Il Tirreno

Prato

Merce non consegnata: fioccano le denunce

di Paolo Nencioni
Pellet usato come combustibile
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Pellet usato come combustibile

Una ventina di clienti della ditta Cam Stufe & Pellets hanno presentato denuncia. Avevano versato un anticipo senza però aver mai ricevuto il combustibile

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PRATO. Cominciano a fioccare le denunce contro la società Cam Stufe & Pellets, specializzata nella commercializzazione di pellet (combustibile per stufe ricavato dall’essiccazione della segatura), il cui punto vendita di via Strozzi è chiuso ormai da un paio di settimane. Decine di clienti lamentano di aver pagato in anticipo forniture di pellet anche per centinaia di euro e di non aver mai ricevuto la merce. Alcuni in realtà sono stati parzialmente rimborsati, altri no.

Ci siamo occupati del caso lo scorso 15 ottobre, parlando con una non meglio precisata signora Giovanna che ha risposto dallo studio dell’avvocato Ada Di Leone a Mendicino (Cosenza), sedicente collaboratrice dell’amministratore unico della Cam Costruzioni Holding, cui fa capo Stufe & Pellets. La signora Giovanna aveva assicurato che la merce sarebbe stata consegnata oppure i clienti rimborsati.

Alcuni nel frattempo hanno perso la pazienza e si sono rivolti alle forze dell’ordine. Al Comando provinciale dei carabinieri di Prato risultano depositate già 15 denunce: 7 direttamente a Prato, le altre 8 in stazioni di altri comandi toscani. Altre denunce (cinque o sei) sono state sporte al Comando provinciale della guardia di finanza, confermano le Fiamme gialle.

Dunque la vicenda si sta spostando dalle proteste sul web (dove è stata creata un’eloquente pagina “Truffati da Cam Stufe e Pellets”) alle carte bollate. La società ha un suo sito web sul quale sta tentando di reagire. A un primo comunicato in cui si minacciavano querele ne è seguito un secondo in cui si parla di “aggressione mediatica” e di “vile aggressione”. Sullo stesso sito campeggiano ancora due numeri di telefono cellulare ai quali di fatto non risponde nessuno (abbiamo riprovato anche ieri). In compenso è sparita una bizzarra “convenzione” con le forze dell’ordine che proponeva sconti a ordini con più di 20 nominativi ed è apparso un elenco di 47 clienti che sarebbero stati parzialmente rimborsati. Accanto a ogni nome c’è l’importo pagato (un totale di oltre 25.000 euro) e l’importo restituito, che ammonta secondo la società a 10.742 euro. All’appello mancano 15.182 euro, ma si tratta solo di una piccola parte della clientela, perché la stessa signora Giovanna da Mendicino a metà aprile stimava in circa un migliaio gli ordini da evadere.

Su un’altra pagina Facebook creata da coloro che si sentono truffati è apparso un post nel quale si avverte che alcuni dei clienti sarebbero stati contattati dalla società per avere le coordinate bancarie necessarie al rimborso, ma i clienti non si fidano e temono di cadere in una trappola.

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