Lutto
Il mistero del trasloco dei reperti etruschi
A Prato si negano accordi formali, il primo cittadino di Campi afferma che esistono. La Kylix già a Rocca Strozzi
PRATO. Che ci fa la Kylix di Douris nel museo di Rocca Strozzi a Campi Bisenzio? E che ci fanno, assieme alla coppa più preziosa tra i numerosi reperti della città etrusca di Gonfienti, altri pezzi di pregio esposti in Palazzo Pretorio nella mostra "L' ombra degli Etruschi" che ha chiuso i battenti il 31 agosto scorso e traslocati di là dal confine? Domande alle quali non sembra poi così semplice rispondere. Perché, a partire dal sindaco in carica, Matteo Biffoni, per finire al primo cittadino che ha governato la città dal 1994 al 2004, Fabrizio Mattei, passando per Marco Romagnoli (2004-2009) e Roberto Cenni (2009-2014), nessuno di loro è a conoscenza, ha visto, firmato atti, nei quali si facesse menzione del passaggio dei reperti da Prato a Campi Bisenzio. Un trasloco, per altro già avvenuto, che ha lasciato perplesse diverse persone, amministratori ed ex amministratori compresi.
«Non sono a conoscenza di alcun atto ufficiale o accordo sottoscritto - afferma il sindaco Biffoni - riguardo al trasferimento dei reperti. Se ci arriveranno richieste, le valuteremo. Mi ricordo, ma ero consigliere comunale, che molto tempo fa, su indicazione della Soprintendenza, è stata scelta Campi Bisenzio come luogo possibile per trasferire parte del materiale recuperato nel sito archeologico, in particolare dopo l'archiviazione del progetto di realizzare il museo a Villa Niccolini». Storie antiche: nei primi anni Duemila il Comune progettò il museo archeologico etrusco nell'"antiquarium" di Villa Niccolini, un locale a due piani annesso all'edificio e collocato al margine dell'area archeologica, progetto che fallì per i costi eccessivi di acquisto: 700.000 euro. Si parlò di dedicare un piano, il primo, del Museo Civico (ora Palazzo Pretorio) ai reperti, poi sui passò a Palazzo Valentini, di fianco al pretorio, come possibile "casa" dei pezzi etruschi. Che invece, per la massima parte, al netto di quelli di maggior valore storico e artistico ora a Campi, sono ancora sotto chiave nei laboratori di restauro del Mulino a Interporto.
Dunque, grazie a quale "patto" i tesori della città etrusca sul Bisenzio sono passati a Campi? Si è parlato di una decisione di vecchia data, di almeno una decina di anni fa. Preistoria, ma non troppo. Perché proprio nel 2006 - né è prova la risposta a un question time dell'allora consigliere dei Comunisti Italiani Moreno Zazzeri al quale rispose l'allora assessore alla Cultura Andrea Mazzoni - la Soprintendenza invia in Comune (sindaco Romagnoli) il testo di una convenzione firmata con il Comune di Campi nella quale, di fatto, si mettono le basi per la costituzione di un museo a Rocca Strozzi che contenga i reperti dell'eta del bronzo recuperati durante i lavori della Mezzana Perfetti Ricasoli. «Le notizie sulla nascita di un deposito e laboratori di restauro dei reperti di Gonfienti a Campi Bisenzio - disse il 16 febbraio 20016 Andrea Mazzoni in consiglio comunale - sono privi di fondamento, nell'accordo inviatoci dalla Sovrintendenza - disse ancora - non risultano mai comparire le parole Gonfienti o etruschi». Allora, l'accordo lontano cui ci si riferisce oggi deve, per forza, essere un altro. Quale però non è dato sapere.
«Non sono a conoscenza di alcun accordo per trasferire i reperti di Gonfienti - afferma Romagnoli - almeno non durante il mio mandato». Cenni: «L'accordo era di creare un museo dell'età del bronzo a Campi e a Prato realizzare quello per gli etruschi. Che oggi i reperti di Prato si trovino a Campi, mi sembra una gran cavolata» taglia corto. E risalendo negli anni, anche Fabrizio Mattei (per i dieci anni successi al suo mandato di sindaco, consigliere regionale) conferma: «Che sia mai esistito un accordo per spostare i reperti etruschi ritrovati a Gonfienti è una gran bufala. Se questo è il motivo per il quale il Comune di Prato evita battaglie per riportare a casa i pezzi che ci appartengono, bè può tirare fuori gli artigli perché non c'è scritto da nessuna parte che questo debba accadere».
Mistero. Che si infittisce ascoltando le parole del sindaco di Campi Emiliano Fossi: «Questa è una vicenda che ho ereditato - afferma - ma per la quale esistono accordi formalizzati e ribaditi anche recentemente in incontri con l'amministrazione comunale di Prato con la quale c'è un'ottima collaborazione. Di sicuro non mi metterei a chiedere fondi alla Regione per sviluppare un museo i cui lavori sono ormai avanzati se non esistesse un percorso chiaro, sul quale proseguirò e che per me è pacifico. Mi sono stupito, infatti, delle polemiche che il trasferimento dei reperti etruschi ha suscitato». Kylix, anfore e manufatti etruschi che traslocano: due verità che si contraddicono.
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