Il Tirreno

Prato

Inchiesta sul caporalato nel Chianti: Sting si presenta a sorpresa a Palazzo di giustizia

di Paolo Nencioni
Sting insieme alla moglie nella tenuta del Palagio a Figline Valdarno
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Sting insieme alla moglie nella tenuta del Palagio a Figline Valdarno

Il nome della star inglese era stato fatto nell'inchiesta sul "caporalato" dei pachistani nel Chianti. La Procura ha ribadito l'estraneità dell'artista ai presunti illeciti

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PRATO. Gli uffici del Palazzo di giustizia di Prato erano ancora chiusi al pubblico, stamattina, 19 ottobre, quando Gordon Sumner, in arte Sting, si è presentato insieme a un amico e a due avvocati fiorentini per incontrare i sostituti procuratori Antonio Sangermano e Laura Canovai. Una visita a sorpresa che fa seguito all'apertura da parte dei due magistrati pratesi dell'inchiesta sul caporalato nelle campagne del Chianti. L'inchiesta nella quale è stato fatto anche il nome di Sting, ma solo come proprietario di uno dei terreni dove sono stati trovati a lavorare senza un regolare contratto alcuni pachistani di Prato reclutati dal "caporale" Tariq Sikander. Si tratta della tenuta Il Palagio di Figline Valdarno, che dal 2014 ha stipulato un contratto di affitto con la Montostoli srl della famiglia Coli di Tavarnelle Val di Pesa.

La scorsa settimana era stato lo stesso procuratore capo Giuseppe Nicolosi a chiarire che il cantante inglese era all'oscuro di tutto e che nulla di penalmente rilevante gli veniva contestato, ma la stampa anglosassone ha ripreso la notizia con un certo rilievo e Sting ha ritenuto opportuno incontrare i magistrati italiani per ribadire (e farsi confermare) la sua estraneità ai presunti illeciti.

In particolare in un articolo del tabloid londinese The Sun uscito il 14 ottobre si legge che la proprietà di Sting sarebbe "al centro di un'inchiesta della polizia sul lavoro degli immigrati illegali". Una formulazione che potrebbe prestarsi all'equivoco. In un servizio uscito il 15 ottobre sul Guardian, invece, Sting si dice "saddened and distressed" (rattristato e afflitto) dopo aver appreso dell'inchiesta sull'utilizzo dei lavoratori pachistani.

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Sting si è presentato intorno alle 8 in compagnia del fattore del Palagio e degli avvocati fiorentini Simone Nocentini e Vittorio Chierroni. Indossava un cappotto scuro e il suo classico girocollo ed era in compagnia di una segretaria che gli fa anche da traduttrice. L'incontro non è durato più di un quarto d'ora. Dicono che sia arrivato direttamente dagli Stati Uniti e che avesse intenzione di ripartire in giornata per Londra, dove dovrebbe parlare della vicenda durante una trasmissione televisiva. L'incontro coi magistrati pratesi viene descritto come estremamente cordiale, un caffè al terzo piano del Palazzo di giustizia e una dichiarazione formale nella quale è stata riaffermata la totale estraneità di Sting alle condotte contestate agli indagati nell'inchiesta sul caporalato.

"Sting era preoccupato soprattutto di ribadire la sua totale estraneità alle ipotesi di sfruttamento dei lavoratori stranieri - ha spiegato il procuratore capo Giuseppe Nicolosi alla presenza dei sostituti Sangermano e Canovai - e noi abbiamo attestato questa estraneità, che del resto era già emersa all'inizio di questa indagine".

"Qualunque affermazione o insinuazione su di un presunto coinvolgimento penale del signor Sting nelle indagini - si legge in un comunicato diffuso poi dai due avvocati - risulterebbe pertanto destituita di ogni fondamento e gravemente lesiva della sua reputazione".

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