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Azioni Adf a peso d’oro La stangata dei giudici

Azioni Adf a peso d’oro La stangata dei giudici

La Camera di commercio pagò troppo le azioni dell’aeroporto di Firenze e la Corte dei Conti condanna l’ex presidente e il segretario generale

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PRATO. Che la Camera di commercio di Prato non avesse fatto un buon affare, quando nel dicembre 2011 acquistò 92.750 azioni di Adf (l’Aeroporto di Firenze) per 1.287.370 euro, lo si era capito quasi subito. Ora la Corte dei Conti lo conferma e va ben oltre, accusando l’allora presidente Carlo Longo (ex presidente dell’Unione industriali) e il segretario generale Catia Baroncelli di aver fatto carte false e compiuto atti dolosi causando un cospicuo danno erariale. Per questo Longo e Baroncelli sono stati condannati a risarcire la Camera di commercio con 125.295 euro (l’80% a carico dell’ex presidente e il restante 20% a carico del segretario generale).

Stesse azioni, prezzi diversi. All’origine del processo contabile sfociato nella condanna di Longo e Baroncelli c’è una stranezza che non era sfuggita alle cronache del 15 dicembre 2011, quando le Camere di commercio di Firenze e Prato acquistarono 185.000 azioni di Adf (metà a testa) da Fondiaria-Sai. La stranezza consisteva nel fatto che Firenze pagò le sue azioni 11,40 euro mentre Prato le pagò 13,88. Carlo Longo, richiesto di spiegare la differenza di prezzo, mantenne il silenzio per tre settimane, fino al 5 gennaio 2012, quando provò a spiegare che «quelle azioni non dovevano finire nelle mani sbagliate» e che si era inserito un terzo compratore che aveva fatto salire il prezzo.

Secondo la guardia di finanza, che ha indagato per conto della Procura presso la Corte dei Conti, non è vero niente. E la Corte presieduta da Ignazio Del Castillo spiega nella sentenza che la presenza di questo fantomatico terzo compratore fu una “elaborazione fantasiosa” per mettere a una toppa dopo il “clamore mediatico” suscitato dall’acquisto a prezzi differenti.

Numeri “ballerini”. Quando Fondiaria Sai decise di vendere il suo pacchetto azionario in Adf (il 2.053%) chiese 12,64 euro per azione, nonostante la quotazione di metà dicembre fosse di 8,60. La Camera di commercio di Firenze chiese e ottenne uno sconto pagando 11,40, mentre Prato si calò metaforicamente le brache e accettò di pagare 13,88 euro per azione, lo stesso giorno. Probabilmente non è un caso che la media dei due prezzi sia per l’appunto 12,64, cioè quanto chiedeva Fondiaria Sai: per qualche motivo mai chiarito, Prato ha pagato anche per Firenze.

Il dolo. A pagina 7 della sentenza, i giudici contabili parlano esplicitamente di dolo, sulla base delle numerose mail intercettate dalla guardia di finanza «che dimostrano chiaramente la volontà del presidente Longo e del segretario generale Baroncelli di fornire ogni valida giustificazione a una operazione finanziaria decisamente dannosa per le finanze della Camera di commercio».

Le carte false. Nella stessa sentenza si parla della falsificazione di un atto. Si tratta di una mail inviata da Massimiliano Facchi della H7 (l’advisor individuato dalla Camera di commercio per l’operazione di acquisto) a Longo e Baroncelli nella quale si trasmette una bozza di offerta con un allegato che riportava la svantaggiosa differenza di prezzo tra Prato e Firenze. Quella mail fu protocollata, ma senza l’allegato, e servì poi a Longo «per giustificare l’ordine urgente di acquisto». Il risultato, commentano i giudici, è «una discrasia tra le due proposte di acquisto tanto più imbarazzante se si tiene conto che verranno formulate nel medesimo giorno».

La toppa. Quando in Camera di commercio ci si rende conto che la stranezza dei due prezzi è stata notata e piovono domande scomode, si tenta di mettere una toppa. Longo parla di un “terzo compratore” di cui non è rimasta traccia. Davanti ai giudici dirà poi che c’era un patto con Firenze per mantenere una quota azionaria complessiva del 20% (ma non si capisce, chiosano i giudici, perché pagare due prezzi diversi). Illuminante a questo riguardo è una mail di Facchi (l’advisor): “Credo che tutti quanti siamo a conoscenza di come si è generata la differenza di prezzo. Non è quindi possibile dare una spiegazione tecnica a un fatto meramente negoziale gestito tra le due Camere. Mi viene da suggerire che la spiegazione vada ricercata nel vostro intervento da “cavaliere bianco” per sventare il tentativo di una terza parte non gradita”. Solo che quella terza parte non esisteva.

Paolo Nencioni

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