Il Tirreno

Prato

Equitalia, ancora da recuperare 104 milioni di euro

Gli scenari in vista della chiusura dell’agenzia di riscossione Nella sede di viale Montegrappa lavorano 37 dipendenti

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PRATO. Una montagna di cartelle esattoriali non pagate, circa 104 milioni di euro da recuperare e 37 dipendenti le cui sorti sono diventate improvvisamente incerte, anche se, teoricamente, non rischiano il licenziamento. E' la situazione che si presenta nella sede pratese di Equitalia all'indomani dell'annuncio del premier Matteo Renzi di voler chiudere l'agenzia di riscossione delle tasse entro sei mesi dall'avvio del processo di abolizione con conseguente passaggio di consegne all'Agenzia delle entrate.

La novità è una delle misure principali contenute nella manovra di bilancio 2017. Tra i dipendenti si respira già un clima di tensione legato all'incertezza sul loro futuro, nonostante non siano ipotizzati scenari di esuberi o una diminuzione delle retribuzioni. Parallelamente ai problemi del personale, che il sindacato sta già affrontando, anche i contribuenti avranno i loro nodi da sciogliere.

Nello specifico, in questa finestra di tempo, potranno mettere a posto la propria posizione debitoria con la "rottamazione" delle cartelle, una sorta di sanatoria grazie alla quale interessi di mora e sanzioni saranno cancellati. Con questa trovata lo Stato conta di recuperare le tasse che non sono state pagate. Secondo le stime nazionali, ogni anno lo Stato non recupera da un terzo a un quarto delle imposte previste. Per il 2016 i crediti da recuperare sarebbero circa 100 miliardi, di cui un terzo rateizzabili, ma quelli considerati realmente aggredibili sono soltanto 50. Con la cancellazione delle sanzioni e degli interessi di mora, infatti, la cifra scende e ancora non si può dire con certezza a quanto ammontino.

Nel 2015 le rateizzazioni in provincia di Prato hanno riguardato 21.431 persone, per un importo totale di 208 milioni di euro. Se il rapporto in provincia tra quelli rateizzati e quelli da recuperare rispecchia il nazionale, allora il totale di questi ultimi dovrebbe essere circa 624 milioni. Continuando a seguire le stime che arrivano dal quadro nazionale, soltanto la metà sarebbe aggredibile e dunque la cifra da recuperare si aggirerebbe intorno ai 312 milioni. Un terzo rateizzati ed eccoci alla cifra dei 104 milioni di crediti da recuperare tramite la rottamazione delle cartelle.

«Tra i dipendenti c'è tensione, anche se dalle notizie che abbiamo il personale non dovrebbe rischiare il posto di lavoro - dice il segretario della Cisl, Stefano Bellandi - Ciò che desta preoccupazione è la futura condizione dei lavoratori perché attualmente sono inquadrati come lavoratori privati con contratti del settore bancario, il passaggio all'Agenzia delle Entrate, invece, li renderebbe dipendenti pubblici e, in quanto tali, dovrebbero passare da un concorso. Non sappiamo con certezza cosa succederà - continua - ma è certo che Equitalia non sarà più una S.p.a. Il disagio maggiore che stanno vivendo è di venire tacciati sempre come i peggiori degli abusivi, quando invece, agiscono in base alle leggi emanate dai Governi». Bellandi chiarisce, inoltre, che gli interessi di mora non vanno nelle casse di Equitalia. L'agenzia incassa soltanto i compensi e gli aggi, ovvero i costi di riscossione.

«Se si dovessero azzerare sanzioni e costi, questi ricadrebbero sulle sulla fiscalità generale - spiega - vale a dire che il costo della riscossione che attualmente è pagato da chi è inadempiente ricadrebbe sulla collettività. Se il Governo ritiene che gli interessi applicati siano vessatori, dovrebbe intervenire con le leggi per ridurli e modificarli anziché abolire l'unico strumento, insieme alla Guardia di Finanza, in grado di combattere l'evasione fiscale. Ci vuole semmai una riforma seria e sostanziale del fisco, che tenga conto delle esigenze dei contribuenti. A questo proposito, come Cisl, stiamo chiedendo di avere un confronto con il Governo sul tema fisco essendo titolati dal fatto che rappresentiamo lavoratori e pensionati, che sono di gran lunga i maggiori contribuenti delle casse dello Stato».

Barbara Burzi

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