Il Tirreno

Prato

Il piercing di Gamberini secondo Nio

di Riccardo Tempestini
L'architetto olandese Maurice Nio
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L'architetto olandese Maurice Nio

L'architetto olandese spiega la nascita del Pecci 2 e chiede che una sua opera possa essere ospitata da Prato

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PRATO. Il “piercing di Gamberini”. Maurice Nio chiama così il suo ““Sensing the Waves”, il nuovo edificio del Centro Pecci, che verrà inaugurato domenica 16 ottobre alle 11.

L’architetto olandese ha descritto com’è nata l’idea e come si è sviluppato il progetto in un libro, “Suprasensitivity in architecture”, con alcune foto bellissime di Carlo Gianni,che verrà presentato durante l’inaugurazione.

L’ “astronave d’oro” come la chiamano i pratesi, abbraccia l’edificio esistente, per ricongiungersi in quattro punti lungo il circuito espositivo, mentre l’angolazione dello spazio al primo piano varia di continuo, offrendo variegate possibilità espositive. Il “peduncolo” è un elemento simbolico, voluto da Nio, per rappresentare «sia uno stendardo issato con orgoglio per visitatori e passanti, sia una sonda che capta i movimenti culturali». L’architetto olandese confessa che in un primo tempo la copertura doveva essere di rame, poi il costo elevato e il timore di possibili furti, consigliarono di mettere una lega tedesca, un materiale che non cambia colore con il passare del tempo, come invece accade per il rame.

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Ma perché il Pecci-2 è nato? A raccontare com’è andata è l’architetto Angelo Formichella che “ scoprì” e portò a Prato Maurice Nio.

«Il progettista - dice Formichella - non poteva essere altri che lui. Nel 2006 la Regione aveva pubblicato un bando per dare contributi per strutture culturali, ma i tempi per aderire erano solo di qualche mese. Non c'era quindi il tempo per dotarsi di un progetto attraverso un concorso a scala europea. E allora perché non coinvolgere i privati? Fu così che emerse la disponibilità di Elena Pecci a sostenere le spese per l'elaborazione del progetto per donarlo al Museo, così da partecipare nei tempi richiesti al bando regionale. In questo riuscii a convincere l’allora presidente del museo Valdemaro Beccaglia, che era inutile pensare alle “archi-star” ma dovevamo ricercare la qualità anche con altri metodi».

«Passò così la mia idea - prosegue l’architetto - di ricercare un progettista fra “la meglio gioventù europea”. Dedicammo un giorno intero alla selezione di Maurice Nio, individuato in una rosa di giovani progettisti europei. In questo lavoro svolse un ruolo fondamentale il mio collega Marco Brizzi, che chiamai in aiuto». Nio, olandese, è stato più volte nel Macrolotto zero, ovvero nella Chinatown pratese. «In Olanda ci sono più cinesi che olandesi e andiamo benissimo- spiega Nio - la loro presenza a Prato è un motivo per cambiare, dovete guardare positivo, lavoro e integrazione».

Poi un desiderio che Nio vorrebbe veder esaudito per ricordare l’amico Valdemaro Beccaglia, il presidente del Centro Pecci che nel 2006 non volle chiudere il museo, ma rilanciarlo. «Nel 2012 ho realizzato “Dark horse”, un’opera dedicata a lui, finora è stata esposta nella Gipsoteca di Porta Romana a Firenze, ma vorrei venisse al nuovo Pecci».

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