Sicurezza
Prof inizia la lezione, ma le dicono che il posto non è suo
Prato, la storia paradossale di un’insegnante precaria di spagnolo: «Tanta amarezza, tutta la mia vita lavorativa giocata così»
PRATO. L'esperienza non conta, soprattutto se sei un docente quarantenne con anni di servizio alle spalle. A farne le spese, tra tanti, questa volta c'è la prof Luisa Bessi, insegnante precaria di spagnolo alle scuole medie Buricchi di Prato. Undici anni di lavoro in cattedra, abilitazione Pas, tre master di cui uno in frequenza a Scienze della formazione, percorsi rigorosamente pagati di tasca propria con la prospettiva di diventare un giorno prof di ruolo. Invece tutto questo è stato mandato in fumo. Ieri l'insegnante era entrata regolarmente in classe alle 8 dopo che sabato aveva firmato un incarico fino ad avente diritto.
Felice di tornare alle medie del Pino, le scuole che ormai da sei anni sentiva come proprie, ritrovare colleghi e, soprattutto, i suoi ragazzi di 3 A da accompagnare fino all'esame. Invece, dopo mezz'ora che era in classe, viene chiamata dalla segreteria e invitata a lasciare subito il posto perché non era il suo. Ma come? Sabato aveva accettato la nomina dalla scuola, ma quell'incarico era già stato dato ad un giovane vincitore di concorso alle assegnazioni di venerdì fatte dall'Ufficio scolastico provinciale e la segreteria non era stata informata. Alla prof Bessi non è rimasto che ritirare le prove di ingresso che aveva dato ai suoi allievi, salutare tutti in lacrime e lasciare quella cattedra a qualcun altro.
Amarezza e tanta rabbia le prime impressioni affidate ad un post su Facebook in cui sottolinea come la sua esperienza sia stata buttata al vento dall'ultimo concorso della Buona Scuola renziana: «Tutta la mia vita lavorativa giocata ad un concorso di 150 minuti davanti ad un pc... Si dice che quando si tocca il fondo non si può che risalire. Lo spero proprio perché sono rimasta senz'aria. Renzi, noi insegnanti non siamo pedine da spostare come vuoi, siamo umani con una vita, degli affetti, degli impegni economici che si chiamano mutuo e bollette...». Lo sfogo è diretto al primo ministro e alla riforma, ma soprattutto al metodo del concorso che ha scelto i nuovi insegnanti basandosi su domande soggettive da fare davanti ad un computer. «In 150 minuti ti sei giocato la vita, e tutto quello fatto prima? - si domanda Bessi - Un insegnante cosa ha dimostrato col concorso? Una cosa è sapere le cose, un'altra è trasmetterle. E' un'umiliazione. Ovunque serve l'esperienza, ma non a scuola, qui noi ce l'abbiamo e invece siamo stati buttati via».
Luisa Bessi, avendo lavorato tanti anni, e spesso su cattedre vacanti al 31 agosto, ha maturato un grande punteggio che le sarà utile per essere chiamata per altre supplenze. Lavorerà, ma dovrà cambiare scuola, colleghi, alunni e quel nuovo incarico sarà solo temporaneo.
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