Il Tirreno

Prato

L’architetto Desvigne: «Nell’ex ospedale il parco dell’arte» - Foto - Video

Cristina Orsini
La mostra dei progetti del Parco centrale a Palazzo Pretorio (foto Batavia)
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La mostra dei progetti del Parco centrale a Palazzo Pretorio (foto Batavia)

Presentato in Comune il progetto vincitore del concorso di progettazione dell'area ex Misericordia e Dolce. Desvigne: "Ringrazio Prato per  la passione per la cultura e per l'architettura"

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PRATO. «Perché a questo concorso hanno partecipato tanti studi di architettura importanti? Perché la forza attrattiva è stata la città, la sua cultura, il piacere che mostra per il bello». Michel Desvigne, architetto paesaggista, vincitore del concorso di progettazione del parco centrale che nascerà sul “vuoto” che lascerà l’ospedale Misericordia e Dolce, lo dice con chiarezza: «Sono rimasto affascinato da questa città, nella quale sono venuto ma molti anni fa, per la sua trama fitta, per la storia che si avverte e per le persone che della cultura fanno la loro cifra. Noi, nel nostro progetto, abbiamo cercato di trasferire il tessuto di questo passato, senza trasformarlo, senza farne un intervento di restauro».

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Vincitore di un numero impressionante di concorsi, attività in mezzo mondo, dall’India al Sud Africa, dall’America alla Francia, Desvigne, assieme agli architetto dello studio Obr di Paolo Brescia e Tommaso Principi, è stato il protagonista della presentazione alla città del progetto, avvenuta nel pomeriggio di venerdì 7 ottobre, nel salone consiliare in Comune, presenti 108 architetti, molti ingegneri e anche cittadini incuriositi.

Desvigne, colpito dalla bellezza del salone consiliare è stato soprattutto impressionato dall’accoglienza: «Noi architetti, in molte parti del mondo, non siamo importanti. Ci parlano di politica, di numeri, a volte ci accolgono in stanze senza finestre. Qui è un piacere vedere che importanza date alla bellezza e alla nostra attività».

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Verde, arte, in particolare contemporanea, forme leggere, prospettive e piante che per dimensioni e colori diventano loro stesse sculture. Questa è l’idea di parco di Desvigne e degli architetto Obr scelta all’unanimità da una giuria internazionale tra altri dieci progetti in finale e selezionati tra 240 arrivati da tutto il mondo. Siepi nel verde che seguono la trama ortogonale dell’area e «che come quinte creano stanze - ha spiegato l’architetto - entro le quali si vive, si fanno attività e alcune nascondono delle sorprese, delle opere d’arte, perché questo è anche il parco dell’arte».

Siepi collocate in modo tale da mantenere sempre la prospettiva sulle mura antiche che si specchiamo e si duplicano in uno specchio d’acqua, un canale lungo tutto il tracciato murario. E a nord un edificio a un piano, leggero, con enormi vetrate (3.800 metri quadrati), coperto da un giardino pensile entro cui si svolgono le attività del parco in spazi “flessibili”. «Spazi per lo sport - hanno spiegato Principi e Brescia - per attività artistiche, laboratori, atelier, auditorium e un’area, che noi abbiamo chiamato ArtLab, per imprenditori, studenti e creativi, dove potere lavorare e fare coworking». Un parco urbano che ha l’obiettivo della autosufficienza «sia dal punto di vista economico - hanno proseguito gli architetti - sia energetico» perché vissuto dalla mattina presto fino a notte fonda.

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E nonostante tutto, il parco dell’arte e del quotidiano (“uno slabirinto” è lo slogan coniato da Pippo Ciorra, coordinatore del Maxi di Roma presente alla presentazione), avrebbe potuto non arrivare mai a Prato. Almeno secondo Desvigne che è stato a un passo dal non presentarlo: «Faccio una piccola confessione - dice - ma non ero soddisfatto delle proporzioni delle siepi. Certo, quello che noi abbiamo presentato oggi è un’idea, una visione e ora passeremo alla progettazione vera, ma c’è ancora tanto da fare». E liquida il rischio insicurezza nel parco in poche parole: "Una cosa bella e fatta bene non è soggetta a vandalismi perché è rispettata".

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Di tempi l’architetto non ne ha parlato, ma è stato il sindaco Matteo Biffoni, sottolineando che il progetto vincitore «è proprio quello che noi volevamo, la nostra idea di parco metropolitano», a ribadire una promessa: «Noi questo parco, sul quale ci prendevano in giro perché nessuno credeva riuscissimo ad arrivare in fondo, vogliamo darlo sul serio alla città. E faremo in modo di consegnarlo a Prato entro la primavera del 2019».

Una risposta indiretta all’assessore regionale Stefano Ciuoffo che, oltre a definire il parco «un’occasione unica per Prato che ha visto l’impegno forte anche economico della Regione», ha sollecitato l’amministrazione a «mostrare la stessa determinazione avuta fino a qui, anche nella fase di realizzazione. Perché da un progetto al parco vero e proprio - ha detto - la strada e tanta». Del salto culturale della città, grazie al concorso di progettazione, ha parlato l’assessore all’urbanistica Valerio Barberis: «Un salto grande perché la progettazione urbanistica, fatta in questo modo, è uno strumento di cultura».

 

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