Il Tirreno

Prato

12.000 visitatori al Pecci

di Ilenia Reali
12.000 visitatori al Pecci

Successo straordinario nel primo giorno di apertura del Museo

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PRATO. Alle 19 l’ingresso del museo Pecci era stato varcato da quasi diecimila persone. La fila era ancora però lunga ed è stata smaltita solo a tarda serata quando ormai il sole era calato da un bel po’. Per ore, fin dalle 11 della mattina, un lungo serpentone di persone si è srotolato intorno all’astronave di Nio fin sotto il portico dei palazzi adiacenti. Alle 23 i visitatori avevano toccato quota dodicimila. Immagini da Nord Europa e da grandi capitale del mondo. Un colpo d’occhio che ti aspetti, e neanche sempre, al Louvre e agli Uffizi.

La Toscana aveva voglia di un museo di arte contemporanea o comunque era curiosa di andare a dare un’occhiata all’interno del grande disco d’oro che brilla all’uscita del casello autostradale di Prato Est. Un successo al di là di ogni pù rosea aspettativa. Un’affluenza sorprendente anche alla luce del timore che quelle opere fossero troppo lontane dall’interesse dei non addetti ai lavori.

Anna Maria Cecconi, pratese, non ha avuto dubbi all’uscita del percorso che l’ha portata in mezzo ai lupi di Cai Guo Qiang o nelle viscere del tronco di Henrique Oliveira. «Per la città - ha commentato - meglio di così non poteva andare. Tanta gente e tanta sorpresa».

«Anche se questi artisti moderni si comprendono poco e non garbano un granché - ha aggiunto invce uno scettico Franco Dominici - è indubbio che questo museo è veramente bello».

Cinquanta opere di artisti internazionali con un allestimento di 3000 metri quadrati. Un percorso che apre finestre nell’anima osservando le opere difficili (ma comprensibili nei loro messaggi anche a chi è poco avvezzo all’arte contemporanea) e sulla città fuori da quella che può considerarsi una meraviglia architettonica, con i frequenti tagli di vetro nella struttura che sembrano creare un legame con l’esterno. Con il traffico, con l’antenna che sopra il Pecci svetta verso il cielo, con la distesa di palazzi che porta verso il centro storico.

Un’armonia che quasi ha fatto dimenticare che gli spazi esterni avrebbe avuto bisogno di qualche settimana in più per essere considerati davvero finiti.

Il taglio del nastro del Museo ha fatto dimenticare anche tutte le polemiche sul costo e sull’utilità di questa struttura che raccoglie la sfida di diventare un museo di rilievo europeo oltre ad offrire numerosi spazi per il tempo libero dei residenti dell’area metropolitana con un caffè ristorante, che apre domenica prossima, il piccolo cinema d’autore che già ieri è stato utilizzato per i dibattiti ma anche l’anfiteatro che, in estate, ospiterà i primi concerti sotto le stelle.

Un museo ma anche una cittadella dell’arte, della musica e dello spettacolo nonchè una “scuola Pecci” grazie al progetto di organizzare seminari a tema. «Questo museo - è stato il commento dell’imprenditrice Francesca Fani - è una speranza per Prato e anche per l’arte contemporanea in Toscana. E’ bello perché incuriosisce anche quando non lo si comprende. Stimola attraverso la vista, i suoni e perfino gli odori la riflessione. Penso all’opera con i lupi che, a me, ha fatto pensare alla cecità con cui viviamo senza voler guardare oltre nonostante davanti si abbia solo vetro contro cui, invece, andiamo a sbattere contro».

Perché l’approccio dei visitatori, ieri, è stato proprio quello di Fani. Quello di farsi stimolare emozioni e intelletto per andare al di là rispetto alle stranezze che si aprivano curva dopo curva davanti agli occhi. «Alla fine lascia una sensazione di sospensione», hanno commentato la fiorentina Ilaria Cazzuola e la pisana Maria Grazia Guidi, entrambe studentesse dell’Accademia di belle arti. Un punto di partenza, a due passi da casa, nel cuore della Toscana, per avvicinarsi all’arte contemporanea raccontata dagli artisti più innovativi ma anche grazie a un percorso attraverso la storia dell’arte contemporanea di oggi e di ieri, con Marcel Duchamp, Umberto Boccioni e Lucio Fontana. Ma con un anonimò autore di una scultura, considerata la prima opera d’arte realizzata da un uomo.

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