La protesta
«Un sistema di espulsioni per chi davvero nega l’integrazione» - Video
Prato, la riflessione del sostituto procuratore Antonio Sangermano al convegno Cgil su immigrazione legalità e sviluppo. Il sindaco Matteo Biffoni: «Maggiore coinvolgimento dell'imprenditoria cinese". Serena Sorrentino, segretaria Cgil Funzione Pubblica: "Stranieri discriminati"
PRATO. «Per chi non sa vivere in maniera effettiva l’integrazione deve esistere un sistema di rigore che conduca all’espulsione dal territorio dello Stato». Diritti commisurati ai doveri, regole da rispettare, norme di civile convivenza da condividere. E’ la riflessione del sostituto procuratore della Repubblica Antonio Sangermano sulla questione immigrazione, nel convegno organizzato dalla Cgil alla Camera di commercio (titolo: “Integrazione, legalità, sviluppo”) al quale hanno partecipato anche il procuratore capo Giuseppe Nicolosi, il sindaco Matteo Biffoni e la segretaria generale Funzione Pubblica Cgil Serena Sorrentino (moderatrice la giornalista Nadia Tarantino).
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«Il mio ragionamento - ha detto Sangermano - vuole essere semplicemente uno stimolo al dibattito e ha come baricentro il concetto di integrazione. Se esiste una sistema di integrazione deve esistere, in maniera commisurata, un sistema di rigore che porti alle espulsioni. Chi viene in questo Paese - ha proseguito il magistrato - penso che non debba essere considerato un ospite ma un cittadino della poleis, della comunità, con i diritti e naturalmente i doveri e tra questi ci metterei sapere la lingue italiana, guidare nel rispetto delle regole e avere una patente di guida davvero abilitante ma soprattutto nel momento in cui si commettono dei reati è forse il caso di ragionare, laddove esistano convenzioni, se non sia il caso di punire a livello amministrativo queste persone con delle espulsioni effettive».
Lo spunto di riflessione del magistrato è stato supportato da una serie di numeri: gli stranieri a Prato sono quasi 35.500 e rappresentano il 18,51 della popolazione di questi 27.128 hanno il permessi di soggiorno «mentre stimiamo - ha detto una presenza, al ribasso, di circ a113.000 immigranti irregolari, un dato che ricaviamo dai controlli». Nel biennio 2014-2016 sono state controllate 6431 aziende su un totale di 6.700 (quasi tutte cinesi) e il 63% è risultato irregolare. In procura al 6 ottobre di quest’anno erano iscritti 1033 stranieri, 880 dei quali di nazionalità cinese pari all’86% del totale.
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E’ stato il sindaco Matteo Biffoni ad affermare che «i flussi migratori non si fermeranno e che Prato è e sarà questa», ad alta densità di immigrazione. Ha ribadito la necessità del “bastone e della carota”: «Repressione verso chi non rispetta le regole ma braccia aperte a chi fa lo sforzo di integrarsi. Operazione - ha sottolineato - per la quale però bisogna essere in due». Su questo punto Biffoni ha chiesto un maggiore coinvolgimeto dell’imprenditoria straniera «senza la quale la piaga del lavoro nero e dell’illegalità sarà difficile contrastare. C’è ancora molto da fare - ha concluso - di certo dalle verifiche nelle aziende ci aspettavamo numeri diversi».
Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi ha chiesto più forze per proseguire «nella campagna di contrasto all’illegalità nel mondo dell’imprenditoria cinese che la procura porta avanti » ma ha lanciato un guanto di sfida alla politica chiedendo interventi più incisivi sull'integrazione. Integrazione che, secondo la segretaria Cgil Serena Sorrentino, «in Italia non esistono. Qui si fa inserimento - ha detto - e si riconoscono diritti solo parziali e temporanei. Un trattamento che accentua le diseguaglianze con gli italiani e che si fonda sulla discriminazione». Secondo Sorrentino si potrà uscire da questa situazione «solo garantendo il diritto di cittadinanza a chi lavora e a chi è nato qui». Sul lavoro ha avanzato una proposta: «L’impegno da parte delle aziende committenti di presentare un codice etico ai contoterzisti cinesi ai quali danno lavoro con il patto di rispettarlo».
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