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Prato

Droga, si va verso un maxi-processo

Droga, si va verso un maxi-processo

La Procura chiede il rinvio a giudizio per 44 persone, quasi tutti marocchini: è l’esito dell’operazione Casablanca

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PRATO. Sono in gran parte recidivi i 44 presunti spacciatori di droga per i quali il sostituto procuratore Antonio Sangermano ha chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di spaccio di droga in concorso. Sono tutti nordafricani, in gran parte marocchini, arrestati nel corso del tempo dai carabinieri. Ci sarebbero loro, secondo la Procura, dietro a decine di episodi di spaccio di hashish, cocaina ed eroina soprattutto nel centro storico di Prato.

Si tratta di un'indagine iniziata prima che a fine gennaio 2016 scoppiasse il caso nato in seguito servizio delle "Iene" sul centro storico in balìa degli spacciatori (in quel caso però quasi tutti nigeriani). Le indagini sono state condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri che per mesi hanno monitorato i movimenti degli spacciatori, hanno ascoltato i clienti e le intercettazioni telefoniche. Agli atti dell'inchiesta ci sono anche i riconoscimenti effettuati dai clienti.

Quando scattarono gli arresti, il 16 dicembre 2015, fu chiamata operazione Casablanca (visto l’alto numero di marocchini coinvolti). In quell’occasione furono sequestrati due chili di cocaina e fermate 23 persone tra Prato, Firenze e Lodi. La droga, secondo quanto fu riferito, arrivava da Milano a Pescia e di qui veniva smistata a Prato e Firenze. Nell’operazione furono impegnati decine di carabinieri, oltre alla polizia municipale, e nel corso delle indagini sono state raccolte le testimonianze di un centinaio di clienti, quasi tutti italiani.

I presunti spacciatori, invece, come detto sono quasi tutti di lingua araba. Questi alcuni dei loro nomi: Mohamed Elkabdi, Mounir Ettorabi, Tamoor Aslam, Ahmed Monem, Younes Lehbil, Sofien Dakilu, Hamza Palah, Khalid Hadouch. Tutti giovani tra i 20 e i 30 anni, tante facce che ormai abituati a vedere in centro, sotto i portici di piazza Mercatale o dalle parti del Serraglio.

Le indagini sono iniziate nel 2014 e ci sono voluti molti mesi prima di arrivare a un risultato concreto, mentre in città montava il malcontento di commercianti e residenti contro lo spaccio di droga.

E mentre il giudice per le indagini preliminari esaminava gli atti dell’inchiesta per concedere o meno le misure di custodia cautelare, la geografia dello spaccio stava già rapidamente cambiando, coi nigeriani che conquistavano il monopolio dell’eroina in centro. Prima di quel famoso servizio delle “Iene” che ha dato un’ulteriore scossa e accelerazione agli arresti di spacciatori.

Paolo Nencioni

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di Redazione web