Il Tirreno

Prato

La marcia per Gonfienti, città etrusca dimenticata

Cristina Orsini
Alcuni dei partecipanti della marcia per Gonfienti
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Alcuni dei partecipanti della marcia per Gonfienti

Prato, in una trentina a piedi da piazza del Comune all’area archeologica. Maila Ermini: «Un tentativo di sensibilizzare questa città indifferente». Giuseppe Centauro: "Pietra tombale sul parco archeologico"

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PRATO. «Lo scriva: i pratesi non hanno senso civico». Cammina assieme agli altri, una trentina di persone, qualcuno in bicicletta. Tutti, in ordine sparso, da piazza del Comune verso il sito archeologico di Gonfienti, per la seconda edizione della “Marcia Giusta”. «Una marcia che quest’anno sembra più un funerale. Ma visto che c’è il sole, diciamo che assomiglia a quelli che fanno a New Orleans».

L’architetto Giuseppe Centauro di battaglie per gli scavi etruschi dimenticati ne ha fatte tante. Con lui Maila Ermini, regista e attrice, che con il manifestino dell’iniziativa attaccato alla giacca rimarca il senso della camminata: «Un ennesimo tentativo di sensibilizzare questa città indifferente - dice - verso il destino di un patrimonio storico che invece è statao rimosso, prima di tutto dalle istituzioni. Una marcia che quest’anno ha un valore ulteriore proprio grazie al l’inaugurazione del museo Pecci: tanti soldi, spesi bene, sicuramente, per rilanciare l’arte contemporanea cittadina e dall’altra parte nessun investimento per valorizzare le nostre origini, un patrimonio storico e artistico comune. Sembra quasi una beffa - conclude - perché l’una cosa non dovrebbe escludere l’altra».

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Eppure le sorti della città etrusca di Gonfienti sembrano segnate: i pezzi di pregio sono in deposito a Campi Bisenzio, nel futuro museo archeologico di Rocca Strozzi e il 24 ottobre la Regione chiuderà definitivamente l’acquisto dei terreni a Interporto sui quali sono stati effettuati gli scavi e del mulino (l’edificio già in uso dalla Soprintendenza) investendo qualcosa come tre milioni di euro. Un patrimonio che poi verrà “girato” allo Stato.

«E così si metterà la pietra tombale sul parco archeologico nell’area etrusca di Prato». E’ l’opinione dell’architetto Centauro, secondo il quale: «Da un’operazione che tutti auspicavamo: dividere le sorti di Interporto da quelle delle città etrusca nasce però il rischio che con la cessione allo Stato cali definitivamente il sipario sullo sviluppo dell’area. Di certo diventerà molto più difficile chiedere al ministero di realizzare un parco archeologico, se mai si farà, piuttosto che rivolgersi al Comune che è stato fino a ora il referente istituzionale».

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Reperti fuori comune, area di scavo dello Stato. Questo sarà il futuro della città etrusca sul Bisenzio. «E dire - aggiunge Centauro - che non sarebbe impossibile riportare a Prato i reperti. Basterebbe avere voglia di fare una piccola battaglia per vedere riconosciuti i nostri diritti - conclude - e per riconquistare la titolarietà di ciò che ci appartiene».

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