Il Tirreno

Prato

«Vittima della violenza più subdola»

«Vittima della violenza più subdola»

L’opinione del magistrato Jaqueline Magi e della sindacalista Manuela Marigolli

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Negare il corpo di una donna è la forma più subdola e totale di violenza. Contro la quale bisogna lottare, denunciare, non fermarsi ad alcun costo». Jaqueline Magi, 55 anni, è una donna magistrato (giudice penale al tribunale di Pistoia, prima a Prato e prima ancora pubblico ministero) ma è soprattutto presidentessa onoraria di un'associazione, lo Sportello Anna Maria Marino di via Santa Trinita, che si occupa, assieme a molti altri casi di discriminazione, della tutele delle donne. Sei libri all'attivo (edizioni Del Bucchia di Viareggio) sul tema violenza: dal Corpo di una donna, a Violenza e violenze (vincitore del premio Citta di Sarzana 2016 per la saggistica) fino all'ultimo, ancora da terminare, che si chiamerà "Le mille forme di violenza" nel qual l'orizzonte delle discriminazioni verso le donne si allarga. «Il caso di Martina, purtroppo, è da manuale: non ti dò lavoro perché sei grassa. Ovvero non rientri nel mio stereotipo di donna-lavoratrice, quindi ti nego. Il top della violenza possibile» afferma Magi. «Viviamo in una fase storica - prosegue - che dura da un centinaio di anni che ha visto la donna, con grande fatica, conquistare il fatto di poter lavorare, guidare la macchina, votare, parlare, pensare, essere autonoma. Al maschio tutta questa indipendenza non è piaciuta e si è vendicato creando uno stereotipo culturale fortissimo, nel quale la donna, per essere accettata, deve essere bella, magra, in ordine». Magi non ha dubbi: «Martina continui con coraggio a denunciare ogni discriminazione e sia determinata nel cercare un lavoro. E se ha necessità, noi siamo a sua disposizione».

Netta la responsabile del Coordinamento donne Cgil Manuela Marigolli, segretaria confedarale per le Pari opportunità. «Solidarietà mia e di tutta la Cgil a questa donna, a questa lavoratrice, alla quale - dice Marigolli - viene negato un diritto sancito dalla Costituzione che è quello del lavoro. Un diritto evidentemente dimenticato se siamo arrivati al punto di discriminare una persona, non perché non ha i requisiti richiesti per quel tipo di lavoro ma per questioni che riguardano il fisico e l'estetica. La vicenda di Martina - prosegue - mi lascia esterrefatta e mi viene da dire che se si fosse presentato, in quel determinato posto di lavoro, un uomo, non credo sarebbe stato scartato perché sovrappeso. Si tratta di pregiudizi inaccettabili». Due i consigli che la responsabile del Coordinamento donne si sente di dare a Martina: «Di proseguire nella ricerca del lavoro che è, come ho già detto, un diritto e quindi va esercitato. E di rivolgersi a un patronato, a uno sportello, in grado di aiutarla nella ricerca del collocamento e per superare gli scogli che eventualmente le si presentassero di fronte».

Cristina Orsini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web