pure restano in centro storico come altrove - hanno traslocato “l’attività” in zona San Marco, Maliseti, San Giusto, Chiesanuova, strade e frazioni nei quali sono avvenuti, con più frequenza, gli arresti di pusher da parte dei carabinieri. Non solo: «La droga c’è e non si può negare ma trovo profondamente ingiusto il punto di vista delle Iene - è il giudizio dell’assessore della giunta Biffoni Benedetta Squittieri - perché non rende giustizia a Prato, ai sui cittadini, al lavoro enorme delle forze dell’ordine e delle istituzioni. Si fa apparire una città che guarda verso il mondo e che ha una grande progettualità, come una realtà senza speranza. Ma non è così, noi non ci stiamo e non ci arrendiamo». Squittieri elenca le cose fatte per risanare il centro: sul fronte della riqualificazione urbana il playground al Serraglio («prima ci morivano i ragazzi di overdose, ora i ragazzi ci giocano a basket»), il restyling di piazza Ciardi, le attività alla Passerella. «Sul fronte della sicurezza - prosegue - abbiamo istituto un presidio fisso della polizia municipale. Infine i giovani che consegnano la loro vita nelle mani degli spacciatori: noi combattiamo questo fenomeno attraverso il lavoro degli operatori di strada - conclude - che sono stati tanto criticati ma che a nostro avviso fanno la differenza». Bastone e carota, prevenzione e repressione, ovvero quello che fanno ogni giorno carabinieri, polizia e municipale. I risultati sono nei numeri: 69 arresti per droga dall’inizio dell’anno della squadra mobile, dei quali 43 nigeriani, altri 35 pusher nigeriani arrestati dall’Ufficio prevenzione generale (Upg) della Questura. Per quanto concerne i carabinieri: 53 arresti da inizio anno a oggi (90% stranieri, alcuni albanesi, tutti gli altri marocchini e nigeriani), 84 denunciati, 183 segnalati alla Prefettura come consumatori abituali. «Sono qui da poco ma la situazione ormai l’ho ben capito - afferma il comandante provinciale colonnello Marco Grandini - rispetto all’anno scorso la situazione è molto cambiante e soprattutto le sinergie di intervento stanno dando ottimi risultati». E se i vertici della Questura restano in silenzio secondo la buona regola «si parla con i fatti», è il comandante della municipale Andrea Pasquinelli a dare un giudizio netto sul servizio delle Iene: «E’ una fiction, montata come tale e che nulla toglie al lavoro che abbiamo fatto. Manterremo gli stessi livelli di sorveglianza che abbiamo oggi - prosegue - perché abbiamo dato e stiamo dando il massimo e più di questo non è possibile».
Eppure quel drappello di spacciatori in centro c’è e ci resta. Per dirla con le parole della ragazzina tossicodipendente intervistata da Maisano: «Li arrestano ma dopo due giorni, purtroppo, sono fuori di nuovo». E una ragione c’è. «E’ difficile farlo accettare ai cittadini - spiega il procuratore capo della Repubblica Giuseppe Nicolosi - ma i magistrati che non fanno ordine pubblico ma che sono chiamati a perseguire i reati, lo fanno sulla base delle leggi date. Il tipo di spaccio che denuncia il servizio delle Iene, il piccolo spaccio, non è un reato che il legislatore ha ritenuto particolarmente odioso ed è quindi estremamente difficile che i responsabili restino in carcere. C’è da capire, infatti - conclude Nicolosi - che l’arresto non equivale alla custodia in carcere». Due elementi per meglio comprendere: il Codice penale stabilisce che la custodia in carcere può essere disposta per i reati con una pena non inferiore ai 5 anni. Sulla base della modifica (2014) della legge sulla droga, le pene per il piccolo spaccio vanno da 6 mesi a 4 anni. Dunque niente carcere.
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