Il Tirreno

Prato

Il sottopasso di via Ciulli rimarrà chiuso

Il Tribunale respinge la richiesta di dissequestro: serve una cassa di espansione da un milione e mezzo

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PRATO. Il sottopasso di via Ciulli non potrà essere riaperto al traffico. Il Tribunale, infatti, ha respinto l’istanza di appello presentata dal Comune di Prato in opposizione alla decisione del giudice di primo grado che, il 25 maggio di quest’anno, aveva respinto la richiesta di dissequestro del sottopasso.

Il sindaco Matteo Biffoni aveva espresso in udienza l'impegno dell'amministrazione per mettere in sicurezza il sottopasso, facendo presente le necessità sia dei residenti sia delle imprese presenti nella zona di avere disponibile quel passaggio.

Secondo il collegio di giudici che ha respinto l’istanza di appello, i lavori proposti dal Comune per la messa in sicurezza dell’opera non sono sufficienti ad eliminare il rischio che possa ripetersi un evento tragico come quello del 5 ottobre 2010, in cui tre donne di nazionalità cinese annegarono, intrappolate nella loro auto, a causa dell’allagamento del sottopasso, e chiede di realizzare anche una cassa di espansione, con un costo stimato di un milione e mezzo di euro. Resta in vigore, quindi, il sequestro preventivo, deciso il 6 novembre 2013, dopo una prima fase di sequestro probatorio.

Da tempo i residenti chiedono con forza la riapertura del sottopasso, ma la decisione del Tribunale sembra aver messo una pietra tombale sull’opera, perché difficilmente il Comune investirà oltre un milione di euro per riaprirla. Intanto siamo sempre in attesa della sentenza di primo grado nel processo per la morte delle tre donne, sentenza attesa a giorni.

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